Il saldo è negativo, profondo come una voragine. Culle vuote, anzi deserte. Come se la voglia di futuro dei più giovani si fosse arenata in una secca, naufragata contro gli scogli della precarietà, della mancanza di case, di lavoro, di asili nido, di welfare. E nulla è cambiato a tre anni dall’insediamento del governo Meloni, esecutivo nato sotto il vessillo della famiglia tradizionale e sostenuto dai movimenti prolife, partito nell’ottobre del 2022 promettendo aiuti che avrebbero dovuto risollevare, finalmente, il numero di nascite del nostro Paese. «Sono una donna, sono una madre, sono cristiana», era stato l’esordio di Giorgia Meloni, dove la parola “madre” era sottolineata come un manifesto politico e la famiglia (eterosessuale e possibilmente numerosa) il cardine sociale del governo.
Bilancio impietoso
Invece, tre anni dopo, il bilancio è impietoso. Le culle sono crollate dell’11%: dai 393mila nati nel 2022, anno della vittoria delle destre, siamo arrivati ai 350mila di agosto 20…
Il saldo è negativo, profondo come una voragine. Culle vuote, anzi deserte. Come se la voglia di futuro dei più giovani si fosse arenata in una secca, naufragata contro gli scogli della precarietà, della mancanza di case, di lavoro, di asili nido, di welfare. E nulla è cambiato a tre anni dall’insediamento del governo Meloni, esecutivo nato sotto il vessillo della famiglia tradizionale e sostenuto dai movimenti prolife, partito nell’ottobre del 2022 promettendo aiuti che avrebbero dovuto risollevare, finalmente, il numero di nascite del nostro Paese. «Sono una donna, sono una madre, sono cristiana», era stato l’esordio di Giorgia Meloni, dove la parola “madre” era sottolineata come un manifesto politico e la famiglia (eterosessuale e possibilmente numerosa) il cardine sociale del governo.
Bilancio impietoso
Invece, tre anni dopo, il bilancio è impietoso. Le culle sono crollate dell’11%: dai 393mila nati nel 2022, anno della vittoria delle destre, siamo arrivati ai 350mila di agosto 2025, con un calo, così ha anticipato il presidente dell’Istat Francesco Chelli durante gli “Stati generali della natalità”, del 5,4% nei primi nove mesi di quest’anno. Nonostante le promesse, infatti, il governo Meloni ha destinato alle famiglie solo l’8% delle risorse stanziate nelle sue quattro manovre: circa 8 miliardi su quasi 100. Polverizzandole però, anche nell’ultima legge di bilancio in discussione ora al Senato, «in un mare di interventi spot, senza nessun disegno strutturale», commenta Gianpiero Dalla Zuanna, professore di Demografia all’università di Padova.
Giovani coppie dimenticate
Con la particolarità di aver destinato la maggioranza dei bonus alle famiglie numerose, i nuclei cioè con tre o più figli, certamente bisognosi di sostegni, ma di fatto un segmento davvero marginale. «Per fortuna questo governo non ha toccato l’unica vera misura di welfare istituita in modo permanente e universalistico in questo paese e cioè l’assegno unico, finanziato per legge con 20 miliardi l’anno», aggiunge Dalla Zuanna. «Una misura che Meloni ha ereditato dai governi precedenti e ha leggermente incrementato. Ma quello che manca, ed è un dato drammatico, è una politica per le giovani coppie. Non c’è alcun sostegno sugli affitti, sulla casa, vera emergenza che impedisce a molti giovani di fare un progetto familiare. Un dato poco noto è che in Italia diminuisce di anno in anno il numero dei giovani che escono di casa per andare a vivere insieme: guadagnano troppo poco per potersi permettere anche un monolocale. Come potrebbero mai sperare di mettere al mondo un figlio? Questo governo ha frammentato gli aiuti in mille rivoli, senza dunque incidere davvero in nessun settore».
Niente quoziente famigliare
Non solo. La rivoluzione fiscale — pagare tasse in base al numero dei figli, promessa elettorale del quoziente famigliare — si è tradotta in mini tagli alle detrazioni di chi i figli non li ha. Penalizzando dunque la spinta positiva di chi vorrebbe creare una famiglia — le giovani coppie — ma rinuncia per mancanza di certezze economiche. Il piano nazionale per la famiglia 2025-2027 del marzo scorso neanche lo cita, il quoziente. Delusione cocente per associazioni cattoliche come il Forum delle famiglie, spesso in sintonia con Meloni, con la quale invece i rapporti si sono alquanto raffreddati.
Bonus perduti in mille rivoli
Lo “shock” fiscale promesso a più riprese da questo governo si è così trasformato in un fiume disarmonico di aiuti spot. Un paradosso per una premier che a inizio legislatura scandiva: «La stagione dei bonus è finita». E invece: da subito il suo governo ha cancellato l’Iva agevolata su pannolini, assorbenti, latte in polvere, seggiolini, tutti aiuti nevralgici per una famiglia con bimbi piccoli. Puntando invece su una lunga lista di micro-bonus. Quello definito “nuovi nati” da mille euro, il bonus nido, il bonus mamme. E ancora, gli ultimi arrivati: bonus centri estivi, bonus genitori separati, bonus part-time (che andrebbe scoraggiato perché penalizza le donne, ma invece viene premiato con gli sgravi). È stato allungato il congedo parentale per i neo papà, misura meritoria, nonostante i maschi continuino a usarlo poco. La riforma sugli asili nido con i finanziamenti del Pnrr è invece diventata sempre più piccola, fino a finire fuori dai radar. Intanto l’inverno demografico si è trasformato in una crisi senza ritorno per l’Italia che invecchia.