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“Ho inquadrato Luna, chiesa e montagne. Ed è stata un’emozione”. Giorgia Hofer e la foto per la Nasa

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L’astrofotografa italiana ha scattato l’immagine scelta dall’agenzia spaziale americana. “Esco la notte sulle Dolomiti con la macchina fotografica per trovare lo scatto giusto”
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Alla fine della giornata da impiegata, Giorgia Hofer torna a casa, infila gli scarponi e inizia la sua vita notturna. “Esco con il mio compagno per mano e la macchina fotografica al collo. Iniziamo a camminare sulle nostre montagne fino a quando non troviamo il luogo giusto”. Vette, boschi, chiesette e rifugi di sotto. Luna, nuvole, stelle e congiunzioni di pianeti di sopra. Incastrare gli elementi fra cielo e terra che si inseguono o giocano a nascondino, combinare architetture in cui la bellezza del cielo si rispecchia in quella delle Dolomiti fa nascere le foto della 43enne di Pieve di Cadore, che oggi vive a Laggio, sempre in provincia di Belluno. L’ultima immagine, intitolata Moon Games o Giochi di Luna, è stata scelta dalla Nasa sabato come foto astronomica più bella del giorno. Dal 2009, quando Hofer ha iniziato a puntare in alto con il suo obiettivo, è l’undicesima volta che ottiene il riconoscimento, chiamato in gergo tecnico Apod (Astronomy Picture of the Day).

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Alla fine della giornata da impiegata, Giorgia Hofer torna a casa, infila gli scarponi e inizia la sua vita notturna. “Esco con il mio compagno per mano e la macchina fotografica al collo. Iniziamo a camminare sulle nostre montagne fino a quando non troviamo il luogo giusto”. Vette, boschi, chiesette e rifugi di sotto. Luna, nuvole, stelle e congiunzioni di pianeti di sopra. Incastrare gli elementi fra cielo e terra che si inseguono o giocano a nascondino, combinare architetture in cui la bellezza del cielo si rispecchia in quella delle Dolomiti fa nascere le foto della 43enne di Pieve di Cadore, che oggi vive a Laggio, sempre in provincia di Belluno. L’ultima immagine, intitolata Moon Games o Giochi di Luna, è stata scelta dalla Nasa sabato come foto astronomica più bella del giorno. Dal 2009, quando Hofer ha iniziato a puntare in alto con il suo obiettivo, è l’undicesima volta che ottiene il riconoscimento, chiamato in gergo tecnico Apod (Astronomy Picture of the Day).

Come è nata quella foto?

“L’ho scattata lo scorso 23 novembre. C’era un bel freddo, la temperatura sarà stata 3 o 4 gradi sottozero. Con Rudy ci siamo diretti verso la chiesetta di Santa Barbara, a Danta di Cadore, e subito dopo il tramonto l’abbiamo trovata così. Sembrava intimidita dalla maestosità della Luna, come se volesse nascondersi dietro agli alberi. Normalmente sto attenta a trovare gli allineamenti migliori. Stavolta ho puntato l’obiettivo in modo più istintivo e quello che mi è apparso nel mirino della fotocamera mi ha emozionato tantissimo”.

Come è arrivato il riconoscimento della Nasa?

“Ogni astrofotografo può inviare i propri scatti, ma è raro che rispondano. Invece venerdì sera, il 28 novembre, mi hanno mandato una lettera dicendo che la mia foto era stata selezionata. Sono all’undicesima Apod, ma l’emozione non diminuisce mai. Ogni volta mi sembra incredibile che abbiano scelto me. Il giorno dopo i miei amici mi fermano per strada per farmi i complimenti, ricevo messaggi bellissimi sui social. La felicità è sempre quella della prima volta”.

E’ nata prima la passione per la montagna o quella per la fotografia?

“Per la montagna. Sono nata a Valle di Cadore e ho sempre fatto escursioni. Da quando poi ho conosciuto Rudy, che è molto più esperto di me, abbiamo iniziato a fare percorsi più impegnativi. Le prime foto risalgono invece al 2009, quando mi sono unita all’Associazione Astronomica Cortina. E’ grazie ai loro consigli che sono migliorata col tempo, perché gli inizi non sembravano promettenti. Nel 2016 siamo andati tutti insieme in Indonesia, abbiamo visto l’eclissi totale di Sole all’alba sul mare. L’anno prossimo ripeteremo l’esperienza in Spagna”.

Per il resto tutte le sue foto ritraggono le montagne di casa?

“Sì, sono fortunata a essere nata sulle Dolomiti. La mia casa è circondata da montagne abbastanza buie. Uscendo di casa dopo il lavoro possiamo raggiungere dei luoghi meravigliosi in tempo per tornare a dormire e svegliarci presto il giorno dopo. Gli scenari attorno a noi sono così belli che non ho bisogno di telescopi potenti o attrezzature complesse per fare i miei scatti. Bastano il panorama e il cielo stellato”.

Vivrebbe altrove?

“Ci ho provato. Ho vissuto alcuni anni a Vicenza per lavoro, ma ho mollato tutto dopo poco e sono tornata fra le montagne. L’anno scorso vicino casa sono perfino riuscita a fotografare un’aurora boreale. L’Associazione ci aveva avvertito il giorno prima che una forte tempesta solare forse avrebbe reso questo fenomeno visibile anche alla latitudine delle Dolomiti. Non sapevo proprio cosa aspettarmi, non credevo nemmeno che l’avremmo vista davvero. Invece ci siamo messi ad aspettare e siamo stati premiati con uno spettacolo dai colori bellissimi”.

Non ha paura ad andare in montagna di notte?

“Siamo in due e ci portiamo due o tre torce di riserva. Ogni tanto sentiamo dei fruscii, ma non abbiamo mai incontrato animali pericolosi. Solo una volpe una volta è venuta ad annusare il mio zaino. L’ho visto rotolare, mi sono voltata e c’era lei, per nulla spaventata”.

Anche se non soffre per l’inquinamento luminoso, nota che il cielo sia sempre più affollato di satelliti?

“Sì, i satelliti sono diventati tantissimi, sono ovunque. Non c’è foto o quasi che non debba essere lavorata per eliminare la striscia bianca che lasciano. Un tempo non era così. Speriamo che si trovino soluzioni per renderli compatibili con l’astronomia, ma non ho molta fiducia”.

Ha figli cui trasmettere la sua passione?

“Ho quattro nipoti, due bimbe di 5 e 12 e due gemelli di 15 anni. Ogni tanto gli mando una mia foto per accendere in loro la passione, ma cerco di non esagerare per non ottenere l’effetto opposto. La figlia di Rudy, che ha 21 ani e studia a Venezia, quando può ci raggiunge sempre con piacere. Ho paura che si annoi, aspettando l’allineamento giusto nel corso della notte. Invece non perde mai l’entusiasmo”.

Ha mai pensato di trasformare la sua passione in lavoro?

“Non ci penso affatto. Voglio che resti fonte di piacere, non di stress”.

Qual è la foto che ha appeso in stanza da letto, quella che guarda appena apre gli occhi al mattino?

“Una composizione di Lune in tutte le diverse fasi. L’ho scattata a più riprese nel corso del mese, ma anziché allinearle l’una all’altra, come si fa di solito, ho scelto una forma a spirale più fantasiosa. In salotto ho invece le tre cime di Lavaredo con me e Rudy, un’altra foto scelta dalla Nasa. La guardo e ripenso a quella serata, alla passeggiata, al momento di gioia trascorso nella natura insieme”.

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