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“Vorrei rivedere il mare”, l’ultimo desiderio esaudito dai volontari

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“Noi lavoriamo soprattutto in Piemonte. Oltre non riusciamo ad andare, perché il servizio è gratuito”
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Bergeggi (Savona) – È stata una giornata perfetta, con il mare blu e talvolta viola. Neanche una nuvola, e l’isola di Bergeggi nitida, sullo sfondo. I gabbiani. Il profumo di quel mare, un cielo smagliante. Ci sono state anche lacrime, perché non ci sarà un’altra volta così, «era il mio ultimo desiderio. Adesso che ho visto il mare, posso anche andarmene sereno». La frase è faticosa da pronunciare, perché — primo — preannuncia una fine, e perché — secondo — chi la dice ha poco fiato (bisogna stargli molto vicino per capire bene ogni parola), e considera quindi il proprio corpo immobile dall’alto della testa, unica rimasta vigile, lucida, viva. Il resto è bloccato dalla malattia detta Sla, e si capisce che chi scivola lì dentro si arrabbia per le cose che non può più fare. Si deprime, talvolta, poi ricomincia a combattere la sua privata battaglia. Talvolta ha dei desideri, cose semplici, importanti, definitive.

«Io dico grazie a chi mi ha accompagnato fin qua. Bergeggi era il posto do…

Bergeggi (Savona) – È stata una giornata perfetta, con il mare blu e talvolta viola. Neanche una nuvola, e l’isola di Bergeggi nitida, sullo sfondo. I gabbiani. Il profumo di quel mare, un cielo smagliante. Ci sono state anche lacrime, perché non ci sarà un’altra volta così, «era il mio ultimo desiderio. Adesso che ho visto il mare, posso anche andarmene sereno». La frase è faticosa da pronunciare, perché — primo — preannuncia una fine, e perché — secondo — chi la dice ha poco fiato (bisogna stargli molto vicino per capire bene ogni parola), e considera quindi il proprio corpo immobile dall’alto della testa, unica rimasta vigile, lucida, viva. Il resto è bloccato dalla malattia detta Sla, e si capisce che chi scivola lì dentro si arrabbia per le cose che non può più fare. Si deprime, talvolta, poi ricomincia a combattere la sua privata battaglia. Talvolta ha dei desideri, cose semplici, importanti, definitive.

«Io dico grazie a chi mi ha accompagnato fin qua. Bergeggi era il posto dove venivo al mare con la mia famiglia…». Era difficile riportare su questa sabbia Giuseppe, detto Peppo, che ha 60 anni e per 34 anni ha fatto l’operaio alla Michelin. Paralizzato, obbligato alla sedia a rotelle, alla poltrona, al letto, dove dorme con un respiratore notturno. Imboccato con mani tenere dalla moglie Gioia, che mantiene alto, e persino allegro, il tenore della vita nella casa di Cuneo. Aiutato da una équipe di fisioterapisti, medico, badanti, oss, ma Gioia è un perno su cui gira tutto, come succede nelle famiglie che si ritrovano ad avere il problema. «È stato un grande regalo, questa gita a Bergeggi. Non la dimenticheremo mai», dice dopo, lei, perché lui è stanchissimo e già dorme.

Quell’ultimo desiderio

«Noi siamo una piccola Odv, un’organizzazione di volontariato, e ci chiamiamo Abacus. Sede a Viola, provincia di Cuneo. Dovessi dire cosa facciamo, direi che diamo una mano a chi sa di dover morire». Carlo Muzzulini ha 70 anni, è stato primario di Medicina all’ospedale di Ceva per 22 anni e ha visto morire molte persone, «e sempre mi dicevano: se avessi ancora due mesi di vita… vorrei fare ancora questo o quello, esprimendo desideri piccoli e fondamentali. Una donna anziana, voleva tanto rivedere il figlio emigrato in Francia. È morta serena quando lo ha rivisto». Di Abacus è il presidente, e si è inventato l’Ambulanza dei desideri, che è un progetto un po’ stravagante, esaudire l’ultimo desiderio «di chi sta arrivando in fondo». Non è semplice, perché si tratta di persone ancora trasportabili, ma con molte cautele.


La gita al mare

Serviva un’ambulanza, che esiste grazie alla Croce Bianca di Ceva. Per la gita a Bergeggi, l’equipaggio era composto dall’autista Dino Alciati, 73 anni. Da Pierluigi Nicolino, 78 anni, barelliere. Da Sara Nicolino, 34 anni, infermiera del 118. E il medico Muzzulini. E così si è partiti, dopo aver trasferito Giuseppe prima su una speciale sedia elettrica, da casa al pianterreno del condominio, poi sulla barella, caricato sull’ambulanza, «e come si sente, va bene? Partiamo?». Lui ha risposto sì, imbacuccato nel berrettone e coperta, lasciando alle spalle Cuneo con la neve per terra, e scendendo verso la Liguria, alle spalle la Bisalta imbiancata. Segue una macchina, su ci sono la moglie e i due figli.

«Io, ho fatto il marinaio. Nella Marina Militare, a Taranto». Intanto si vede il campanile di Millesimo, e il medico prova a scherzare: «Ma lei ce l’ha il costume da bagno?». Giuseppe risponde con un sorriso, «ridere, non riesco più…». Lunghe pause, poi «mi togliete il berretto?». E poi ha sete, e bisogna dargli l’acqua in gel, «non voglio creare problemi. Siete… gentili». Si farebbe qualunque cosa per Giuseppe, lungo i 120 chilometri del viaggio, ma l’ambulanza non è perfettamente molleggiata, la barella però sì, e quindi si sbanda che è un piacere, sui tornanti della Torino-Savona. «Ha caldo? Ha freddo?». Lui è assopito, o forse pensa.

Come donare

«Noi lavoriamo soprattutto in Piemonte. Oltre non riusciamo ad andare, perché il servizio è gratuito, l’accordo è che la Croce di Ceva mette l’ambulanza, noi paghiamo la benzina e il pedaggio. Lo sforzo economico è grande, perciò una commissione medica valuta caso per caso. Viviamo di donazioni, possiamo solo esaudire desideri importanti, in persone ancora trasportabili», e che abbiano un orizzonte piccolo, molto piccolo. (perciò, se volete donare, visitate il sito abacusodv.it).

Infine, «lei non lo vede ma c’è il mare», in effetti Giuseppe vede il soffitto dell’ambulanza, nient’altro. Bergeggi sembra un sogno esotico, «il sole è un lampo giallo nel parabrìs», proprio così. Dino e Pierluigi scaricano la barella sulla sabbia, arrivano Gioia e i due figli. Giovanissimi, ma una è medico, l’altro è ingegnere. Lì sono rimasti soli, e sappiamo che Giuseppe ha respirato l’ultima aria di mare, e ha pianto un po’.

«Il mio obiettivo era far studiare i figli. Adesso potrei andarmene sereno. Perché vivere così…», è molto doloroso, lo abbiamo visto. La malattia corre veloce, «primo sintomo nel 2020, zoppicavo da una gamba. Pensavo a un problema all’anca, ma alle Molinette mi hanno fatto la diagnosi».

Il viaggio di ritorno è stato faticoso per tutti. Giuseppe non ha quasi parlato. Ha sopportato i sobbalzi per altri 120 chilometri, poi finalmente si è arrivati a Cuneo, e c’era ancora la neve.

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