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Rubio chiama Tajani: “Impegnati per Trentini al fianco dell’Italia”

(ansa)

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Il Segretario di Stato Usa al ministro degli Esteri: “Siamo con voi per la liberazione dei detenuti politici in Venezuela”, ma la tensione tra Trump e Maduro irrigidisce le trattative
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«Gli Stati Uniti si impegneranno a fianco dell’Italia per portare a casa, insieme ad altri detenuti politici, Alberto Trentini», il cooperante veneziano recluso da 384 giorni nel carcere di El Rodeo, in Venezuela, senza che nei suoi confronti sia mai stato formulato un capo di accusa preciso. La rassicurazione è arrivata dal segretario di Stato Marco Rubio in una telefonata con il ministro degli Esteri Antonio Tajani.

La situazione rimane delicata. A pesare, come ha fatto più volte notare la Farnesina, la tensione estrema tra Maduro e Donald Trump e di conseguenza tra i paesi, come l’Italia, implicati in un pericolante scacchiere internazionale.

Lo scenario è noto. Nella prima fase seguita all’arresto di Trentini, Caracas pone una condizione politica precisa: otten…

«Gli Stati Uniti si impegneranno a fianco dell’Italia per portare a casa, insieme ad altri detenuti politici, Alberto Trentini», il cooperante veneziano recluso da 384 giorni nel carcere di El Rodeo, in Venezuela, senza che nei suoi confronti sia mai stato formulato un capo di accusa preciso. La rassicurazione è arrivata dal segretario di Stato Marco Rubio in una telefonata con il ministro degli Esteri Antonio Tajani.

La situazione rimane delicata. A pesare, come ha fatto più volte notare la Farnesina, la tensione estrema tra Maduro e Donald Trump e di conseguenza tra i paesi, come l’Italia, implicati in un pericolante scacchiere internazionale.

Lo scenario è noto. Nella prima fase seguita all’arresto di Trentini, Caracas pone una condizione politica precisa: ottenere dall’Italia un gesto di riconoscimento della legittimità del governo Maduro. Balzo in avanti di mesi, gli scontri tra Venezuela e Usa indeboliscono le aspettative di un possibile ritorno del cittadino italiano, mentre ieri lo stesso Rubio ha denunciato la presenza di Iran e Hezbollah in Venezuela, definendola “un pericolo” per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Dichiarazioni arrivate mentre nel frattempo Washington intensifica le operazioni militari nel mar dei Caraibi contro presunte imbarcazioni di narcotrafficanti e considerate da Caracas una diretta minaccia alla propria sovranità, oltre che un tentativo nemmeno troppo nascosto di avviare un cambio di regime.

In questa circostanza, Trentini diventa una leva geopolitica. Le ultime notizie sulle sue condizioni di salute risalgono a qualche giorno fa, quando l’ambasciatore italiano a Caracas Giovanni De Vito ha avuto la possibilità di incontrare e parlare con il cooperante e un altro detenuto italiano, Mario Burlò. «È stato trovato in condizioni migliori di come era stato visto l’ultima volta», aveva rassicurato Tajani. A un anno dall’arresto di Trentini era stata però la madre Armanda Colusso a criticare l’esecutivo italiano, accusandolo di non aver «avuto alcun contatto col governo venezuelano fino ad agosto».

Una cosa che «dimostra quanto poco si sono spesi per mio figlio» e a cui il vicepremier aveva risposto: «deve sapere che lavoriamo e lavoreremo: non lo abbiamo dimenticato».

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