✕

La scienziata “Tutti la temono, ma la Fisica è alla base di tutto”

Ascolta l'audio

L’intervista all’astrofisica Marica Branchesi dopo il primo esame per entrare a Medicina. “Non penso che in due mesi gli studenti abbiamo affrontato temi molto difficili. È una materia che si è abituati a considerare ostica, ma è la porta per la bellezza dell’universo “
2 minuti di lettura

Marica Branchesi è astrofisica del Gran Sasso science institute. Con la collaborazione scientifica Engrave ha appena vinto il premio Into change, consegnato dal ministero dell’Istruzione superiore della Danimarca ai gruppi europei che fanno scoperte significative. In questo caso i ricercatori hanno rivelato come si formano elementi pesanti, come ad esempio l’oro, nell’universo.

Perché a chi fa Medicina serve conoscere la Fisica?

“La fisica serve a tutto. In medicina è fondamentale. Ad esempio, molti processi biologici come pressione sanguigna e respirazione, sono governati da leggi fisiche. È poi fondamentale per comprendere e interpretare misure che escono da un macchinario medico. In generale, ci spiega come funziona tutto quello che abbiamo intorno. Io l’ho insegnata a scienze motorie, cercando di far vedere l’aspetto pratico, cioè quel lavoro in laboratorio che da noi un po’ manca”.

Gli aspiranti medici non hanno certamente avuto la possibilità di esplorare gli aspetti pratici …

Marica Branchesi è astrofisica del Gran Sasso science institute. Con la collaborazione scientifica Engrave ha appena vinto il premio Into change, consegnato dal ministero dell’Istruzione superiore della Danimarca ai gruppi europei che fanno scoperte significative. In questo caso i ricercatori hanno rivelato come si formano elementi pesanti, come ad esempio l’oro, nell’universo.

Perché a chi fa Medicina serve conoscere la Fisica?

“La fisica serve a tutto. In medicina è fondamentale. Ad esempio, molti processi biologici come pressione sanguigna e respirazione, sono governati da leggi fisiche. È poi fondamentale per comprendere e interpretare misure che escono da un macchinario medico. In generale, ci spiega come funziona tutto quello che abbiamo intorno. Io l’ho insegnata a scienze motorie, cercando di far vedere l’aspetto pratico, cioè quel lavoro in laboratorio che da noi un po’ manca”.

Gli aspiranti medici non hanno certamente avuto la possibilità di esplorare gli aspetti pratici della disciplina. Avevano praticamente due mesi per studiarla: non sono pochi?

“Non conosco il programma. Avranno fatto un po’ di cinematica, meccanica e un po’ di termodinamica. In due mesi non penso che abbiano affrontato cose molto difficili”.

Visti i risultati, per loro lo sono comunque state.

“Sì, il dato di quanti hanno avuto la sufficienza è un po’ preoccupante. Immagino che i test fossero legati anche a quello che si studia alle superiori”.

La Fisica è difficile?

“Se ne parla come di una scienza dura. Il termine stesso, “dura”, spaventa. Si tratta un po’ di una cosa culturale, c’è una tendenza storica a raccontarla come difficile. Ma io ho avuto insegnanti bravissimi alle elementari e alle medie che me l’hanno proposta come un modo per comprendere le cose. Come una disciplina che ha grandi potenzialità, perché è in grado di farci capire il mondo. Per me è l’accesso alla bellezza dell’universo”.

Si parla di una materia ostica per gli studenti, ma i fisici italiani nel mondo sono stimati. Non è un controsenso?

“Sì abbiamo tanti fisici bravi, di livello mondiale. Questo è grazie a ottime università. Il problema è si tende spesso a tagliare le ali a giovani che potrebbero essere promettenti. Io faccio incontri con i ragazzi nei quali racconto la mia esperienza, le cadute e le difficoltà che ho incontrato, ma anche tutto quello che la Fisica mi ha fatto scoprire”.

C’è un tentativo di fare divulgazione anche nel campo della fisica, tra libri, conferenze e anche la rete. Può servire?

“Sì. Ci sono persone che cercano di spiegarla in modo semplice, anche su canali di Youtube. Fanno capire quanto può essere importante. Io ad esempio invito i bambini a vedere quello che facciamo. Racconto loro come con la fisica riusciamo a capire dall’estremamente piccolo all’estremamente grande. Ci sono tante storie bellissime, come quella delle onde gravitazionali intuite da Einstein in linea teorica e che dopo tanti anni è stato possibile misurare, aprendo una nuova finestra sull’Universo”.

Leggi i commenti