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Il femminicidio di Ancona, la procuratrice: “I corsi per uomini violenti devono essere tempestivi”

La procuratrice capo di Ancona Monica Garulli 

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Nazif Musljia non ha mai partecipato al progetto perché non c’erano posti. La querela ritirata dalla moglie Sadjide gli ha dato la possibilità di tornare libero
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Sarà oggi l’udienza di convalida del fermo di Nazif Muslija, accusato del femminicidio della moglie Sadjide Muslija. La donna è stata uccisa a botte e a colpi di un tubo in ferro sulla testa e sul viso. Sfigurata, è stata trovata sul letto di casa dopo l’allarme lanciato dalla sua datrice di lavoro. Che nelle scorse ore ha detto: “Sadjide da due anni aveva paura del marito, vivevano da separati in casa. Voleva divorziare, così ci diceva”. Sta di fatto che Sadjide nel luglio scorso aveva ritirato la querela per maltrattamenti e lesioni nei confronti del marito. Questo era stato il lasciapassare per Musljia per accedere al patteggiamento. “Era anche incensurato e ha avuto accesso alla sospensione della pena con la condizione che seguisse un corso per uomini maltrattanti”, spiega la procuratrice di Ancona Monica Garulli. Ma a quel corso Musljia non è mai andato, non c’era posto nella struttura che avrebbe dovuto accoglierlo.

Procuratrice, ma c’era qualcosa di più che lo Stato poteva fare…

Sarà oggi l’udienza di convalida del fermo di Nazif Muslija, accusato del femminicidio della moglie Sadjide Muslija. La donna è stata uccisa a botte e a colpi di un tubo in ferro sulla testa e sul viso. Sfigurata, è stata trovata sul letto di casa dopo l’allarme lanciato dalla sua datrice di lavoro. Che nelle scorse ore ha detto: “Sadjide da due anni aveva paura del marito, vivevano da separati in casa. Voleva divorziare, così ci diceva”. Sta di fatto che Sadjide nel luglio scorso aveva ritirato la querela per maltrattamenti e lesioni nei confronti del marito. Questo era stato il lasciapassare per Musljia per accedere al patteggiamento. “Era anche incensurato e ha avuto accesso alla sospensione della pena con la condizione che seguisse un corso per uomini maltrattanti”, spiega la procuratrice di Ancona Monica Garulli. Ma a quel corso Musljia non è mai andato, non c’era posto nella struttura che avrebbe dovuto accoglierlo.

Procuratrice, ma c’era qualcosa di più che lo Stato poteva fare per allontanare quell’uomo che aveva cercato già di colpire la moglie con un’ascia?

“Quando si presenta una remissione di querela viene chiesto alla persona se ci sono condizionamenti che hanno influito sulla sua decisione. Ma lei ha risposto di no e di essere libera da vincoli e condizionamenti. A quel punto diventa più difficile, parliamo di un uomo che era libero ormai e con una sentenza passata in giudicato”.

(ansa)

Quel corso avrebbe potuto cambiare le cose?

“Questo non possiamo dirlo. Ma credo che nel momento in cui le istituzioni attribuiscono rilevanza a dei percorsi alternativi, bisogna che questi percorsi siano effettivi. È chiaro che i percorsi di per sé non eliminano il rischio della recidiva ma o sono effettivi e vengono svolti tempestivamente oppure dobbiamo interrogarci”.

Non è andata così per il marito di Sadjide, che era in lista di attesa.

“Per non essere solo un passaggio burocratico ci si deve occupare della effettività dei corsi e di differenziarli. Non possono essere uguali per tutti. Non voglio dire che se lo avesse fatto, il femminicidio non si sarebbe verificato”.

Perché non l’hanno indirizzato in un’altra struttura?

“Questo dovrebbe chiederglielo all’Ufficio per l'esecuzione penale esterna. Io posso dirle che spesso negli incidenti di esecuzione, cioè quella fase che arriva dopo la sentenza passata in giudicato, c’è chi a distanza di un anno ancora stanno facendo i colloqui per iniziare i percorsi”.

Allora è una misura inefficace?

“Non dico questo. Dico solo che deve essere resa effettiva e avere una funzione di presa in carico di chi manifesta le modalità violente nell’approccio con le donne”.

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