Tartarughe in fuga dal Monte Conero. Mille orme fossili raccontano il panico durante un terremoto
di Elena DusiAnche le tartarughe sanno correre, quando il pericolo si avvicina. E il terremoto avvenuto sulla costa marchigiana un giorno qualsiasi del cretaceo deve aver gettato nel panico gli animali, che hanno cercato di fuggire verso il largo a colpi serrati di pinne.
Ottanta milioni di anni più tardi, una lastra di roccia di duecento metri quadri su una parete a picco sul Monte Conero ha attirato la curiosità di tre appassionati di arrampicata libera passati lì per caso (e avventuratisi in un punto interdetto dal Comune di Ancona per il rischio di caduta massi). Mille impronte vicinissime l’una all’altra e tutte parallele farebbero pensare a una migrazione di massa, ma la forma a mezzaluna delle orme era incompatibile con qualsiasi animale noto, a eccezione di un rettile preistorico.
Gli appassionati di montagna hanno mostrato le foto del sito chiamato “Le placche della Vela” a un geologo locale, Paolo Sandroni della Protezione Civile delle Marche (anche lui arrampicatore). Insieme ad Alessan…
Anche le tartarughe sanno correre, quando il pericolo si avvicina. E il terremoto avvenuto sulla costa marchigiana un giorno qualsiasi del cretaceo deve aver gettato nel panico gli animali, che hanno cercato di fuggire verso il largo a colpi serrati di pinne.
Ottanta milioni di anni più tardi, una lastra di roccia di duecento metri quadri su una parete a picco sul Monte Conero ha attirato la curiosità di tre appassionati di arrampicata libera passati lì per caso (e avventuratisi in un punto interdetto dal Comune di Ancona per il rischio di caduta massi). Mille impronte vicinissime l’una all’altra e tutte parallele farebbero pensare a una migrazione di massa, ma la forma a mezzaluna delle orme era incompatibile con qualsiasi animale noto, a eccezione di un rettile preistorico.
Gli appassionati di montagna hanno mostrato le foto del sito chiamato “Le placche della Vela” a un geologo locale, Paolo Sandroni della Protezione Civile delle Marche (anche lui arrampicatore). Insieme ad Alessandro Montanari dell’Osservatorio geologico di Coldigioco e altri colleghi, anche dell’università di Urbino, gli scienziati sono tornati sul sito, hanno scattato fotografie usando anche dei droni e hanno pubblicato sulla rivista Cretaceous Research la loro interpretazione della fuga di tartarughe, avvenuta quando la Terra era ancora popolata dai dinosauri e le rocce del Conero erano ricoperte da uno strato poco profondo di mare.
Le impronte a mezzaluna, circa 5 a metro quadro, secondo lo studio sono state lasciate da pinne usate per la locomozione. E’ escluso quindi che i loro autori fossero pesci. Tra i rettili marini che vivevano nelle Marche 80 milioni di anni fa, i geologi hanno individuato tre possibili candidati: i plesiosauri, giganteschi rettili con il collo lungo e la testa piccola, i mosasauri, dal corpo più tozzo e non troppo lontani nell’aspetto dai coccodrilli, e le tartarughe marine. Tutti e tre però sono animali solitari.
Nel 2019 una serie di impronte simili a quelle delle Placche della Vela, trovate sempre sul Monte Conero, erano state attribuite a un rettile marino simile a mosasauri e plesiosauri vissuto 140 milioni di anni fa. In quel caso però si trattava di undici orme, chiaramente lasciate da un unico esemplare.
In alcune specie di tartarughe, hanno ragionato gli scienziati, ancora oggi le femmine si radunano in grandi numeri sulle spiagge per deporre le uova. Montanari, Sandroni e i loro colleghi hanno interpretato allora l’enigmatica calca di orme del Monte Conero come un assembramento di tartarughe marine del cretaceo colte dal panico per il terremoto durante il periodo riproduttivo. La loro, avvertono, non è comunque un’interpretazione definitiva. Anzi altri geologi e paleontologi esperti dell’epoca vengono invitati nell’articolo a fornire la loro opinione.
Spaventate dal tremore della Terra, le tartarughe sarebbero scappate verso l’ambiente a loro più familiare: il mare. Dopo aver abbandonato goffamente la terraferma, avrebbero percorso i metri dove il fondale era più basso con un’andatura a metà fra la corsa e il nuoto, incidendo il fondale con l’estremità delle pinne, sia anteriori che posteriori, e lasciando le mille impronte a mezzaluna ritrovate oggi.
Una frana di materiale sabbioso e leggero, causata sempre dalla scossa, avrebbe poi ricoperto la scena della fuga permettendo alle orme di fossilizzarsi fino a oggi. Quello che un tempo era fondale marino è nel frattempo stato portato in superficie dagli stessi movimenti tettonici che hanno generato il terremoto, dal quale le tartarughe sono fuggite al massimo della loro velocità. Nessuno dei loro resti fossilizzati, al di là delle impronte, è stato ritrovato nella zona. Segno che mettendocela tutta sono probabilmente scampate dal pericolo.