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Carcere, l’appello di garanti e associazioni: “Provvedimento di clemenza per svuotare le prigioni”

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Negli istituti di pena italiani ci sono 63.500 a fronte dei 46.500 posti effettivamente disponibili. Nelle scorse settimane, il presidente La Russa aveva proposto un mini-indulto, ma il governo ha spento le speranze
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Un provvedimento di clemenza che riduca in maniera netta e rapida il numero di detenuti negli iperaffollati penitenziari italiani. L’appello arriva da diciannove fra organizzazioni e sindacati, fra cui Cgil, a Buon diritto, Arci e Cgil, che insieme alla conferenza dei Garanti dei diritti delle persone private della libertà personali che chiedono al governo un provvedimento urgente. “La condizione negli istituti penitenziari italiani è drammatica”, affermano.

I numeri

A parlare sono i numeri: nelle carceri italiane si contano 63.500 a fronte dei 46.500 posti effettivamente disponibili. Nel 2025 ci sono già stati 74 suicidi di persone detenute (oltre a due suicidi di agenti di polizia penitenziaria e due di operatori sociali) e 47 decessi “dubbi”, mentre sono più di 5.800 le denunce di trattamenti umani e degradanti accolte dai Tribunali di sorveglianza.

L’appello

Per questo motivo, spiegano i promotori, sono necessari interventi urgenti. E vengono chiesti a tutti gli attori istituziona…

Un provvedimento di clemenza che riduca in maniera netta e rapida il numero di detenuti negli iperaffollati penitenziari italiani. L’appello arriva da diciannove fra organizzazioni e sindacati, fra cui Cgil, a Buon diritto, Arci e Cgil, che insieme alla conferenza dei Garanti dei diritti delle persone private della libertà personali che chiedono al governo un provvedimento urgente. “La condizione negli istituti penitenziari italiani è drammatica”, affermano.

I numeri

A parlare sono i numeri: nelle carceri italiane si contano 63.500 a fronte dei 46.500 posti effettivamente disponibili. Nel 2025 ci sono già stati 74 suicidi di persone detenute (oltre a due suicidi di agenti di polizia penitenziaria e due di operatori sociali) e 47 decessi “dubbi”, mentre sono più di 5.800 le denunce di trattamenti umani e degradanti accolte dai Tribunali di sorveglianza.

L’appello

Per questo motivo, spiegano i promotori, sono necessari interventi urgenti. E vengono chiesti a tutti gli attori istituzionali in grado di incidere: al Parlamento, si chiede un provvedimento di clemenza che permetta la riduzione immediata del numero dei reclusi; al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, una consistente concessione di grazie, ai magistrati di sorveglianza, che concedano tutti i giorni di permesso premio disponibili ai detenuti che ne godono in occasione del Natale. “La crisi delle carceri italiane non è un’emergenza interna al sistema penitenziario: è una questione sociale che riguarda tutti. La clemenza è uno strumento concreto per restituire dignità a persone oggi private non solo della libertà, ma spesso anche di condizioni di vita accettabili”, spiega Gianluca Cantisani, presidente MoVI.

E se questi sono i provvedimenti immediati che si segnalano come necessari e urgenti, c’è anche una richiesta di lungo periodo per il ministero della Giustizia, invitato a “umanizzare, come sancito dalla Costituzione e dalle convenzioni per i diritti dell’uomo, e modernizzare l’esecuzione della pena, e ad aprire il più possibile il carcere al mondo del volontariato, alle associazioni, alle cooperative, agli enti locali, alle scuole, alle università”.

Il mini-indultino

Qualche settimana fa, il presidente del Senato Ignazio La Russa, pur ammettendo “le modeste speranze concrete”, si era detto pubblicamente favorevole a un “mini-indultino” per "far uscire qualche mese prima, a Natale, per esempio chi uscirebbe a febbraio". A dispetto della portata limitata del provvedimento, parole che hanno acceso le speranze dei detenuti, subito spente dal governo. Il sottosegretario Mantovano ha fatto sapere che la linea è di "affrontare la questione del sovraffollamento carcerario da qui a due anni", dunque senza provvedimenti ad hoc, mentre il ministero della Giustizia ha fatto filtrare che l’attenzione è al momento focalizzata sull’individuazione dei 10 mila detenuti che sono potenzialmente fruitori di misure alternative alla detenzione in carcere. E anche in questo caso, non si tratta si tratta di misure immediate.

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