Ce l’abbiamo fatta. La cucina italiana è patrimonio dell’umanitàhttps://puntoitalia.online/il-gusto/2025/12/10/news/e_fatta_la_cucina_italiana_e_patrimonio_immateriale_dell_unesco-425032856/. Ieri alle 11 ora italiana il comitato intergovernativo Unesco, riunito a Nuova Dehli, ha ufficialmente riconosciuto che la tavola tricolore non è solo eccellenza gastronomica ma è una seconda bandiera, un modo di essere, di sentire, di stare insieme. Identità storia e memoria custodite e tramandate attraverso i sapori, le abitudini alimentari, i piatti simbolo, il mangiare festivo e quello quotidiano. Insomma, un giacimento culturale che, al di là delle differenze che lo compongono, riassume i segni caratteristici di un inconfondibile amore per la vita, di una passione per il bello e al buono che fanno del Made in Italy da mangiare una summa dei nostri caratteri, della nostra capacità di tenere insieme presente e passato per costruire futuro.
Ce l’abbiamo fatta. La cucina italiana è patrimonio dell’umanitàhttps://puntoitalia.online/il-gusto/2025/12/10/news/e_fatta_la_cucina_italiana_e_patrimonio_immateriale_dell_unesco-425032856/. Ieri alle 11 ora italiana il comitato intergovernativo Unesco, riunito a Nuova Dehli, ha ufficialmente riconosciuto che la tavola tricolore non è solo eccellenza gastronomica ma è una seconda bandiera, un modo di essere, di sentire, di stare insieme. Identità storia e memoria custodite e tramandate attraverso i sapori, le abitudini alimentari, i piatti simbolo, il mangiare festivo e quello quotidiano. Insomma, un giacimento culturale che, al di là delle differenze che lo compongono, riassume i segni caratteristici di un inconfondibile amore per la vita, di una passione per il bello e al buono che fanno del Made in Italy da mangiare una summa dei nostri caratteri, della nostra capacità di tenere insieme presente e passato per costruire futuro.
Il simbolo identitario dei mille campanili
In realtà l'Italia ha nella cucina la sua cifra nel tappeto, la sintesi della sua antropologia, della sua psicologia e della sua storia sociale. E soprattutto Il simbolo identitario dei mille campanili, delle piccole e delle grandi patrie gastronomiche di cui è fatto lo Stivale, di quella miriade di eccellenze e specialità che hanno fatto della tavola tricolore un mito planetario anche prima del riconoscimento Unesco.In realtà la nostra cucina è l’immagine stessa del mangiare di domani, buono, democratico, stagionale, conviviale e solidale. Dietro ogni cibo c’è una storia da raccontare, una vicenda storica e umana che viene da molto lontano.
Spezierie medievali, Longobardi, Bizantini, arabi
Dalle spezierie medievali, dall’orgoglio dei comuni, dalle botteghe degli artigiani rinascimentali, dal dinamismo emporiale delle repubbliche marinare, dagli umori e sapori greci, arabi, normanni e spagnoli del Mezzogiorno, dall’energia trasformatrice dei Longobardi e da quella bonificatrice degli ordini monastici, dal raffinato estetismo dei Bizantini ancora avvertibile nella fascia adriatica. Dalle sontuose gastronomie signorili dominate da master chef leggendari come Cristofori Messi Sbugo, Bartolomeo Scappi, Antonio Latini, Vincenzo Corrado, alle talentuose cucine popolari. Dove si è affinata nei secoli l’anonima sapienza contadina, l’umile creatività delle donne, le grandi maestre del focolare costrette a fare le nozze con i fichi secchi trasformando la scarsità in bontà, l’indigenza in eccellenza.
Le differenze che sono tipicità
È questo il minimo comune denominatore delle piccole patrie alimentari di ieri e di oggi che sono le capitali diffuse della cucina italiana. Perché riflettono passato e presente di un paese dove ogni cinquanta chilometri si cambia nazione. Dove ogni città, ogni provincia possiede una vocazione, una tradizione, una cucina, un codice estetico, un gusto tutti suoi. E dove il Campanile diventa denominazione territoriale, trasformando le differenze in tipicità, il locale in glocale, le tradizioni in vocazioni. In realtà la forza del tricolore, a tavola e non solo, sta nella sua unità plurale, nelle sue diversità locali che alla fine diventano come le voci di un coro che canta bene proprio per la varietà dei toni e delle coloriture. Ma resta un coro, cioè un insieme inconfondibile.
Identità composita come un mosaio
Soprattutto per gli stranieri. Che impazziscono per il nostro cibo non solo perché è buono ma perché racconta la nostra identità composita come un mosaico, fatta di tessere regionali, provinciali, paesane, familiari. Vale a dire quelle specificità storiche, antropologiche, economiche che erano e restano la nostra grande risorsa, soprattutto ora che il mercato globale richiede tipicità, ossia segni ad alta definizione, iperlocali e proprio per questo in grado di raccontare un Paese, trasformandolo in un logo globale. In realtà un fenomeno così variegato e stratificato come quello della gastronomia italiana non può essere ridotto a una faccenda per soli gourmet. Perché, in realtà, fotografa quella capacità di trasfigurare la povertà in tipicità che ha fatto della nostra cucina l’emblema stesso della gastronomia del futuro.
Nutrire senza depredare
Democratica, sostenibile, stagionale, conviviale, inclusiva e in grado di nutrire il pianeta senza depredarne le risorse. Il risultato di questi processi storici è quell’inimitabile intreccio fra capolavori dell’arte e cattedrali alimentari che rende unica la nostra cucina. In fondo, l’Italia è il paese dove Raffaello fa rima con culatello, Tiziano con parmigiano, Giotto con risotto e Lorenzetti con spaghetti.