Cronaca

Atreju, Bernini contestata dagli studenti di Medicina: “Siete sempre dei poveri comunisti”

Atreju, Bernini contestata dagli studenti di Medicina: “Siete sempre dei poveri comunisti”

“Non ce la facciamo più, con il semestre filtro rischiamo di perdere un anno”, hanno detto. E la ministra: “Questa degli studenti è la strategia del caos: parlano ma non ascoltano”

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«Ministra, sono uno studente del semestre filtro». «Eccoli i contestatori, vi stavamo aspettando. Come diceva il presidente Berlusconi: siete sempre dei poveri comunisti». Atreju si scalda alle 4 di pomeriggio quando la ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini prende il microfono al termine di un dibattito alla festa dei giovani di Fratelli d’Italia.

Un gruppetto di studenti dell’Udu (l’Unione degli universitari) si alza e la contesta, cercando di impedire il suo intervento conclusivo del panel Alleanza per il sapere. «Non ce la facciamo più, ci sono ragazzi che stanno male, ragazzi che hanno ricominciato ad andare dallo psicologo, ragazzi che si tolgono la vita, ragazzi che con il semestre filtro rischiamo di perdere un anno», urlano i giovani in mobilitazione contro la riforma di medicina. «Siamo studenti, venga a parlare con gli studenti».

Dal palco la ministra invita la folla a un applauso irridente: «Ecco i contestastori, facciamogli un bell’applauso», dice. E poi: «Sapete come diceva il presidente Berlusconi? Siete sempre dei poveri comunisti. Prima di contestare fatemi parlare. Questo dimostra la vostra inutilità», replica Bernini.

Frasi che scatenano le reazioni politiche. «Davanti a ragazze e ragazzi che protestano legittimamente contro una riforma rivelatasi un colossale flop, la ministra ha pensato bene di rispondere non nel merito, ma insultandoli», accusano la deputata Pd Irene Manzi e il senatore Pd Francesco Verducci. «Ma come si permette? Si scusi e si dimetta» afferma Elisabetta Piccolotti di Avs. «Meglio comunisti che berlusconiani», è il pensiero di Giovanni Barbera, della direzione nazionale di Rifondazione Comunista.

Intanto ad Atreju la ministra scende e si avvicina ai ragazzi dell’Udu.

«Stavate meglio pagando 30mila euro?», aggiunge la ministra faccia a faccia con due ragazzi. «Ho investito 9,4 miliardi sull'università e oltre 800 milioni sulle borse di studio. Questa degli studenti è la strategia del caos: parlano ma non ascoltano. Comincio a preoccuparmi quando qualche partito politico fa loro eco».

Il pubblico di Atreju, in solidarietà alla ministra, batte le mani a più riprese. Sulla citazione a Berlusconi la platea è un’ovazione.

«Io sono convinta che quando si fa il ministro si sia responsabili di ciò che si mette in campo e io mi assumo la responsibilità di tutto», dice Bernini. «E vi dico che a febbraio la graduatoria di Medicina sarà completata e quelli che, fino a un anno fa, sono stati vittime delle lobby e degli speculatori saranno studenti universitari, non candidati a test basati su domande inutili».

La ministra spiega che l’escamotage trovato per non lasciare banchi vuoti «non è una sanatoria». Ma ci somiglia: in lista entrerà anche chi ha un’insufficienza, se i risultati del secondo appello saranno in linea con il primo e dunque non soddisfacenti. Poi gli studenti in debito dovranno recuperarlo e ottenere tutti i crediti formativi con una prova a livello locale per formalizzare la loro definitiva iscrizione a Medicina. O a un corso affine.

Una mossa che i legali Francesco Leone e Simona Fell, che si preparano a presentare ricorsi («fanno più comodo agli avvocati che agli studenti», dice la ministra) definiscono «illegittima e incostituzionale», perché a loro dire «non è possibile modificare i criteri di selezione quando le due prove del semestre filtro sono ormai concluse e i risultati acquisiti».

«Noi», rivendica, «abbiamo fatto entrare 55mila studenti universitari. A febbraio 24mila studenti universitari saranno in graduatoria a Medicina, gli altri potranno scivolare sulle materie affini. Questo è l'impegno che io mi assumo qui davanti a voi. Le chiacchiere, amici dell'Udu», conclude, «stanno a zero».

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