L’insegnamento della religione cattolica a scuola continua a essere un momento “prezioso” nel quadro attuale di “analfabetismo religioso” e con una società “sempre più multietnica”. Lo scrivono i vescovi italiani, riportando che si avvale dell’ora di religione un numero “superiore all’80%” degli studenti italiani.
Criticità e segni di vitalità
“In un quadro che vede un numero di avvalentisi dell’Irc superiore all’80% a livello nazionale”, si legge in un documento approvato dalla Conferenza episcopale italiana nella recente assemblea di Assisi e pubblicato oggi, non si trascurano “le difficoltà presenti soprattutto nella gestione organizzativa e nell’applicazione della normativa specifica da parte delle scuole. Continua a far pensare la possibilità offerta agli alunni più grandi di poter uscire da scuola privandosi di un’occasione formativa quale l’Irc o l’attività alternativa. Superiori alle criticità”, proseguono i vescovi, “sono comunque i segnali di vitalità, da cui emerge come l’I…
L’insegnamento della religione cattolica a scuola continua a essere un momento “prezioso” nel quadro attuale di “analfabetismo religioso” e con una società “sempre più multietnica”. Lo scrivono i vescovi italiani, riportando che si avvale dell’ora di religione un numero “superiore all’80%” degli studenti italiani.
Criticità e segni di vitalità
“In un quadro che vede un numero di avvalentisi dell’Irc superiore all’80% a livello nazionale”, si legge in un documento approvato dalla Conferenza episcopale italiana nella recente assemblea di Assisi e pubblicato oggi, non si trascurano “le difficoltà presenti soprattutto nella gestione organizzativa e nell’applicazione della normativa specifica da parte delle scuole. Continua a far pensare la possibilità offerta agli alunni più grandi di poter uscire da scuola privandosi di un’occasione formativa quale l’Irc o l’attività alternativa. Superiori alle criticità”, proseguono i vescovi, “sono comunque i segnali di vitalità, da cui emerge come l’Irc (insegnamento della religione cattolica, ndr.) si confermi uno strumento di arricchimento culturale, di attenzione educativa, di dialogo sincero con tutte le istanze provenienti dal mondo contemporaneo, avviandosi a proseguire con convinzione il suo servizio alla scuola”.
Un calo continuo
Nell’anno scolastico 2022/23, circa 6,8 milioni di studenti, pari all’84,04% del totale, hanno scelto di frequentare l’ora di religione. Nell’anno scolastico 1999-2000 erano il 92,9% del totale.
Giù battesimi e matrimoni in chiesa
La nota pastorale “L’insegnamento della religione cattolica: laboratorio di cultura e dialogo” pubblicata oggi sottolinea che “oggi si registra una crescente indifferenza rispetto alla pratica religiosa, con l’emergere di un certo analfabetismo religioso. Di fronte a tali fenomeni, che impoveriscono la visione antropologica e l’approccio educativo, appare ancora più importante offrire opportunità per riflettere sui valori fondamentali dell’esistenza umana di cui la dimensione religiosa, nelle sue diverse espressioni storiche e culturali, è parte integrante e irrinunciabile”. Più in generale, “la comunità ecclesiale deve fare i conti con gli effetti di un certo distacco che si riscontra anche nella diminuzione della pratica religiosa, dei matrimoni sacramentali, dei battesimi e delle vocazioni di speciale consacrazione. Sono solo alcuni dei segnali che delineano un cambiamento profondo e la necessità di un ripensamento sia delle dinamiche interne sia delle modalità di evangelizzazione”.
Studenti di altre fedi
Inoltre, scrive la Cei, le “migrazioni di persone e famiglie provenienti da diverse parti del mondo, con il loro patrimonio culturale e religioso”, cambia il quadro di questi anni: “Questo fenomeno, che ha molteplici implicazioni, deve essere letto non con paura, ma come un’opportunità e un dono” e “la crescente presenza nel contesto scolastico di alunni appartenenti ad altre confessioni cristiane e a diverse religioni tradizionali, assieme a nuove forme di religiosità e spiritualità, richiede una rinnovata attenzione al dialogo e al confronto”. L’ora di religione, dunque, “costituisce una preziosa opportunità di dialogo”, scrive la Cei, che nota come “anche alunni appartenenti a diverse confessioni e ad altre religioni, e persino giovani indifferenti e non credenti, decidono di avvalersi dell’Irc”. Davanti a un tale quadro, “emerge come la presenza nella scuola della cultura religiosa sia non solo legittima ma anche necessaria. Che nei luoghi educativi, anche con il coinvolgimento delle comunità religiose, sia dato spazio alla dimensione religiosa della vita e della cultura non intacca la laicità della scuola, anzi ne diventa una chiara manifestazione”.
Strada positiva e modifiche possibili
L’attuale sistema concordatario, ad ogni modo, “può essere sempre migliorato e anche modificato, ma alla luce di questi quarant’anni di esperienza”, rivendicano i vescovi, “è possibile affermare che la strada imboccata è comunque positiva, nonostante le difficoltà, e ha contribuito alla formazione di uomini e donne più consapevoli del fatto religioso, del mondo in cui vivono e dei valori condivisi di cui in diversi modi sono portatori, senza i quali la stessa vita civile sarebbe più povera e disorientata”.