Violenza sulle donne, dall’Anci “mai bandiera bianca”. Ma su azioni e parità Comuni in ordine sparso
di Viola GiannoliC’è il Forum cittadino delle donne di Ancona, il Gender city manager a Torino o a Andria, i corsi antiaggressione a Corropoli, i percorsi nelle scuole dall’asilo in su a Imola. Ora un dossier dell’Anci, l’associazione nazionale dei Comuni italiani, racconta l’impegno di centinaia di amministrazioni cittadini per la parità di genere e contro la violenza maschile sulle donne. Azioni e iniziative spesso disomogenee o sporadiche che indicano però una strada in crescita. E ora arriva anche una campagna unitaria.
La campagna “Mai bandiera bianca”
"Contro la violenza sulle donne mai bandiera bianca". È questo il claim scelto da Anci e dal dipartimento Pari Opportunità della presidenza del Consiglio dei ministri e illustrata a Roma alla presenza della ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità, Eugenia Roccella, del presidente dell'Anci e sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi e di Vittoria Ferdinandi, sindaca di Perugia e delegata Anci per le Pari opportunità.
La campagna vedrà…
C’è il Forum cittadino delle donne di Ancona, il Gender city manager a Torino o a Andria, i corsi antiaggressione a Corropoli, i percorsi nelle scuole dall’asilo in su a Imola. Ora un dossier dell’Anci, l’associazione nazionale dei Comuni italiani, racconta l’impegno di centinaia di amministrazioni cittadini per la parità di genere e contro la violenza maschile sulle donne. Azioni e iniziative spesso disomogenee o sporadiche che indicano però una strada in crescita. E ora arriva anche una campagna unitaria.
La campagna “Mai bandiera bianca”
"Contro la violenza sulle donne mai bandiera bianca". È questo il claim scelto da Anci e dal dipartimento Pari Opportunità della presidenza del Consiglio dei ministri e illustrata a Roma alla presenza della ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità, Eugenia Roccella, del presidente dell'Anci e sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi e di Vittoria Ferdinandi, sindaca di Perugia e delegata Anci per le Pari opportunità.
La campagna vedrà una bandiera rosso-arancione esposta in tutti i Comuni e durerà tutto l'anno ed «entrerà tra i banchi di scuola e nelle piazze, sarà indossata dalle persone con t-shirt, shopper, tra le altre cose e affissa negli spazi comunali, si integrerà nel calendario degli eventi culturali, nell'anno delle celebrazioni per l'ottantesimo della Repubblica e del voto alle donne. Ai sindaci sarà richiesto di aderire esponendo la bandiera e di coinvolgere influencer e figure pubbliche locali, che diventeranno ambassador del messaggio».
"Quando una donna viene offesa, negata o uccisa, si incrina la dignità collettiva, questa consapevolezza deve guidare un impegno costante, che non può limitarsi alle ricorrenze simboliche ma deve vivere 365 giorni all’anno - ha sottolineato Vittoria Ferdinandi – Significa che, come istituzioni e come comunità, scegliamo di non arretrare, scegliamo di rifiutare la normalizzazione della violenza, scegliamo di affermare con chiarezza che la violenza non è mai un fatto individuale, è un fenomeno strutturale, culturale e sociale, e proprio perché è struttura, può essere decostruita, insieme, pezzo dopo pezzo. Riconoscere la specificità della violenza contro le donne è essenziale, così come per il femminicidio abbiamo imparato a guardare l’esatta specificità, una donna uccisa in quanto donna, dare alle cose il loro nome permette di comprenderne meglio le cause e di orientare con maggiore efficacia gli strumenti di prevenzione e protezione”.
L’Osservatorio femminicidi di Repubblica
Meno di un quinto dei Comuni non fa iniziative culturali
Tornando al report, i numeri dicono comunque che i Comuni stanno potenziando la prevenzione culturale, soprattutto nelle scuole. L’86,9% dei capoluoghi e il 50,5% dei non capoluogo realizzano progetti educativi continuativi nelle scuole. Gli eventi culturali dedicati alla parità di genere sono una pratica quasi universale nei capoluoghi (91,8%) e molto diffusa anche nei piccoli Comuni (67,3%). C’è però ancora poco meno di un quinto delle amministrazioni (il 17,7%) che non ha attivato ancora alcuna iniziativa culturale.
Cresce in maniera esponenziale l’investimento sui centri anti-violenza
Per quanto riguarda l’intervento laddove gli abusi si sono già verificati, il rapporto racconta che l'investimento dei comuni su Centri antiviolenza e Case rifugio cresce in maniera esponenziale. Tra il 2017 e il 2022 la spesa corrente comunale destinata ai Centri antiviolenza e alle Case rifugio è passata da 8,1 milioni a 25,6 milioni di euro, triplicando nell’arco di cinque anni. Il rafforzamento finanziario si è tradotto in risultati tangibili: nello stesso periodo il numero di donne sostenute dalla rete dei servizi è salito da circa 9.400 a oltre 22.500, più del doppio. “L’aumento non è il semplice riflesso di una maggiore domanda, ma l’esito di un sistema più capace di intercettare situazioni di rischio, rispondere in modo tempestivo, garantire accoglienza protetta e accompagnare nei percorsi di fuoriuscita dalla violenza”, si legge nel dossier.I capoluoghi registrano livelli molto alti di servizi: Centri Anti Violenza (CAV) nel 88,5%, case rifugio nel 75,4%, misure per l’autonomia economica nel 68,9%. Nei Comuni non capoluogo sono più diffusi gli sportelli di ascolto (27,1%) e le sedi CAV gestite in forma sovracomunale (31,1%).
La parità disomogenea
La parità entra nell’organizzazione amministrativa, ma in modo disomogeneo. Quasi due terzi dei Comuni hanno una delega politica alle Pari Opportunità; uno su due redige il Piano di Azioni Positive se si sommano capoluoghi e non; la flessibilità oraria è ormai lo strumento di conciliazione più diffuso; la rappresentanza di genere nelle commissioni di concorso è diventata la norma nel 67,2% dei capoluoghi e nel 59,8% dei non capoluogo; cresce il numero dei Comuni che monitorano indicatori interni e che introducono strumenti più avanzati come il Bilancio di Genere. A livello complessivo, i dati mostrano che il Bilancio di Genere è ancora uno strumento utilizzato da una quota limitata di Comuni – circa il 5% del totale lo produce con regolarità – ma l’interesse è molto più ampio: il 17% ha già programmato di introdurlo e il 3,5% è impegnato nella sua prima realizzazione.
Quattro Comuni su dieci hanno un Codice anti-molestie
Essere un Comune “dalla parte delle donne” non significa solo garantire servizi sul territorio: significa anche creare, dentro l’ente, un ambiente di lavoro fondato sul rispetto, sulla dignità e sull’attenzione alle relazioni. Per questo l’adozione di un Codice di condotta contro discriminazioni, mobbing e molestie è molto più di un adempimento amministrativo. Ad oggi circa quattro Comuni su dieci hanno già adottato il Codice o sono in una fase avanzata del processo. Significa però che quasi il 60% dei Comuni non ha ancora adottato un Codice di condotta.
Per quanto riguarda le relazioni con il terzo settore, nel complesso emerge un quadro positivo: più dell’80% dei Comuni intrattiene rapporti con le associazioni, e quasi la metà lo fa in modo stabile e strutturato. È una rete ampia, fatta di centri antiviolenza, sportelli donna, associazioni femministe, realtà culturali e sociali che negli anni hanno costruito competenze e radicamento nei territori. Un patrimonio che i Comuni riconoscono e valorizzano, pur con livelli diversi di intensità e continuità.
Le buone pratiche: eventi, passeggiate simboliche, sportelli, coworking e bilanci di genere
Nel corso dell’indagine, i Comuni hanno inoltre inviato oltre 320 buone pratiche, che costituiscono un patrimonio prezioso di esperienze: iniziative educative nelle scuole, percorsi artistici e culturali, sportelli e punti di ascolto, progetti di empowerment personale ed economico, attività di formazione interna, campagne pubbliche, protocolli operativi, Centri antiviolenza e case rifugio, interventi simbolici nello spazio urbano, programmi dedicati al lavoro, all’abitare, alla salute o alla genitorialità. Dall’insieme delle iniziative raccolte emergono in modo trasversale cinque macroaree.
Quella dell’educazione, della cultura e della sensibilizzazione è l’ambito quantitativamente più ricco: rassegne di eventi, spettacoli teatrali, mostre, laboratori, attività scolastiche e progetti artistici. Iniziative come panchine rosse, camminate simboliche, installazioni permanenti o performance collettive contribuiscono a costruire una narrazione pubblica condivisa.
Poi ci sono i servizi e le reti contro la violenza di genere: l’attivazione di sportelli, punti di ascolto, case rifugio, protocolli operativi con CAV e forze dell’ordine rappresenta il cuore del lavoro comunale sulla protezione delle donne. Molti Comuni garantiscono servizi gratuiti di consulenza psicologica, legale, sociale e supporto al reinserimento lavorativo.
Particolarmente significativa è la diffusione di protocolli interistituzionali e reti territoriali. Crescono anche le iniziative rivolte agli uomini autori di violenza, un ambito ancora sperimentale per ridurre la recidiva e agire sull’altra faccia della violenza, quella di chi la commette. Ancora, sul fronte dell’empowerment economico e autonomia femminile, molte amministrazioni promuovono corsi di formazione professionale, alfabetizzazione finanziaria, mentoring per imprenditrici, spazi coworking, laboratori di autoimprenditorialità, percorsi sulle competenze digitali o orientamento al lavoro. In alcuni Comuni si osserva una particolare attenzione alle donne straniere e alle lavoratrici fragili, con corsi di lingua, gruppi di alfabetizzazione e servizi di accompagnamento personalizzato.
Particolarmente innovative sono le esperienze di housing sociale per donne in uscita da percorsi di violenza e gli interventi di conciliazione vita-lavoro, inclusi doposcuola, servizi sperimentali di welfare territoriale o misure di flessibilità oraria dedicate.
Una parte rilevante delle buone pratiche riguarda la capacità dei Comuni di dotarsi di strumenti stabili di programmazione. I Bilanci di genere, i Piani di Azioni Positive, i GEP e i regolamenti linguistici sono accompagnati spesso da momenti di formazione per il personale, percorsi di empowerment professionale per le dipendenti, sperimentazioni sulla leadership femminile e approfondimenti su stereotipi e discriminazioni nei contesti lavorativi. Molti Comuni, anche piccoli, stanno investendo nella costruzione di cabine di regia, Consulte, Tavoli Rosa, Commissioni Pari Opportunità, gruppi di lavoro intersettoriali e reti sovracomunali. Infine, ci sono le iniziative comunitarie: gruppi di mutuo aiuto, spazi dedicati alle donne, progetti di cittadinanza attiva, percorsi teatrali o narrativi di comunità, marce collettive, orti sociali, biblioteche tematiche e laboratori intergenerazionali.