Lo sciopero del giornale e le manifestazioni nella piazze. A Roma, Milano, Torino, Bologna, Genova, Firenze, Napoli, Palermo e Bari, i giornalisti e le giornaliste di Repubblica, insieme a lavoratori, lavoratrici e poligrafici, hanno manifestato ieri dopo l’annuncio della vendita del gruppo Gedi.
Dietro lo striscione “La Repubblica siamo noi – Giornalismo, dignità, indipendenza”, la mobilitazione ha coinvolto le città in cui il giornale ha le proprie redazioni, centrale e locali. E i cronisti hanno sfilato nei cortei convocati dalla Cgil che per il 12 dicembre aveva indetto lo sciopero generale dei lavoratori.
«Siamo in lotta per difendere il nostro posto di lavoro, i nostri diritti. Ma manifestiamo anche perché vogliamo tutelare col nostro impegno e con tutte le nostre capacità uno dei principi cardine della nostra Costituzione: la libertà di stampa. E con essa il pluralismo necessario per garantire un dibattito democratico», hanno detto i giornalisti dal palco della manifestazione sindacale di Firenze. Uno spazio che il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, ha aperto anche alle voci dei cronisti del gruppo Gedi (accanto a quelle di migliaia di altri lavoratori e lavoratrici) «perché pensiamo – ha detto Landini – che quello che sta succedendo sia un tentativo esplicito di mettere in discussione la libertà di stampa e la possibilità concreta di proseguire e di fare serie politiche industriali».
Mezzo milione in piazza ieri per lo sciopero generale Cgil. Landini: “Il Paese dice no alla manovra”
Ancora a Genova, in piazza Municipio a Napoli, in via Rizzoli a Bologna, in piazza Indipendenza a Palermo, a Milano, in piazza Castello a Torino, in piazza della Libertà a Bari, sotto la Torre dei Conti a Roma (nel cui crollo morì a inizio novembre l’operaio Octav Stroici), i giornalisti e le giornaliste hanno letto una lettera aperta, la stessa in tutte le piazze d’Italia, un comunicato in cui si afferma che i «principi democratici sono messi oggi in discussione da autocrati, da strapoteri economici e finanziari che si reputano al di sopra di ogni legge, e da forze politiche che sono pronte ad approfittarsi della crisi di fiducia nelle istituzioni e del caos che ne consegue».
Poi la citazione delle «preziose parole» del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: «La libertà e il pluralismo dei media garantiscono il pieno dispiegarsi di alcuni dei diritti irrinunciabili per la democrazia e la misurazione della sua qualità: il diritto alla libertà di espressione e di informazione. L’informazione libera, indipendenze e plurale – aveva detto il capo dello Stato al Quirinale il 3 ottobre scorso durante l’incontro con l’European Alliance of News Agencies – è un diritto dei cittadini, un dovere per tutti esigerla. È l’antidoto per contrastare fenomeni manipolativi».
Ricordando che Repubblica - «un giornale non neutrale, spiegava il nostro fondatore Eugenio Scalfari» - si appresta a compiere cinquant’anni, i giornalisti e i lavoratori hanno espresso le proprie preoccupazioni sul futuro e l’esigenza di avere garanzie forti «in termini occupazionali, per gli assunti e per i collaboratori che hanno contratti annuali, e in termini di identità politico-culturale». «In ballo – hanno detto in corteo – non c’è una banale compravendita di mercato, un semplice marchio ma la sopravvivenza del pluralismo informativo e di un pensiero critico».
Solidarietà politica è arrivata dal Pd ad Avs, dal Movimento Cinque stelle a Più Europa, dai presidenti della Toscana, Eugenio Giani, della Puglia, Antonio Decaro, della Liguria, Marco Bucci, dell’Emilia Romagna, Michele de Pascale, del Piemonte, Alberto Cirio. E ancora dalla sindaca di Genova, Silvia Salis, dal sindaco di Bologna, Matteo Lepore, dalla sindaca di Firenze, Sara Funaro, del sindaco di Torino, Stefano Lo Russo.