Non si può ragionare con il metro perché se questi criteri saranno applicati qui finisce che moriamo». Valentina Cuppi, sindaca dem di Marzabotto e presidente dell’Unione Comuni Appennino Bolognese è durissima contro la nuova classificazione.
Il Comune di Marzabotto è a 130 metri. Rischiate di essere tagliati fuori dalla definizione “montani”?
«Abbiamo zone intorno ai 600 metri ma purtroppo non raggiungiamo il criterio di 25% di pendenza per cui sì, saremo fuori».
Fa rabbia?
«Molta. Noi stiamo investendo sull’essere montagna. Grazie ai fondi strategici per le aree interne e le montagne finalmente stavamo costruendo tante belle cose: piste ciclabili, infrastrutture, opere per la transizione energetica. Ora invece ci dicono che siamo solo collina: ma non si può fare una divisione netta fra le realtà di Alpi e Appennini, fra grandi montagne e quelle più piccole, perché al contrario la collina e la montagna dovrebbero sempre rimanere unite. Ora, senza soldi, rischiamo di essere tagli…
Non si può ragionare con il metro perché se questi criteri saranno applicati qui finisce che moriamo». Valentina Cuppi, sindaca dem di Marzabotto e presidente dell’Unione Comuni Appennino Bolognese è durissima contro la nuova classificazione.
Il Comune di Marzabotto è a 130 metri. Rischiate di essere tagliati fuori dalla definizione “montani”?
«Abbiamo zone intorno ai 600 metri ma purtroppo non raggiungiamo il criterio di 25% di pendenza per cui sì, saremo fuori».
Fa rabbia?
«Molta. Noi stiamo investendo sull’essere montagna. Grazie ai fondi strategici per le aree interne e le montagne finalmente stavamo costruendo tante belle cose: piste ciclabili, infrastrutture, opere per la transizione energetica. Ora invece ci dicono che siamo solo collina: ma non si può fare una divisione netta fra le realtà di Alpi e Appennini, fra grandi montagne e quelle più piccole, perché al contrario la collina e la montagna dovrebbero sempre rimanere unite. Ora, senza soldi, rischiamo di essere tagliati fuori letteralmente».
Perché letteralmente?
«Perché le piccole comunità montane hanno un problema di lontananza da servizi essenziali, dai trasporti. Per non diventare cittadini di serie B abbiamo bisogno di fondi o smettiamo di avere territori popolati. Senza territori vissuti non si ha gestione: così quando arrivano alluvioni e frane tutto crolla, con ripercussioni anche su chi sta in città».
Sente un trattamento diverso fra Alpi e Appennini?
«Mi sembra una cosa d’élite fare un annuncio come quello di Calderoli a Cortina, praticamente dicendo da lì che metteranno ancora più soldi nelle Alpi dove già ci sono. Noi non saremo così alti o chic come Cortina, ma siamo montagna. Non per niente qui si nascondevano i nostri partigiani fra i monti. Le battaglie erano “nelle montagne”, si è sempre detto. Ora però, solo per risparmiare, pare non convenga più chiamarle così».
Come vi opporrete?
«Ci uniremo, per dire che non si può andare con il metro a misurare i monti. Il problema vale per noi come per altri Comuni, alcuni anche di orientamento politico opposto al nostro, che rischiano di essere declassati».
Per esempio quale Comune?
«I nostri vicini, il comune di Monzuno amministrato dal centrodestra. Dovremmo unirci a protestare, perché qui non conta il colore politico, ma il fatto che siamo tutti sulla stessa barca. Anzi, sulla stessa montagna».