Carceri, papa Leone come Francesco: “Servono forme di amnistia, nessuno vada perduto”
di Iacopo ScaramuzziPapa Francesco aveva aperto una porta santa nel carcere di Rebibbia, a inizio del Giubileo, e ai carcerati si rivolge al termine dell’anno santo papa Leone, nell’ultimo dei grandi eventi giubilari prima della sua conclusione il prossimo 6 gennaio, chiedendo, sulle orme del suo predecessore, “forme di amnistia o di condono della pena”, ed esclamando: “Che nessuno vada perduto! Che tutti siano salvati!”.
Ancora tanto da fare
“Il 26 dicembre dello scorso anno”, ha detto Leone XIV nella sua omelia, “papa Francesco, aprendo la porta santa nella chiesa del Padre nostro, nella casa circondariale di Rebibbia, lanciava a tutti un invito: «Due cose vi dico – affermava – Primo: la corda in mano, con l’ancora della speranza. Secondo: spalancate le porte del cuore». Facendo riferimento all’immagine di un’ancora lanciata verso l’eternità, al di là di ogni barriera di spazio e di tempo, ci invitava a mantenere viva la fede nella vita che ci attende, e a credere sempre nella possibilità di un futuro …
Papa Francesco aveva aperto una porta santa nel carcere di Rebibbia, a inizio del Giubileo, e ai carcerati si rivolge al termine dell’anno santo papa Leone, nell’ultimo dei grandi eventi giubilari prima della sua conclusione il prossimo 6 gennaio, chiedendo, sulle orme del suo predecessore, “forme di amnistia o di condono della pena”, ed esclamando: “Che nessuno vada perduto! Che tutti siano salvati!”.
Ancora tanto da fare
“Il 26 dicembre dello scorso anno”, ha detto Leone XIV nella sua omelia, “papa Francesco, aprendo la porta santa nella chiesa del Padre nostro, nella casa circondariale di Rebibbia, lanciava a tutti un invito: «Due cose vi dico – affermava – Primo: la corda in mano, con l’ancora della speranza. Secondo: spalancate le porte del cuore». Facendo riferimento all’immagine di un’ancora lanciata verso l’eternità, al di là di ogni barriera di spazio e di tempo, ci invitava a mantenere viva la fede nella vita che ci attende, e a credere sempre nella possibilità di un futuro migliore. Al tempo stesso, però, ci esortava a essere, con cuore generoso, operatori di giustizia e di carità negli ambienti in cui viviamo. Mentre si avvicina la chiusura dell’anno giubilare”, ha proseguito il Papa, “dobbiamo riconoscere che, nonostante l’impegno di molti, anche nel mondo carcerario c’è ancora tanto da fare in questa direzione”.
Amnistia e condono della pena
Sempre riandando al suo predecessore, Leone XIV ha citato la bolla di indizione dell’anno santo, Spes non confundit: “Papa Francesco auspicava”, ha ricordato, “che si potessero concedere, per l’Anno santo, anche ‘forme di amnistia o di condono della pena volte ad aiutare le persone a recuperare fiducia in sé stesse e nella società’, e ad offrire a tutti reali opportunità di reinserimento. Confido – ha chiosato Prevost – che in molti Paesi si dia seguito al suo desiderio”.
Sovraffollamento e reinserimento
“Carissimi”, ha detto il Papa, “il compito che il Signore vi affida, a tutti, detenuti e responsabili del mondo carcerario, non è facile. I problemi da affrontare sono tanti. Pensiamo – ha sottolineato – al sovraffollamento, all’impegno ancora insufficiente di garantire programmi educativi stabili di recupero e opportunità di lavoro. E non dimentichiamo, a livello più personale, il peso del passato, le ferite da medicare nel corpo e nel cuore, le delusioni, la pazienza infinita che ci vuole, con sé stessi e con gli altri, quando si intraprendono cammini di conversione, e la tentazione di arrendersi o di non perdonare più. Il Signore, però, al di là di tutto”, ha proseguito Leone, “continua a ripeterci che una sola è la cosa importante: che nessuno vada perduto e che tutti ‘siano salvati’. Che nessuno vada perduto! Che tutti siano salvati!”.
Pellegrini da 90 paesi
Al giubileo dei detenuti (più precisamente: Giubileo della speranza per il mondo carcerario, per i detenuti e per tutti coloro che si prendono cura della realtà penitenziaria) partecipano 6mila pellegrini provenienti da 90 paesi. Tra di essi, ha reso noto il dicastero per la Nuova evangelizzazione di monsignor Rino Fisichella, responsabile dell’anno santo, sono presenti oltre a famigliari di detenuti, esponenti dell’amministrazione e della polizia penitanziaria, operatori e volontari del carcere, anche rappresentanti dalla casa circondariale Rebibbia Nuovo Complesso, di Rebibbia femminile e dall’istituto penale minorile di Casal del Marmo di Roma, nonché dalle carceri di Brescia, Teramo, Pescara, Rieti, Varese, Forlì e dal carcere minorile San Vittore di Torino.