Scoperte migliaia di orme di dinosauri nel Parco dello Stelvio
di Elena DusiSembra che camminino in verticale, ma non è l’unica fonte di vertigine. Le migliaia di impronte di dinosauri ritrovate su una parete di roccia nel parco nazionale dello Stelvio ci piroettano indietro nel tempo di oltre 200 milioni di anni, quando al posto delle Alpi c’era una laguna calda e fangosa. Qui i dinosauri erbivori dal collo lungo – probabilmente plateosauri – si spostavano in grandi branchi. Marciavano paralleli, a volte si fermavano appoggiando le piccole zampe anteriori, altre volte si disponevano in cerchio come se dovessero difendersi da un nemico. Il loro corpo lungo fino a 10 metri e pesante fino a 4 tonnellate ha lasciato impronte profonde, che con il tempo si sono fossilizzate.
Il fango della spiaggia si è trasformato in roccia, riportata col tempo in superficie dagli enormi sforzi che hanno costruito le nostre montagne. Quelle impronte che oggi sembrano camminare in verticale ci raccontano di un’epoca in cui la Valle di Fraele, a pochi chilometri da Bormio, dove si…
Sembra che camminino in verticale, ma non è l’unica fonte di vertigine. Le migliaia di impronte di dinosauri ritrovate su una parete di roccia nel parco nazionale dello Stelvio ci piroettano indietro nel tempo di oltre 200 milioni di anni, quando al posto delle Alpi c’era una laguna calda e fangosa. Qui i dinosauri erbivori dal collo lungo – probabilmente plateosauri – si spostavano in grandi branchi. Marciavano paralleli, a volte si fermavano appoggiando le piccole zampe anteriori, altre volte si disponevano in cerchio come se dovessero difendersi da un nemico. Il loro corpo lungo fino a 10 metri e pesante fino a 4 tonnellate ha lasciato impronte profonde, che con il tempo si sono fossilizzate.
Il fango della spiaggia si è trasformato in roccia, riportata col tempo in superficie dagli enormi sforzi che hanno costruito le nostre montagne. Quelle impronte che oggi sembrano camminare in verticale ci raccontano di un’epoca in cui la Valle di Fraele, a pochi chilometri da Bormio, dove si svolgeranno le olimpiadi invernali, non apparteneva a noi ma ai dinosauri.
La scoperta della valle dei dinosauri sarà annunciata oggi nella sede della Regione Lombardia con il sindaco di Milano Giuseppe Sala, il presidente della Regione Attilio Fontana e in collegamento Giovanni Malagò, presidente di Milano Cortina 2026.
Migliaia di orme larghe fino a 40 centimetri, alcune con quattro artigli visibili, si estendono per un’area di cinque chilometri. Si tratta di uno dei siti di impronte più ricchi ed estesi del mondo per il periodo triassico e fino a ieri era rimasto totalmente sconosciuto.
“Dopo trentacinque anni di attività non avrei mai immaginato di trovarmi davanti a una scoperta così spettacolare, e proprio nella regione in cui vivo” ha detto emozionato Cristiano Dal Sasso, paleontologo del Museo di Storia Naturale di Milano. “Incredibilmente anche in Lombardia ci sono luoghi ancora inesplorati, remoti nel tempo e nello spazio”.
Era il 15 settembre quando Dal Sasso ha ricevuto la telefonata di Elio Della Ferrera, un fotografo naturalista professionista, che il giorno prima aveva deciso di scattare immagini di cervi e gipeti proprio nella Valle di Fraele. Cercando di scorgere uno di questi rapaci, aveva tirato fuori il binocolo, puntandolo verso le pareti verticali sopra di lui. Così, per caso, ha notato per primo quel tesoro di storia non solo della Lombardia, ma anche del nostro pianeta.
Con Della Ferrera e Dal Sasso il giorno dopo sono tornati i rappresentanti del Parco dello Stelvio e i Carabinieri del Parco-Valdidentro, con un drone per effettuare le riprese in una zona in cui non arrivano sentieri, l’icnologo (esperto di tracce) Fabio Massimo Petti del Muse, il museo della scienza di Trento e il geologo dell’università di Milano Fabrizio Berra che ha assegnato alle rocce un’età di 210 milioni di anni.
«Abbiamo di fronte uno dei siti di impronte più grandi e antichi d’Italia, paragonabile per la densità delle orme ad Altamura, in Puglia, ma molto più vecchio» spiega Berra. La valle dei dinosauri è stata scoperta a settembre e ora la neve renderà inaccessibili le pareti agli esperti fino a tarda primavera. «Per le immagini useremo molto i droni, ma per il campionamento delle rocce avremo bisogno di corde, imbraghi e un po’ di tecnica alpinistica».
Anche in futuro l’inaccessibilità del luogo renderà difficilmente fruibile la valle dei dinosauri a un pubblico esteso. «Ma le impronte scoperte nel parco, alcune sovrapposte in più strati di roccia, ci sveleranno come le pagine di un libro l’ambiente e la fauna dell’epoca triassica».