Diritti umani, la denuncia di Amnesty: “Dopo 3 anni di governo Meloni sono in caduta libera”
di Alessia CanditoUn Paese diseguale in cui l’accesso alla sanità, alla cittadinanza, a un lavoro, un alloggio e un lavoro dignitoso non è garantito, in cui gli spazi di libertà si sono ristretti, in cui i diritti acquisiti come quello all’aborto, alla libera manifestazione del pensiero, di organizzazione e di protesta sono minacciati, si arretra sulla tutela di donne e minoranze e il governo pretende di riservarsi il controllo politico persino dell’Ai.
È una fotografia preoccupata e sconcertante quella che emerge dall’ultimo rapporto di Amnesty international, che lancia l’allarme: dopo tre anni di governo Meloni “in Italia c’è stato un profondo arretramento nella tutela dei diritti umani”. Ed è il risultato di una precisa strategia politica.
Sessanta pagine, dieci nodi, un lavoro di monitoraggio lungo due anni e concluso il 15 novembre 2025 che si è concentrato sull’analisi di dibattito parlamentare, attività legislativa, decretazione d’urgenza, come delle dichiarazioni di parlamentari e componenti de…
Un Paese diseguale in cui l’accesso alla sanità, alla cittadinanza, a un lavoro, un alloggio e un lavoro dignitoso non è garantito, in cui gli spazi di libertà si sono ristretti, in cui i diritti acquisiti come quello all’aborto, alla libera manifestazione del pensiero, di organizzazione e di protesta sono minacciati, si arretra sulla tutela di donne e minoranze e il governo pretende di riservarsi il controllo politico persino dell’Ai.
È una fotografia preoccupata e sconcertante quella che emerge dall’ultimo rapporto di Amnesty international, che lancia l’allarme: dopo tre anni di governo Meloni “in Italia c’è stato un profondo arretramento nella tutela dei diritti umani”. Ed è il risultato di una precisa strategia politica.
Sessanta pagine, dieci nodi, un lavoro di monitoraggio lungo due anni e concluso il 15 novembre 2025 che si è concentrato sull’analisi di dibattito parlamentare, attività legislativa, decretazione d’urgenza, come delle dichiarazioni di parlamentari e componenti del Consiglio dei ministri e delle notizie veicolate dai principali canali di comunicazione, il rapporto si conclude con un giudizio assai poco lusinghiero.
In Italia c’è “un governo che ha scelto la costante e progressiva adozione di leggi, politiche e misure tese a restringere lo spazio civico, erodere le libertà di espressione e associazione, prendere di mira organizzazioni solidali e identità marginalizzate”, denuncia Amnesty che punta il dito anche contro la decisione di “polarizzare il dibattito pubblico sui temi relativi alla sicurezza pubblica, alla migrazione e alla crisi in Medio Oriente, che invece necessitano di spazi di dialogo e di confronto”. E preoccupata è la prospettiva che si delinea: “l’autoritarismo si appresta a prendere piede anche nel nostro Paese”.
Lo suggeriscono leggi come il decreto rave e soprattutto il dl sicurezza, con il suo corredo di 14 nuovi reati “legati in buona misura a forme di manifestazione del dissenso”, ma anche il regolare uso eccessivo della forza in piazza, soprattutto in occasione delle mobilitazioni in solidarietà con la popolazione palestinese, come in carceri e cpr, l’ormai regolare utilizzo di daspo e fogli di via per gli attivisti, la campagna di delegittimazione della giustizia nazionale e internazionale. Una politica di repressione finanziata largamente con fondi pubblici, mentre si imponeva austerità a scuola, sanità, edilizia pubblica, sociale.
“Il governo Meloni – sottolinea Anneliese Baldaccini, responsabile delle relazioni con le istituzioni di Amnesty International - non ha esitato a impegnare enormi risorse pubbliche per un accordo con il governo di Tirana per la costruzione di centri in Albania destinati al trasferimento di persone migranti, tenendo in vita un protocollo illegale e costoso a dispetto delle numerose pronunce di illegittimità emesse da corti italiane ed europee con riferimento ai trattenimenti nei centri stessi”.
La magistratura, non solo nazionale, ma anche internazionale del governo Meloni – spiega Amnesty – è da tempo un bersaglio. Lo dimostra la campagna contro i tribunali internazionali dopo l’apertura del contenzioso per genocidio contro Israele e l’avvio del procedimento che ha portato all’emissione del mandato di cattura per il primo ministro Benjamin Netanyahu. “Ma la prova più evidente di tale delegittimazione è stata l’accompagnamento in Libia del ricercato Almasri: un clamoroso atto di disprezzo verso gli obblighi di cooperazione del nostro paese con la Corte penale internazionale, che aveva emesso un mandato di cattura nei confronti del potente miliziano libico”, ha sottolineato Baldaccini.
Si fanno passi indietro sui diritti e non si riescono passi avanti sulle tutele, spiega Amnesty che alle istituzioni aveva chiesto di colmare l’estremo ritardo accumulato e ratificare la Convenzione di Istanbul, modificando la normativa in materia di stupro e colmando le lacune sul consenso. “Sappiamo invece com’è andata – evidenziano da Amnesty - con uno stop al voto finale e un lungo rinvio. Quello che hanno già fatto 21 stati europei, 17 dei quali membri dell’Unione europea, l’Italia non riesce ancora a farlo”.