Prossima fermata museo, a Roma prendere la metro è un tuffo nella storia
di Maria Novella De LucaBasta alzare lo sguardo e il Colosseo è lì, oltre l’Oculus, straordinaria finestra che racconta, da un corridoio di metropolitana, la storia del mondo. O magari incrociare la testa di Medusa con i serpenti attorcigliati alla gola che accompagna, candida su fondo nero, chi esce «a riveder le stelle» dalla fermata Colosseo-Fori Imperiali dopo aver fatto un viaggio nel tempo.
Perché questo sono le due nuove archeostazioni della Metro C, “Porta Metronia” e “Colosseo” appena inaugurate dopo 13 anni di lavori e 660 milioni di euro, un viaggio nel tempo e un esempio di congiunzione tra le vestigia più fragili di Roma caput mundi e le più avveniristiche tecniche di costruzione sotterranea. In un disegno architettonico che cerca di raccontare cosa c’era lì dove oggi corrono i binari che uniscono la periferia al centro storico, in un sottosuolo — com’è noto — dove a ogni scavo corrisponde un tesoro archeologico da salvaguardare. Infatti le due nuove fermate, inaugurate dal sindaco Gualtieri, …
Basta alzare lo sguardo e il Colosseo è lì, oltre l’Oculus, straordinaria finestra che racconta, da un corridoio di metropolitana, la storia del mondo. O magari incrociare la testa di Medusa con i serpenti attorcigliati alla gola che accompagna, candida su fondo nero, chi esce «a riveder le stelle» dalla fermata Colosseo-Fori Imperiali dopo aver fatto un viaggio nel tempo.
Perché questo sono le due nuove archeostazioni della Metro C, “Porta Metronia” e “Colosseo” appena inaugurate dopo 13 anni di lavori e 660 milioni di euro, un viaggio nel tempo e un esempio di congiunzione tra le vestigia più fragili di Roma caput mundi e le più avveniristiche tecniche di costruzione sotterranea. In un disegno architettonico che cerca di raccontare cosa c’era lì dove oggi corrono i binari che uniscono la periferia al centro storico, in un sottosuolo — com’è noto — dove a ogni scavo corrisponde un tesoro archeologico da salvaguardare. Infatti le due nuove fermate, inaugurate dal sindaco Gualtieri, il ministro della Cultura Giuli e quello dei Trasporti Salvini, sono insieme snodi di viabilità metropolitana e di fatto musei, per ciò che lì sotto Roma antica ha restituito. Ma anche architetture modernissime, reticolati di acciaio, pietra e bellezza, a 32 metri di profondità.
Così gli scavi sotto l’area di via dei Fori Imperiali, tra la Basilica di Massenzio e il Colosseo, hanno riportato alla luce, spiega con emozione Francesca Gherardi del Parco archeologico del Colosseo, «un complesso di terme datate tra il primo e il secondo secolo avanti Cristo», ma anche 28 domus di età repubblicana, che probabilmente Nerone fece interrare per costruire la sua Domus Aurea. E a questo si deve la loro magnifica conservazione. L’intera stazione, interscambio con l’attuale linea B, è costruita nei colori dell’oro del nero, a ricordo, forse, dei toni che adornavano la villa di Nerone, mentre in botole illuminate sono stati risistemati gli antichi pozzi delle domus che celavano centinaia di reperti, esposti lungo tutti i piani della metropolitana. In realtà le terme, così come la straordinaria caserma di età traianea rinvenuta sotto Porta Metronia, erano state tolte dai luoghi del ritrovamento, custodite in caveau frigoriferi e poi rimontate nelle due stazioni della metropolitana. Risolvendo così il problema di sempre, il dilemma atavico di Roma: come poter creare infrastrutture se a ogni scavo si incontrano non soltanto reperti ma interi pezzi della città antica? Racconta Simona Morretta, responsabile del sito di Porta Metronia, la cui stazione è stata disegnata dall’architetto Paolo Desideri. «Il momento del rinvenimento è stato entusiasmante ma anche drammatico. Bisognava conservare quei capolavori. Sì, ma come? Dovevamo bloccare i lavori? Un dilemma grave. Alla fine siamo riusciti a trovare una via nuova, che si ripeterà: il bene viene delocalizzato, come abbiamo fatto sia per le terme che per la caserma che è stata mantenuta in container climatizzati, quindi ricollocata nella stazione, alla stessa quota e nella posizione nella quale l’avevamo trovata».
Palpabile l’orgoglio delle tante e tanti che hanno lavorato alle due nuove archeostazioni della Metro C che, come ha ricordato il sindaco Gualtieri, «connette la periferia di Roma Est al centro, regalando ai romani due nuovi meravigliosi luoghi di cultura». Ma anche le archeologhe e gli archeologi del Parco del Colosseo che insieme al team di restauro per tredici anni hanno studiato, ricostruito e riassemblato questo pezzo di Roma riemerso dall’oblio. (La costruzione è stata affidata a un consorzio di imprese coordinate da Webuild). Se gli scavi della fermata Fori Imperiali hanno infatti svelato un intero quartiere sepolto tra le pendici di Colle Oppio e della Velia (collina che fu sbancata durante il fascismo per creare, appunto, la via dei Fori), quartiere che fu distrutto nel famoso incendio del 18 luglio del ‘64 dopo Cristo sotto l’impero di Nerone, altrettanto importante è il ritrovamento della caserma di Porta Metronia, cinque livelli a 30 metri di profondità. Un vasto complesso militare, che conserva quasi intatto il disegno delle stanze dei centurioni, adornate di mosaici bianchi e neri e la Domus del comandante. Da teche di vetro accanto ai tornelli chiunque entri nella metro potrà vedere l’antica caserma che da febbraio prossimo diventerà un museo a sé stante. Capitelli, fregi, vasi, statue, utensili, apparati multimediali: prendere la metro è diventato così un viaggio nel tempo, un ritorno al futuro tra passato e presente.