L’Italia è già in crisi idrica: dal lago dimezzato alla neve insufficiente, allarme per l’Appennino
di Giacomo TalignaniGli occhi dal cielo immortalano il cuore della Sardegna e ci mostrano la perfetta fotografia dell’Italia di oggi: il lago Omodeo, bacino fondamentale per l’approvvigionamento idrico dell’isola, ha ormai dimezzato la sua acqua. Se si sposta lo sguardo a sinistra, verso i Castelli Romani, anche le condizioni del lago di Albano appaiono impietose: è calato di 117 centimetri in poco più di un anno e il vicino lago di Nemi non se la passa affatto meglio. Nel frattempo a nord, dal Trentino, a impressionare sono le immagini di migliaia di pesci rossi intrappolati nella parte più bassa e stagnante del Lago di Loppio, altro bacino da tempo in sofferenza.
Mancano pochi giorni a Natale ma quest’anno, complice la crisi del clima, pare non ci sarà nessun regalo di oro blu: verso fine dicembre l’Italia - dalle portate dei laghi alla presenza di neve - mostra già preocc…
Gli occhi dal cielo immortalano il cuore della Sardegna e ci mostrano la perfetta fotografia dell’Italia di oggi: il lago Omodeo, bacino fondamentale per l’approvvigionamento idrico dell’isola, ha ormai dimezzato la sua acqua. Se si sposta lo sguardo a sinistra, verso i Castelli Romani, anche le condizioni del lago di Albano appaiono impietose: è calato di 117 centimetri in poco più di un anno e il vicino lago di Nemi non se la passa affatto meglio. Nel frattempo a nord, dal Trentino, a impressionare sono le immagini di migliaia di pesci rossi intrappolati nella parte più bassa e stagnante del Lago di Loppio, altro bacino da tempo in sofferenza.
Mancano pochi giorni a Natale ma quest’anno, complice la crisi del clima, pare non ci sarà nessun regalo di oro blu: verso fine dicembre l’Italia - dalle portate dei laghi alla presenza di neve - mostra già preoccupanti segnali di crisi idrica. Il principale dato lo certifica la Fondazione Cima nel suo nuovo bollettino sul livello nivale, in pratica sull’acqua garantita dalla neve che serve come riserva per il 2026: attualmente, scrivono, siamo a -61% rispetto alla media del periodo 2011-2025.
L’acqua manca soprattutto “nel nord est e nell’Appennino: se si parla di livello nivale, se a gennaio non ci saranno risposte allora dovremmo porre molta attenzione al futuro. Così come dobbiamo guardare anche ai laghi: sono i nostri grandi serbatoi, che gestiamo per avere acqua, ma al centro-sud da ormai almeno tre anni stanno attraversando periodi di siccità intensa, di caldo e di assenza di precipitazioni e così si stanno asciugando lentamente. Il problema è che i laghi hanno poi bisogno di molti mesi, a volte anni, per recuperare da questa siccità” spiega il ricercatore e idrologo Francesco Avanzi di Fondazione Cima. Nel contesto attuale oggi l’acqua è assente soprattutto in Sicilia, dove nell’agrigentino gli agricoltori lanciano un grido d’aiuto alle istituzioni, e in particolare in Sardegna dove solo nelle ultime ore - grazie alle recentissime piogge - si è potuto tirare un piccolo respiro di sollievo dato che è stato revocato il razionamento d’acqua imposto fino a poco fa a 11 comuni del nord-ovest.
Le condizioni di fiumi e laghi
Un respiro che però resta affannato se si osservano le condizioni del lago Omodeo, il più grande bacino artificiale della Sardegna centrale, fondamentale per l’approvvigionamento idrico: le immagini diffuse a metà dicembre dal satellite Copernicus mostrano infatti come dal 2023 ad oggi in poco meno di tre anni si è passati da una capacità d’acqua totale del lago di circa l’83% a meno del 45%.
Attualmente in Italia buona parte della criticità idrica è legata, sostengono gli esperti, al passaggio di un novembre che ha offerto prime precipitazioni interessanti a un dicembre poi troppo caldo e con poche chance di accumulo d'acqua. L’Osservatorio Anbi sulle risorse idriche indica per esempio come a risentire di ciò sia ora il nord-ovest, soprattutto in Piemonte, con livelli di siccità severa per il periodo nel torinese e nel cuneese.
“Il valore complessivo delle riserve idriche regionali (invasi, Lago Maggiore ed equivalente idrico nivale) è attualmente del 30% inferiore alla media, soprattutto a causa delle scarse nevicate cadute finora in quota” scrivono aggiungendo che segnali negativi arrivano anche dalla Valle d’Aosta (a dicembre -73% di pioggia). In Emilia Romagna colpisce invece il deficit idrico di alcuni fiumi, come Reno e Taro, che è arrivato addirittura a -76% a livello di portata. Che diversi corsi siano oggi in estrema sofferenza lo sostiene anche il nuovo report di monitoraggio stagionale di Fondazione Cima.
Una delle criticità più importanti, scrivono, riguarda ad esempio il Po, il cui deficit idrico nivale è pari al - 48% e “se non viene recuperato nei mesi successivi ciò può riflettersi sull’intero bilancio idrico invernale” spiegano da Cima in attesa di capire se gennaio porterà un po’ di aiuto dal cielo. Peggio va all’Adige (-53%) e più si scende lungo lo Stivale più le condizioni si complicano: il Tevere è - 58%, il Crati - 67%, il Simeto - 77%.
Come sarà il 2026
Quello di cui bisogna tenere conto però per capire come sarà il 2026 - sia per risorse d’acqua sia per agricoltura e che è decisivo per le condizioni di fiumi e laghi - è soprattutto l’accumulo di neve. Secondo Fondazione Cima, dopo un novembre “incoraggiante”, dicembre sta però attualmente smorzando gli entusiasmi.“La stagione della neve va considerata come una maratona, non uno sprint da 100 metri, per cui molto è ancora da stabilire su cosa accadrà.
La speranza è arrivare ad aprile con abbastanza accumulo, ma per ora i segnali mostrano incertezza. Ad oggi abbiamo meno della metà della risorsa idrica nivale, rispetto alla media degli ultimi 15 anni, che dovremmo avere in questo periodo dell’anno in Italia. Dunque questo ci deve far stare sull’attenti” chiosa Avanzi.
La buona notizia è che, per dare respiro a laghi, fiumi e campagne “con il clima attuale si potrebbe anche passare da non avere neve ad averne tanta in poche settimane”, ma la cattiva è però che “venti anni fa oltre 1000 metri la neve si trovava, mentre oggi bisogna superare i 2000 per vederne abbastanza. Questo è un problema perché sono spesso le realtà più basse, come l’Appennino, ad essere fondamentali: offrono maggiori superfici, per l’accumulo di neve, rispetto alle vette”.