✕

Carlotta Vagnoli rompe il silenzio sulle chat tra femministe: “Scambi privati, io ho perso tutto”

15/06/2024 Mestre. Mestre Bookfest festa del libro - Carlotta Vagnoli scrittrice Italia 
Attacca i giornali e si difende: “Sono stata minacciata di morte ma non ho fatto nulla. Erano discorsi tra amici decontestualizzati. A qualcuno chiederò scusa”
2 minuti di lettura

Dopo un mese e mezzo di silenzio dall’ultima storia su Instagram, Carlotta Vagnoli, influencer e autrice, rompe il silenzio. E torna a parlare sui social molto tempo dopo la pubblicazione sui giornali delle chat tra attiviste femministe (Flavia Carlini, Valeria Fonte e Vagnoli, appunto) e alcuni loro amici. Chat allegate agli atti di una indagine, chiusa a fine ottobre dalla procura di Monza, per stalking e diffamazione aggravata in cui Vagnoli è coinvolta assieme a Fonte e alla giornalista Benedetta Sabene.

Tre i lunghi video, dai toni molto duri, in cui Vagnoli attacca i giornalisti, chiamati «guardoni», rei a suo avviso «di non aver fatto il loro lavoro», di «aver pubblicato anni di chat private al 99% ininfluenti ai fini dell’indagine», «senza verificarne l’esattezza dei contenuti», «che hanno distrutto la vita a sei persone».

Dopo un mese e mezzo di silenzio dall’ultima storia su Instagram, Carlotta Vagnoli, influencer e autrice, rompe il silenzio. E torna a parlare sui social molto tempo dopo la pubblicazione sui giornali delle chat tra attiviste femministe (Flavia Carlini, Valeria Fonte e Vagnoli, appunto) e alcuni loro amici. Chat allegate agli atti di una indagine, chiusa a fine ottobre dalla procura di Monza, per stalking e diffamazione aggravata in cui Vagnoli è coinvolta assieme a Fonte e alla giornalista Benedetta Sabene.

Tre i lunghi video, dai toni molto duri, in cui Vagnoli attacca i giornalisti, chiamati «guardoni», rei a suo avviso «di non aver fatto il loro lavoro», di «aver pubblicato anni di chat private al 99% ininfluenti ai fini dell’indagine», «senza verificarne l’esattezza dei contenuti», «che hanno distrutto la vita a sei persone».

Di se stessa Vagnoli racconta: «Ho perso tutto: un libro a cui ho lavorato per 2 anni, la mia attività da autrice e scrittrice, collaborazioni con i giornali, conferenze, lezioni, tour nei teatri per il nuovo spettacolo a cui lavoravo da un anno, volontariato. Tutto saltato per cose che non esistono, per diffamazioni senza verifica».

«È un miracolo – sostiene nei video – che non ci sia scappato il morto. Io ho ricevuto minacce di morte, il mio indirizzo, il mio numero, le mie password sono state doxate (cioè diffuse pubblicamente, ndr), ho ricevuto insulti e sputi per strada, la mia faccia è apparsa su volantini neonazisti, il mio nome su gruppi Incel, ho dovuto cambiare casa, e nelle nuova mi sono barricata per un mese e mezzo. Ora devo ripartire da zero, ma questo non mi spaventa, lo farò a testa alta».

Di quelle chat dice: «Su quasi 7.900 pagine di chat sono state estratte 22 frasi. È stato completamente escluso il contesto». E attacca Selvaggia Lucarelli che per prima, sul Fatto quotidiano, le ha riportate: «È impressionante come sia stato fatto un vero e proprio taglio ad arte».

Poi si difende: «Non sono colpevole di niente», sostiene. «Sono chat private, tra amici, con toni colloquiali, anche molto forti ma che non dovevano uscire».

Ma ammette: «Lo so che la pubblicazione di quelle chat ha causato del dolore. Ho usato termini molto brutti e me ne prendo la responsabilità, soprattutto quelli da vernacolo del peggior tipo usati contro un uomo molto potente». Aggiunge: «Non sono una bestia. Chiederò scusa a chi penso di doverne, con alcune persone l’ho già fatto».

Nel merito delle chat, Vagnoli si sofferma sugli insulti al presidente Sergio Mattarella, sulle volgarità su Roberto Saviano, Chiara Valerio, Cecilia Sala, sugli epiteti rivolti a Michela Murgia. Tutti contenuti travisati secondo Vagnoli, decontestualizzati, tagliati e ricuciti. Su Saviano dice ad esempio: «Una becera ironia è stata fatta passare da dossieraggio sessuale». Su Valerio: «Ma quali allusioni sessuali, ho solo usato un linguaggio più colorito perché ero tra amici, un linguaggio colloquiale». Su Murgia, definita «una stronza», precisa: «Scrivevo che potevo dirlo “con cognizione di causa e non poco dolore”. Nella nostra ultima telefonata avevamo avuto un battibecco su una persona. Ma lei è stata fondamentale per me a livello formativo e intimo. Era una meravigliosa stronza e io sono altrettanto stronza, mi è mancato il tempo per riparare a quel bisticcio».

Quanto all’inchiesta afferma: «Non ho intenzione di parlare. Ho depositato le memorie. Il pm farà le sue valutazioni e capiremo se ci sarà un rinvio a giudizio, che è probabilissimo, o un’archiviazione. Se andremo a processo, noi tre indagate chiederemo di avere dibattimento pubblico così che possiate ottenere informazioni – finalmente – in modo lecito, trasparente e non filtrato».

Leggi i commenti