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Cambio sesso a 13 anni, lo psicologo: “È un caso limite ma anche a quell’età si può essere pronti”

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Massimo Lavaggi, esperto di disforia di genere: “Quando è conclamata non ho mai visto nessuno avviare la transizione e poi tornare indietro”
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Massimo Lavaggi, psicologo e psicoterapeuta, è esperto di disforia di genere. Collabora da molti anni con il “Consultorio transgenere” di Torre del Lago, dove si occupa in particolare di adolescenti. E conosce bene il caso del tredicenne che ha ottenuto — giovanissimo — la rettifica anagrafica del sesso assegnato alla nascita, dal tribunale di La Spezia. Da femmina a maschio.

Lavaggi, 13 anni non sono un’età troppo precoce per arrivare al cambio di sesso?

«Dobbiamo fare una premessa. Ci troviamo di fronte a un caso di maturità eccezionale. Un ragazzo che sotto controllo medico ha iniziato presso il centro di Careggi la terapia con i farmaci bloccanti della pubertà già a undici anni, mostrando fin da subito una assoluta adesione con la sua nuova identità. È su questa consapevolezza che si è basata la sentenza del tribunale».

Però Lavaggi, gli ormoni che vengono somministrati ai preadolescenti servono a “rallentare” l’esordio della pubertà. Dando loro tempo per “capirsi”. A 13 anni…

Massimo Lavaggi, psicologo e psicoterapeuta, è esperto di disforia di genere. Collabora da molti anni con il “Consultorio transgenere” di Torre del Lago, dove si occupa in particolare di adolescenti. E conosce bene il caso del tredicenne che ha ottenuto — giovanissimo — la rettifica anagrafica del sesso assegnato alla nascita, dal tribunale di La Spezia. Da femmina a maschio.

Lavaggi, 13 anni non sono un’età troppo precoce per arrivare al cambio di sesso?

«Dobbiamo fare una premessa. Ci troviamo di fronte a un caso di maturità eccezionale. Un ragazzo che sotto controllo medico ha iniziato presso il centro di Careggi la terapia con i farmaci bloccanti della pubertà già a undici anni, mostrando fin da subito una assoluta adesione con la sua nuova identità. È su questa consapevolezza che si è basata la sentenza del tribunale».

Però Lavaggi, gli ormoni che vengono somministrati ai preadolescenti servono a “rallentare” l’esordio della pubertà. Dando loro tempo per “capirsi”. A 13 anni potrebbe capitare di voler tornare indietro, visto che i farmaci sono reversibili.

«In teoria sì, ma nella pratica quando ci sono dei dubbi questi emergono già nella fase di valutazione. Noi al consultorio ne vediamo di ragazze e ragazzi che affermano di essere a disagio rispetto al sesso assegnato alla nascita, ma non hanno una disforia di genere. In questi casi li indirizziamo verso altri percorsi, a partire dalla psicoterapia. Nei casi conclamati con ragazzi che già assumevano la triptorelina, non mi è mai capitato che qualcuno volesse tornare indiet

Non c’è un’età minima per ottenere in tribunale i documenti con la nuova identità di genere? In questo caso da femmina a maschio?

«No. Bisogna aver compiuto la transizione, certificata naturalmente da perizie mediche e psicologiche. Transizione che per essere riconosciuta non ha più bisogno del cambio di sesso chirurgico, basta la terapia ormonale che modifica comunque i caratteri fisici, da maschio a femmina o da femmina a maschio. Crescono i seni, cade la barba, oppure il contrario come nel caso del tredicenne di cui parliamo. E la tendenza della giurisprudenza oggi è quella di non far aspettare i 18 anni per certificare il cambiamento anche sui documenti. Perché si tratta di un passaggio fondamentale».

In che senso? Aiuta i ragazzi e le ragazze a sentirsi completi nel percorso di transizione?

«Molto di più. Intanto facilita la burocrazia, a scuola, nello sport, in ogni aspetto della vita sociale. Ma soprattutto è per le persone transgender l’approdo finale della nuova identità».

Quanto è ancora forte lo stigma sociale?

«Abbiamo fatto passi in avanti ma la strada è lunga. Oggi il clima è tornato a essere ostile verso le persone transgender. C’è una enorme sofferenza in chi vive la disforia di genere. Sono percorsi lunghi, faticosi. Chi criminalizza l’uso — che riguarda un infinitesimale numero di adolescenti — degli ormoni bloccanti, non si rende conto del dolore che c’è dietro queste scelte. Una disforia di genere non presa in carico può portare a decisioni estreme, fino al suicidio».

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