Cronaca

Natale, papa Leone in San Pietro cita le tende di Gaza. Nell’Urbi et Orbi il conflitto in Ucraina

Natale, papa Leone in San Pietro cita le tende di Gaza. Nell’Urbi et Orbi il conflitto in Ucraina
(reuters)

Robert Prevost è stato il primo Pontefice a celebrare la funzione diurna da Karol Wojtyla, nel 1994. Il discorso sulla Striscia, sulle guerre e sul dramma dei migranti. E gli auguri di Natale in dieci lingue diverse.

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ROMA – Papa Leone XIV ha celebrato nella Basilica di S. Pietro la messa di Natale, con una novità significativa rispetto al passato recente. A partire dal pontificato di Paolo VI, infatti, i Papi avevano generalmente affidato questa celebrazione a un cardinale, riservandosi personalmente la benedizione Urbi et Orbi del mezzogiorno. L’ultimo pontefice a celebrare la messa diurna, nel 1994, fu Giovanni Paolo II.

Alle 12, poi, si è affacciato dalla Loggia delle Benedizioni per il messaggio Urbi et Orbi davanti a ventiseimila fedeli.

Nell’omelia, il Papa si è soffermato sulla necessità di impegnarsi per alleviare le dofferenze umane: “Come scrisse l’amato Papa Francesco: ‘A volte sentiamo la tentazione di essere cristiani mantenendo una prudente distanza dalle piaghe del Signore. Ma Gesù vuole che tocchiamo la miseria umana, che tocchiamo la carne sofferente degli altri. Aspetta che rinunciamo a cercare quei ripari personali o comunitari che ci permettono di mantenerci a distanza dal nodo del dramma umano, affinché accettiamo veramente di entrare in contatto con l’esistenza concreta degli altri e conosciamo la forza della tenerezza’”.

La vicinanza ai palestinesi

Una citazione a cui Prevost ha poi fatto seguire la parte forse più forte del suo discorso: “Il Verbo ha stabilito fra noi la sua fragile tenda. E come non pensare alle tende di Gaza, da settimane esposte alle piogge, al vento e al freddo, e a quelle di tanti altri profughi e rifugiati in ogni continente, o ai ripari di fortuna di migliaia di persone senza dimora, dentro le nostre città? Fragile è la carne delle popolazioni inermi, provate da tante guerre in corso o concluse lasciando macerie e ferite aperte. Fragili sono le menti e le vite dei giovani costretti alle armi, che proprio al fronte avvertono l’insensatezza di ciò che è loro richiesto e la menzogna di cui sono intrisi i roboanti discorsi di chi li manda a morire”.

Urbi et Orbi: “Russi e ucraini dialoghino”

A mezzogiorno, terminata la messa, Prevost ha pronunciato la benedizione Urbi et Orbi, culmine delle celebrazioni natalizie, in cui ha fatto un vesto giro d’orizzonte su tutti i conflitti che stanno devastando il mondo. “Preghiamo in modo particolare per il martoriato popolo ucraino. Si arresti il fragore delle armi e le parti coinvolte, sostenute dall'impegno della comunità internazionale, trovino il coraggio di dialogare in modo sincero, diretto e rispettoso”.

“In questo giorno di festa – ha aggiunto - desidero inviare un caloroso e paterno saluto a tutti i cristiani, in modo speciale a quelli che vivono in Medio Oriente, che ho inteso incontrare recentemente con il mio primo viaggio apostolico. Ho ascoltato le loro paure e conosco bene il loro sentimento di impotenza dinanzi a dinamiche di potere che li sorpassano. Il Bambino che oggi nasce a Betlemme è lo stesso Gesù che dice: ‘Abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio’. Da Lui invochiamo giustizia, pace e stabilità per il Libano, la Palestina, Israele, la Siria, confidando in queste parole divine: ‘Praticare la giustizia darà pace. Onorare la giustizia darà tranquillità e sicurezza per sempre’”.

“Al Principe della Pace – ha aggiunto Prevost - affidiamo tutto il Continente europeo, chiedendogli di continuare a ispirarvi uno spirito comunitario e collaborativo, fedele alle sue radici cristiane e alla sua storia, solidale e accogliente con chi si trova nel bisogno. Preghiamo in modo particolare per il martoriato popolo ucraino: si arresti il fragore delle armi e le parti coinvolte, sostenute dall’impegno della comunità internazionale, trovino il coraggio di dialogare in modo sincero, diretto e rispettoso”. E ancora: “Imploriamo pace e consolazione per le vittime di tutte le guerre in atto nel mondo, specialmente di quelle dimenticate; e per quanti soffrono a causa dell’ingiustizia, dell’instabilità politica, della persecuzione religiosa e del terrorismo. Ricordo in modo particolare i fratelli e le sorelle del Sudan, del Sud Sudan, del Mali, del Burkina Faso e della Repubblica Democratica del Congo”. Altri riferimenti Prevost li ha fatti a Haiti, Myanmar, alla nuova guerra tra Cambogia e Thailandia, alle tensioni in America latina.

I migranti nel Mediterraneo e in America

Poi, è tornato a rivolgere l’attenzione sulle principali emergenze umanitarie di questi giorni: “Nel farsi uomo, Gesù assume su di sé la nostra fragilità, si immedesima con ognuno di noi: con chi non ha più nulla e ha perso tutto, come gli abitanti di Gaza; con chi è in preda alla fame e alla povertà, come il popolo yemenita; con chi è in fuga dalla propria terra per cercare un futuro altrove, come i tanti rifugiati e migranti che attraversano il Mediterraneo o percorrono il Continente americano; con chi ha perso il lavoro e con chi lo cerca, come tanti giovani che faticano a trovare un impiego; con chi è sfruttato, come i troppi lavoratori sottopagati; con chi è in carcere e spesso vive in condizioni disumane”.

La citazione del poeta israeliano

L’ultima invocazione di pace, con una scelta certamente non casuale, Leone XIV l’ha fatta citando i versi di un poeta israeliano, Yehuda Amichai (1924-2000): “Al cuore di Dio giunge l’invocazione di pace che sale da ogni terra, come scrive un poeta: ‘Non la pace di un cessate-il-fuoco, nemmeno la visione del lupo e dell’agnello, ma piuttosto come nel cuore quando l’eccitazione è finita e si può parlare solo di una grande stanchezza. […] Che venga come i fiori selvatici, all’improvviso, perché il campo ne ha bisogno: pace selvatica’”.

Gli auguri di Natale in 10 lingue

A chiudere l’omelia un passaggio sul Giubileo che si avvia alla conclusione. “Tra pochi giorni terminerà l'Anno giubilare. Si chiuderanno le Porte Sante, ma Cristo, nostra speranza, rimane sempre con noi!”, ha detto ancora rivolgendo gli auguri di Natale in 10 lingue diverse.

A Mezzanotte la denuncia sull’economia

Ieri sera, a sorpresa, prima dell'inizio della messa di mezzanotte, il Pontefice si era affacciato sul sagrato di San Pietro per ringraziare i cinquemila fedeli arrivati in piazza nonostante la pioggia. Nell'omelia, aveva denunciato "l’economia distorta che tratta gli uomini come merce".

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