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Santo Stefano, il primo martire che convertì il suo aguzzino san Paolo

Pinacoteca di Brera 

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La sua festa cade il giorno dopo Natale perché fu il primo a testimoniare con la propria morte la fede insegnata da Gesù. La tradizione delle reliquie e la festa abolita col Concilio
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La sua festività cade subito dopo Natale perché è il primo ad aver testimoniato la fede insegnata da Gesù a costo della sua vita. Santo Stefano è il primo martire della storia, “protomartire”, e tra i suoi aguzzini c’era niente meno che Saulo, che dopo la sua morte da feroce persecutore dei cristiani diventerà poi l’apostolo delle genti, san Paolo. In Italia è giorno di festa dal 1947 (così come il giorno successivo alla Pasqua, il lunedì dell’Angelo o Pasquetta) perché il governo dell’epoca decise di allungare le ferie di un giorno.

Il perdono dopo la lapidazione

Si è ipotizzato che Stefano fosse greco o ebreo, di certo il suo nome era noto nella comunità di Gerusalemme, tanto da comparire negli Atti come primo fra i sette che vennero eletti per aiutare gli apostoli nella loro missione. “Uomo pieno di fede e di Spirito Santo”, faceva prodigi e miracoli come Gesù, e come lui fu oggetto di maldicenze, portato davanti al sinedrio e ucciso. Prima di spirare invocò il perdono dei suoi pe…

La sua festività cade subito dopo Natale perché è il primo ad aver testimoniato la fede insegnata da Gesù a costo della sua vita. Santo Stefano è il primo martire della storia, “protomartire”, e tra i suoi aguzzini c’era niente meno che Saulo, che dopo la sua morte da feroce persecutore dei cristiani diventerà poi l’apostolo delle genti, san Paolo. In Italia è giorno di festa dal 1947 (così come il giorno successivo alla Pasqua, il lunedì dell’Angelo o Pasquetta) perché il governo dell’epoca decise di allungare le ferie di un giorno.

Il perdono dopo la lapidazione

Si è ipotizzato che Stefano fosse greco o ebreo, di certo il suo nome era noto nella comunità di Gerusalemme, tanto da comparire negli Atti come primo fra i sette che vennero eletti per aiutare gli apostoli nella loro missione. “Uomo pieno di fede e di Spirito Santo”, faceva prodigi e miracoli come Gesù, e come lui fu oggetto di maldicenze, portato davanti al sinedrio e ucciso. Prima di spirare invocò il perdono dei suoi persecutori: “Signore, non imputare loro questo peccato”.

I gesti che cambiano la storia

Stefano “viene accusato falsamente e lapidato brutalmente, ma nel buio dell’odio, in quel tormento della lapidazione, lui fa splendere la luce di Gesù”, ha avuto a dire papa Francesco: “Prega per i suoi uccisori e li perdona, come Gesù sulla croce. E’ il primo martire, cioè il primo testimone, il primo di una schiera di fratelli e sorelle che, fino ad oggi, continuano a portare luce nelle tenebre”. Poco dopo l’uccisione di Stefano “per la grazia di Dio, Saulo si converte, riceve la luce di Gesù, la accetta, si converte, e diventa Paolo, il più grande missionario della storia. Paolo nasce proprio dalla grazia di Dio, ma attraverso il perdono di Stefano, attraverso la testimonianza di Stefano. Ecco il seme della sua conversione”, spiegò Bergoglio: “E’ la prova che i gesti d’amore cambiano la storia: anche quelli piccoli, nascosti, quotidiani”.

Reliquie e leggende

Venerato come santo sia dalla Chiesa cattolica che da quella ortodossa, nel cristianesimo la devozione nei suoi confronti si diffuse presto. Viene spesso raffigurato circondato dai sassi della sua lapidazione o, specie dopo il Concilio di Trento, con la palma del martirio in pugno. Fino al 1960 la Chiesa cattolica celebrava l’invenzione (cioè il ritrovamento) delle reliquie di santo Stefano il 3 agosto, perché in quella data, secondo la tradizione, nel 415 a Gerusalemme, poco fuori dalla porta di Damasco, sarebbero stati rinvenuti i resti mortali del santo, poi traslati a Costantinopoli e infine a Roma, nella basilica di San Lorenzo. La festività venne soppressa alla vigilia del Concilio vaticano II perché considerata espressione di un eccesso di devozionismo.

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