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Ultimi artigiani, i maestri della cartapesta leccesi: “Lavoriamo con le tecniche di 300 anni fa”

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Claudio Riso ha iniziato il mestiere quando aveva quindici anni. Con suo fratello Sandro ha aperto una bottega nel 1988: ha donato manufatti a Gorbacëv ai pontefici e anche ad Andreotti. “Per una statua a grandezza naturale servono cinque-sei mesi di tempo”
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Autentici superstiti della cartapesta leccese. Qui, nella città del veneratissimo patrono Sant’Oronzo - un culto che interseca fede e tradizione - un secolo fa lavorano operosi un centinaio di maestri di quest’arte antica e peculiare, sbocciata sul finire del 1600. Oggi se ne contano a malapena una decina. Tra loro ci sono Claudio e Sandro Riso - fratelli sulla sessantina che hanno aperto la loro bottega nel 1988. Per tutto il giorno plasmano statue e statuine in cartapesta, appunto, destinate a sfilare in riti religiosi, o richieste da privati. Nel corso di questi anni le loro lavorazioni sono giunte nelle mani di Gorbacëv, di Andreotti e persino di due pontefici, Papa Giovanni Paolo II e Papa Francesco.

Una tradizione secolare

“Il nostro - spiega Claudio - è un mestiere che nasce tipicamente a Lecce, una tradizione che si tramanda da secoli. Sul finire del Seicento venivano portate in processione statue a grandezza na…

Autentici superstiti della cartapesta leccese. Qui, nella città del veneratissimo patrono Sant’Oronzo - un culto che interseca fede e tradizione - un secolo fa lavorano operosi un centinaio di maestri di quest’arte antica e peculiare, sbocciata sul finire del 1600. Oggi se ne contano a malapena una decina. Tra loro ci sono Claudio e Sandro Riso - fratelli sulla sessantina che hanno aperto la loro bottega nel 1988. Per tutto il giorno plasmano statue e statuine in cartapesta, appunto, destinate a sfilare in riti religiosi, o richieste da privati. Nel corso di questi anni le loro lavorazioni sono giunte nelle mani di Gorbacëv, di Andreotti e persino di due pontefici, Papa Giovanni Paolo II e Papa Francesco.

Una tradizione secolare

“Il nostro - spiega Claudio - è un mestiere che nasce tipicamente a Lecce, una tradizione che si tramanda da secoli. Sul finire del Seicento venivano portate in processione statue a grandezza naturale composte in bronzo, marmo e legno, ma la fatica era enorme, perché pesavano fino a cinquecento chili. Allora si fece strada l’esigenza di dotarsi di statue costruite con materiali diversi, così da risultare più leggere”.

La tecnica, assicura, è la stessa di trecento anni fa. E i committenti non mancano: “La cartapesta è un materiale duttile, che ci consente di spaziare dai soggetti prediletti dell’arte sacra alle richieste personalizzate, ad esempio, per categorie professionali: facciamo statuine di medici, ingegneri, avvocati. Tutto viene eseguito a mano, nella nostra bottega”.

Una cospicua base di lavoro proviene da diocesi e conventi: “L’opera più grande che abbiamo fatto è un San Giuseppe lavoratore con bambino. Due metri e ventiquattro centimetri di lunghezza. Oggi si trova in una chiesa, a Foligno”. Da queste parti, del resto, il senso del sacro è profondamente radicato nella cultura comune. Dal 24 al 26 agosto una lunga e colorata processione celebra Sant’Oronzo per le vie di Lecce, ma sono diverse le feste dedicate ai santi che tappezzano l’intera regione. In molte di esse, sfilano le statue realizzate dai fratelli Riso.

Un’arte senza tempo

“Ho iniziato a quindici anni, nella bottega del maestro Malecore. Mentre gli amici trascorrevano le estati in spiaggia, io me ne stavo al chiuso, al lavoro. Osservare era fondamentale. Questo è un mestiere che pretende pazienza e precisione, e che si apprende soltanto in questo modo. Io volevo fare qualcosa che andasse oltre la mera soddisfazione economica. Volevo fare qualcosa che restasse nel tempo”.

Nella bottega leccese dei due fratelli spesso si affacciano frotte di turisti, incuriosite da quella gestualità che ha saputo superare indenne la sfida del tempo che scorre. “Molti comprano - spiega Claudio - perché restano affascinati e amano il pezzo unico, il fatto a mano. Oggi siamo di fronte ad un cambio di paradigma: prodotti come i nostri non devono essere presentati come beni di necessità, ma come elementi di arredo”.

Dalle 5 alle 6 ore di lavoro

Il periodo natalizio, peraltro, favorisce la proliferazione dei presepi: “Ne abbiamo fatti moltissimi. Le statuine vanno dai 20 fino ai 70 cm. Per realizzarle servono tra le cinque e le sei ore di lavoro. Per le statue ad altezza umana (160-180 cm), invece, abbiamo bisogno di cinque-sei mesi”. I prezzi sono alquanto variabili: dai cento euro del manufatto più piccolo, fino agli 8mila della statua in cartapesta più imponente.

La lavorazione è minuziosa, e asseconda movimenti che si trasmettono da sempre. “Partiamo sempre da uno scheletro in ferro, quindi modelliamo il corpo in paglia, poi la testa, le mani e i piedi. Per statue fino agli ottanta centimetri utilizziamo la terracotta, mentre per misure superiori interviene la cartapesta. Quindi le parti anatomiche vengono assemblate su un manichino in paglia, che riceve la giusta posizione. Segue una fase di consolidamento interno della carta. Noi usiamo quella amalfitana, per le sue proprietà peculiari. Li imbeviamo di colla di farina cotta”.

A questo punto il procedimento non è ancora terminato, perché si entra nella fase della vestizione: “Ci muoviamo come sarti - spiega Claudio - tagliando e lavorando pezzi di carta sul tavolo, e modellandoli sul manichino. Quando il vestito si asciuga, viene focheggiato (un termine tradizionale, ndr): dei ferri che sono stati immersi nei carboni ardenti vengono passati sulla carta per stirare grinze e imperfezioni. Questa è anche una fase decorativa. Il ferro incandescente arde solo la parte che tocca”.

Sulle statue più piccole vengono passati uno strato di colla di coniglio e un fondo bianco, quindi i due fratelli cominciano a dipingerle. “Alcune le lasciamo focheggiate, perché ai leccesi piace. Il colore che si ottiene è un beige, con queste macchie di bruciatura. Per la maggior parte le famiglie amano avere in casa scene di vita quotidiana contadina”.

Fiducia nel futuro

Anche se il mestiere ha conosciuto un evidente arretramento, Claudio e Sandro si dicono fiduciosi per il futuro: “Il lavoro non manca, anche se sta diventando sempre più di nicchia. Le nuove generazioni si affacciano per imparare, ma certo i selezionati sono pochi. Questa forma di artigianato richiede grande sacrificio, ma può ancora avere un domani”.

Per favorirne la conoscenza, da cinque anni Confartigianato e Coldiretti portano avanti un progetto nazionale di lavorazioni diffuse in tutto il paese: “Un modo - conclude Claudio - per valorizzare e salvaguardare il nostro saper fare”.

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