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Terrorismo, associazioni italiane finanziano Hamas: sette arresti e milioni sequestrati

Tra gli arrestati Mohammad Hannoun: avrebbe diretto per oltre vent’anni un sistema di raccolta fondi destinati a scopi umanitari, ma destinati in realtà al sostegno dell’organizzazione terroristica islamica. Due le persone ancora ricercate
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Era il presidente di una delle più importanti associazioni palestinesi in Italia. Aveva contatti diretti con politici, era stato invitato in Parlamento. Secondo le indagini della procura nazionale antiterrorismo, è stato arrestato perché considerato un finanziatore diretto di Hamas: ha inviato più di dieci milioni di euro e creato una cellula in Italia.

Terrorismo, finanziamenti dall'Italia ad Hamas: il cash dog trova un sacco pieno di contanti

La Polizia e la Guardia di Finanza hanno arrestato Mohammad Hannoun, personaggio controverso al centro da mesi del dibattito in Italia: Repubblica negli scorsi mesi aveva denunciato la vicenda, ricevendo anche una denuncia da Hannoun. L’operazione – coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo di Genova – ha portato all’arresto di sette persone (altre due ancora ricercate) e al sequestro preventivo di beni e …

Era il presidente di una delle più importanti associazioni palestinesi in Italia. Aveva contatti diretti con politici, era stato invitato in Parlamento. Secondo le indagini della procura nazionale antiterrorismo, è stato arrestato perché considerato un finanziatore diretto di Hamas: ha inviato più di dieci milioni di euro e creato una cellula in Italia.

Terrorismo, finanziamenti dall'Italia ad Hamas: il cash dog trova un sacco pieno di contanti

La Polizia e la Guardia di Finanza hanno arrestato Mohammad Hannoun, personaggio controverso al centro da mesi del dibattito in Italia: Repubblica negli scorsi mesi aveva denunciato la vicenda, ricevendo anche una denuncia da Hannoun. L’operazione – coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo di Genova – ha portato all’arresto di sette persone (altre due ancora ricercate) e al sequestro preventivo di beni e disponibilità finanziarie per oltre otto milioni di euro, i provvedimenti sono stati eseguiti dalla Digos della Polizia di Stato di Genova, in raccordo con la Direzione centrale della Polizia di prevenzione, dal Nucleo di polizia economico-finanziaria e dal Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di Finanza.

L’indagine

L’indagine era nata in seguito dell’analisi di segnalazioni di operazioni finanziarie sospette, ed è stata poi sviluppata attraverso intercettazioni, monitoraggi dei flussi di denaro, acquisizioni documentali anche sotto copertura e un’intensa cooperazione giudiziaria internazionale, in particolare con i Paesi Bassi e altre autorità europee, anche tramite Eurojust.

Una bandiera delle brigate al Qassam, trovata a casa di un arrestato dalla GdF di Genova 

Le accuse a Hannoun e agli altri indagati

Sono stati inoltre acquisiti atti e documenti trasmessi dalle autorità israeliane. Secondo l’ipotesi accusatoria, gli arrestati che farebbero parte dell'associazione terroristica sono: Mohammad Hannoun, vertice del comparto estero di Hamas e capo della cellula italiana. In qualità di legale rappresentante o amministratore di fatto di diverse associazioni, avrebbe diretto per oltre vent’anni un sistema di raccolta fondi formalmente destinati a scopi umanitari, dirottando in realtà oltre il 70 per cento delle somme al finanziamento diretto di Hamas o di enti a essa collegati. A lui viene attribuita la responsabilità di trasferimenti per 7.288.248,15 euro, soprattutto dopo il 7 ottobre 2023; Dawoud Ra’Ed Hussny Mousa, Elasaly Yaser, Al Salahat Raed e Albustanji Riyad Abdelrahim Jaber, indicati come membri del comparto estero e componenti della cellula italiana, con ruoli operativi nella gestione delle sedi territoriali, nella propaganda e nella raccolta e nel trasferimento dei fondi; Osama Alisawi, già ministro del governo di fatto di Hamas a Gaza, cofondatore nel 1994 dell’Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese (A.B.S.P.P.), destinatario diretto di parte dei finanziamenti e in contatto costante con Hannoun e gli altri indagati.

A questi si aggiungono altri arrestati accusati di concorso esterno nell’associazione terroristica: Abu Rawwa Adel Ibrahim Salameh, referente per il Nord-Est Italia; Abu Deiah Khalil, fondatore e legale rappresentante dell’Associazione Benefica La Cupola d’Oro, costituita nel dicembre 2023 e ritenuta strumentale alla prosecuzione delle attività di finanziamento nonostante i blocchi del circuito finanziario; Abdu Saleh Mohammed Ismail, domiciliato in Turchia, accusato di aver ricevuto e trasferito ad Hamas almeno 462.700 euro, anche in contanti.

L’utilizzo delle associazioni

Secondo gli inquirenti, il gruppo avrebbe operato per anni attraverso l’A.B.S.P.P., la sua articolazione come organizzazione di volontariato e altre associazioni create successivamente, raccogliendo fondi apparentemente destinati alla popolazione civile di Gaza.

In realtà, tali somme sarebbero state inviate, anche mediante triangolazioni internazionali, ad associazioni dichiarate illegali dallo Stato di Israele perché ritenute sotto il controllo di Hamas, nonché direttamente a esponenti dell’organizzazione. Parte dei fondi sarebbe stata destinata al sostentamento dei familiari di attentatori suicidi o di detenuti per reati di terrorismo, rafforzando il consenso e l’adesione alla strategia terroristica. L’indagine ha infine delineato l’esistenza di una rete europea strutturata di raccolta fondi, di cui l’articolazione italiana rappresentata dagli arrestati costituirebbe una componente stabile, inserita in un progetto strategico della leadership di Hamas. La strategia era sempre la stessa: sostenere finanziariamente l’organizzazione attraverso attività formalmente caritative.

La richiesta di protezione

"Il mio assistito si trova in questo momento in Questura mentre casa sua viene perquisita. Gli stanno portando via tutto, compresi i pochi soldi contanti che servono ai suoi famigliari impossibilitati a ritirare soldi dai conti correnti che gli sono stati bloccati ormai da anni”. Dario Rossi è l’avvocato che segue da sempre Mohammad Hannoun. E che di recente, dopo il foglio di via della questura di Milano di metà ottobre nei confronti del suo cliente, aveva compiuto un passo decisamente particolare. “Ero andato in questura – racconta Rossi – per chiedere una qualche forma di protezione per il mio cliente. Il foglio di via, la continua esposizione sui giornali, la campagna mediatica tesa a trasformarlo in un terrorista lo hanno messo in una posizione difficile. Mi ha detto che si sentiva minacciato. Ma invece della protezione è arrivato l’arresto…”.

Sequestrati pc e documenti

In casa di Hannoun, agenti della digos e militari della finanza hanno prelevato documenti cartacei e poi computer e materiale informatico. Anche il denaro contante, come sottolineato dall’avvocato, è stato sequestrato poiché si ritiene che Hannoun abbia finanziato Hamas attraverso la raccolta fondi. In tarda mattinata o nel primo pomeriggio, l’avvocato Rossi e altri legali cercheranno di incontrare Hannoun che dovrebbe essere rinchiuso nel carcere di Marassi in attesa degli interrogatori di convalida con la giudice Silvia Carpanini.

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