Giubileo, lo storico don Regoli: “Per Leone la chance unica di presentarsi subito ai fedeli”
di Iacopo ScaramuzziLeone XIV «ha avuto l’opportunità che altri Papi non hanno avuto nella storia». Don Roberto Regoli, professore di storia della Chiesa e storia del Papato alla Pontificia università Gregoriana, guarda al Giubileo che sta per concludersi con la prospettiva dei tempi lunghi. «Il Giubileo ha facilitato il legame tra il nuovo Papa e il popolo cattolico, per tanti è stata l’occasione per vederlo e sentirlo da vicino per la prima volta, una cosa che non sarebbe accaduta in un anno ordinario».
Come ha inciso la transizione sul Giubileo?
«E’ cominciato con un Papa, Francesco, su una sedia a rotelle, infermo, ma con un ruolo di leadership riconosciuto da tutti, adesso ci troviamo con un Papa che incede con passo spedito. Il programma era già tutto deciso, Leone ha rispettato la volontà del predecessore. Francesco aveva un approccio più pastorale, Leone più teologico».
I pellegrini hanno sempre voluto vedere il Papa?
«No, in passato le Chiese nazionali erano antagoniste rispetto a Roma a causa d…
Leone XIV «ha avuto l’opportunità che altri Papi non hanno avuto nella storia». Don Roberto Regoli, professore di storia della Chiesa e storia del Papato alla Pontificia università Gregoriana, guarda al Giubileo che sta per concludersi con la prospettiva dei tempi lunghi. «Il Giubileo ha facilitato il legame tra il nuovo Papa e il popolo cattolico, per tanti è stata l’occasione per vederlo e sentirlo da vicino per la prima volta, una cosa che non sarebbe accaduta in un anno ordinario».
Come ha inciso la transizione sul Giubileo?
«E’ cominciato con un Papa, Francesco, su una sedia a rotelle, infermo, ma con un ruolo di leadership riconosciuto da tutti, adesso ci troviamo con un Papa che incede con passo spedito. Il programma era già tutto deciso, Leone ha rispettato la volontà del predecessore. Francesco aveva un approccio più pastorale, Leone più teologico».
I pellegrini hanno sempre voluto vedere il Papa?
«No, in passato le Chiese nazionali erano antagoniste rispetto a Roma a causa dei sovrani che volevano autonomia dal centro papale. E’ negli ultimi due secoli che il cattolicesimo è diventato papalino. Dopo la Rivoluzione francese nell’immaginario pubblico si diffuse l’idea del Papa prigioniero, rafforzata da Pio IX con la presa di Roma. Nell’Ottocento sono migliorati i trasporti, nel Novecento la radio e la televisione hanno reso il Papa visibile ovunque. Oggi il fedele conosce meglio il nome del Papa che quello del proprio vescovo».
Il cardinale Tauran diceva che i fedeli venivano a Roma per vedere Giovanni Paolo II, ascoltare Benedetto XVI, toccare Francesco. E con Leone?
«C’è la curiosità scoprirlo. I fedeli vengono per vedere il Papa, conoscerlo, cercare una famigliarità. Anche i numeri hanno mostrato che la novità del nuovo Papa, complice la bella stagione, ha attirato molta gente».