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Gli amici di Sara Di Vita, morta per intossicazione: “Siamo arrabbiati, pensava a una gastrite”

Sara Di Vita 

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“Ci saremmo dovuti rivedere ieri”, raccontano Giovanna, Giuseppe e Donatella, 16 anni. “Domani dovevamo andare insieme a una festa al bar del paese. Ma non la incontreremo più”
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PIETRACATELLA (CAMPOBASSO) – Hanno lo sguardo smarrito. Non riescono a spiegarsi come sia stato possibile perdere un’amica nel giro di poche ore. Giovanna, Giuseppe e Donatella, di 16 anni, avevano parlato al telefono con Sara Di Vita, di un anno più piccola, nel giorno di Santo Stefano. “Domenica andiamo al compleanno, poi martedì alla festa al bar”. Avevano programmato tutto. Insomma, niente avrebbe fatto pensare alla tragedia che sarebbe seguita: i sintomi dell’intossicazione alimentare si sono aggravati, Sara è stata ricoverata in ospedale a Campobasso – dopo due dimissioni al pronto soccorso – ed è morta sabato sera, poche ore prima della madre. “Ci aveva detto che non era stata bene, che era andata in ospedale e che l’avevano dimessa dandole una cura abbastanza pesante”.

Che sintomi aveva?

“Pensava di avere una gastrite, una qualche forma di infezione, nulla di grave. Stava bene quando l’abbiamo sentita”.

Vi aveva parlato di possibili cause? Di un cibo in particolare andato a ma…

PIETRACATELLA (CAMPOBASSO) – Hanno lo sguardo smarrito. Non riescono a spiegarsi come sia stato possibile perdere un’amica nel giro di poche ore. Giovanna, Giuseppe e Donatella, di 16 anni, avevano parlato al telefono con Sara Di Vita, di un anno più piccola, nel giorno di Santo Stefano. “Domenica andiamo al compleanno, poi martedì alla festa al bar”. Avevano programmato tutto. Insomma, niente avrebbe fatto pensare alla tragedia che sarebbe seguita: i sintomi dell’intossicazione alimentare si sono aggravati, Sara è stata ricoverata in ospedale a Campobasso – dopo due dimissioni al pronto soccorso – ed è morta sabato sera, poche ore prima della madre. “Ci aveva detto che non era stata bene, che era andata in ospedale e che l’avevano dimessa dandole una cura abbastanza pesante”.

Che sintomi aveva?

“Pensava di avere una gastrite, una qualche forma di infezione, nulla di grave. Stava bene quando l’abbiamo sentita”.

Vi aveva parlato di possibili cause? Di un cibo in particolare andato a male?

“No, diceva soltanto che continuava a vomitare. Non sappiamo cosa abbia mangiato in particolare. Potrebbe essere accaduto nella cena del 23, quando la sorella che non ha accusato sintomi non aveva mangiato con il resto della famiglia”.

Non c’erano segnali d’allarme, quindi.

“No, ma comunque le abbiamo chiesto semplicemente come stesse, non era il caso di indagare ulteriormente perché comunque era stata in ospedale e non ci sembrava opportuno”.

Aveva lamentato il fatto di essere stata dimessa per due volte dal pronto soccorso?

“No, con noi no. Era comunque stanca, non volevamo stressarla con tante domande. Non ce lo aspettavamo proprio. Ci saremmo dovuti rivedere proprio ieri”.

Avreste dovuto festeggiare insieme?

“Ieri saremmo dovuti andare a un compleanno, mentre domani a una festa al bar del paese”.

Da quanto la conoscevate?

“Da sempre, siamo cresciuti assieme sin dall’asilo. Era una ragazza semplice, sempre sorridente, che aiutava gli altri. Era conosciuta tra noi ragazzi, così come la sua famiglia più in generale qui a Pietracatella”.

C’è rabbia.

“Sì, la situazione è stata gestita male. Una persona che va due volte in ospedale con gli stessi sintomi non può essere rimandata a casa. Forse, se le avessero ricoverate prima, avrebbero potuto salvarle”.

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