Un presidio a difesa della famiglia del bosco. “Non è giusto separare i genitori dai figli”
di Giulia BoeroUn presidio per tenere alta l’attenzione sulla famiglia del bosco. «Non siamo contro nessuno, anche noi vogliamo la scolarizzazione e la vaccinazione dei bambini, ma ci chiediamo perché – in assenza di violenza o altre ragioni particolari – debbano rimanere separati da entrambi i genitori».
Sono le parole di Paolo Lunghi, portavoce della rete di cittadini che a partire da venerdì 2 gennaio organizzerà un punto di raccolta nel terreno accanto alla casa di Nathan e Catherine, nel bosco in Contrada Mondoli trovato dal sindaco di Palmoli Giuseppe Masciulli e concesso da un privato. Una decisione presa dopo che il Tribunale per i minori dell’Aquila ha scelto di negare nuovamente il ricongiungimento familiare.
Appuntamento poi al 17 gennaio, quand…
Un presidio per tenere alta l’attenzione sulla famiglia del bosco. «Non siamo contro nessuno, anche noi vogliamo la scolarizzazione e la vaccinazione dei bambini, ma ci chiediamo perché – in assenza di violenza o altre ragioni particolari – debbano rimanere separati da entrambi i genitori».
Sono le parole di Paolo Lunghi, portavoce della rete di cittadini che a partire da venerdì 2 gennaio organizzerà un punto di raccolta nel terreno accanto alla casa di Nathan e Catherine, nel bosco in Contrada Mondoli trovato dal sindaco di Palmoli Giuseppe Masciulli e concesso da un privato. Una decisione presa dopo che il Tribunale per i minori dell’Aquila ha scelto di negare nuovamente il ricongiungimento familiare.
Appuntamento poi al 17 gennaio, quando sul terreno verrà posizionato anche un camper aperto giorno e notte per chi deciderà di stare in presidio. «Sono centinaia le persone interessate – continua Lunghi – Il sindaco di Palmoli ci appoggia. Così come molte altre persone sui social. In tantissimi ci seguiranno a distanza. Ci stiamo organizzando attraverso un gruppo whatsapp, veniamo da tutta Italia. Io per esempio sono di Pisa, lavoro come giornalista e saggista. La maggior parte invece proviene dal territorio, alcuni conoscono la famiglia. In presidio non saremo tanti, ma il sostegno è alto».
L’obiettivo è quello di continuare a mantenere l’attenzione sulla famiglia del bosco, per assicurarsi che le decisioni prese vadano a beneficio esclusivo dei bambini. Solo qualche giorno fa lo psichiatra e professore dell’Università Gregoriana Tonino Cantelmi, nominato consulente della difesa, si era esposto chiedendosi se le modalità di intervento scelte dal Tribunale non avessero ricadute traumatiche. Sarà lui a lavorare alla controperizia psichica sui tre bambini.
«La recisione netta dei legami e l’inserimento dei bambini in una struttura protetta potrebbe non rappresentare davvero la soluzione migliore – aveva detto in un’intervista a Repubblica - Con questo, voglio sottolineare la necessità di un equilibrio, di una delicatezza nel trattare questo caso importante. E non metto in dubbio l’intenzione buona di chi ha agito finora. D’altro canto, siamo tutti alla ricerca di un equilibrio virtuoso».
Intanto, mentre papà Nathan continua a vivere da solo a Palmoli e mamma Catherine è nella struttura protetta dove tre volte al giorno può vedere i bambini - ospitati lì dal 20 novembre scorso - i legali hanno scelto un pool di mediatori culturali che in queste ore hanno già iniziato a studiare le carte del Tribunale. A essere nominati, un sociologo, un neuropsichiatra infantile e una pediatra.
Anche per quanto riguarda la scolarizzazione, uno dei nodi sicuramente più intricati della vicenda, la decisione sarebbe presa: salvo cambi di programma, sarà un’insegnante dell’istituto comprensivo di Palmoli – come prospettato dall’avvocato Maria Luisa Palladino, tutrice dei minori – a recarsi fisicamente nella struttura protetta dove vivono attualmente i bambini, per avviare un nuovo percorso scolastico.
Nathan e Catherine avevano difeso la loro scelta dell’unschooling, l’apprendimento naturale senza schemi rigidi, rivendicando la libertà di educare i propri figli secondi i ritmi della natura e le curiosità individuali. Una scelta non condivisa però dal Tribunale, che aveva parlato di un percorso di istruzione quasi del tutto mancato.