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Venezuela, secondo maxi rilascio di prigionieri politici. Ma non c’è Alberto Trentini

(ansa)

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Il 24 dicembre erano stati liberati altri 99 detenuti. L’Italia segue da vicino il processo. L’appello di Don Ciotti: “Non lasciare nulla di intentato”
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Ottantasette prigionieri politici stanno lasciando in queste ore le carceri venezuelane di El Tocoron, nello Stato di Aragua, ed El Rodeo, nei pressi di Caracas, dove da 413 giorni è detenuto il cooperante italiano Alberto Trentini. Un maxi rilascio che l’Italia segue da vicino e con attenzione. E che qualcosa si stia muovendo sembra suggerirlo il tweet, in italiano e spagnolo, postato dal vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani.

“Nel delicato quadro di tensione che interessa l’area latino-americana – ha scritto su X il ministro - l’Italia ribadisce il primato del diritto internazionale e la preminenza della diplomazia nella risoluzione delle controversie”. Parole diplomaticamente pesanti, soprattutto nel quadro dell’escalation di tensione fra Venezuela e Usa, che poco più di 48 ore fa, per la prima volta hanno colpito su suolo venezuelano, distruggendo un molo secondo la Cia usato dai narcos. “Sottolineiamo l’importanza della cooperazione tra Stati per contrastare il narco…

Ottantasette prigionieri politici stanno lasciando in queste ore le carceri venezuelane di El Tocoron, nello Stato di Aragua, ed El Rodeo, nei pressi di Caracas, dove da 413 giorni è detenuto il cooperante italiano Alberto Trentini. Un maxi rilascio che l’Italia segue da vicino e con attenzione. E che qualcosa si stia muovendo sembra suggerirlo il tweet, in italiano e spagnolo, postato dal vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani.

“Nel delicato quadro di tensione che interessa l’area latino-americana – ha scritto su X il ministro - l’Italia ribadisce il primato del diritto internazionale e la preminenza della diplomazia nella risoluzione delle controversie”. Parole diplomaticamente pesanti, soprattutto nel quadro dell’escalation di tensione fra Venezuela e Usa, che poco più di 48 ore fa, per la prima volta hanno colpito su suolo venezuelano, distruggendo un molo secondo la Cia usato dai narcos. “Sottolineiamo l’importanza della cooperazione tra Stati per contrastare il narcotraffico e tutelare vite umane”, ha affermato Tajani, che per la prima volta dall’inizio dell’offensiva Usa contro il governo Maduro, interviene con tanta nettezza sulla questione.

Secondo alcune fonti, una dichiarazione da leggere nel quadro di interlocuzioni in corso sulla sorte del cooperante italiano. Fra Natale e Capodanno, circa centottanta detenuti politici hanno lasciato il carcere. Una settimana fa, le autorità hanno annunciato il rilascio di 99 persone, sebbene solo una settantina secondo ong locali avrebbero effettivamente lasciato il carcere. Per quanto riguarda l’ultima maxi-liberazione invece, al momento, è stata resa nota l’identità solo di 30 degli 87 detenuti liberati, fra cui solo, di nazionalità venezuelana, uno avrebbe lasciato El Rodeo. Un secondo detenuto, di cui al momento non si conosce il nome, secondo l’ong Foro Penal, potrebbe farlo a breve.

L’appello di Don Ciotti

Di Alberto Trentini ha parlato ieri don Luigi Ciotti, presidente e fondatore di Libera e del Gruppo Abele, che per lui ha lanciato un appello: “Ogni giorno mobilitiamoci, organizziamoci e restiamo tutti dalla parte di Alberto, dalla parte della libertà e della dignità della vita umana". L’Italia, “che nelle occasioni pubbliche siede al fianco dei 'grandi' ha il dovere di tentare il tutto e per tutto per riportarlo a casa dai suoi genitori", ha sottolineato.

Altri ostaggi sono stati rilasciati, anche di Paesi apertamente ostili al governo venezuelano - ricorda – È il momento di dimostrare che l'Italia ha una credibilità internazionale e sa farla valere". Mette il dito nella piaga della diplomazia nazionale e internazionale il presidente di Libera. "Da una parte c'è la facciata: le passerelle dei politici negli incontri internazionali, i sorrisi, le promesse e le strette di mano - osserva - dall'altro speriamo ci sia sostanza: un dialogo serrato che mobilita qualsiasi risorsa per la vita di Alberto Trentini".

Secondo don Ciotti, "nessuna opzione va trascurata. Nessun contatto perso. Nessuna risorsa materiale e immateriale risparmiata. Perché Alberto non ha risparmiato le sue energie e il suo coraggio e noi gli dobbiamo lo stesso sforzo generoso. Lottare per la libertà di Alberto Trentini, significa lottare perché chiunque possa essere libero, in Venezuela, in Italia e nel resto del mondo. Significa affermare che la libertà è un diritto universale che supera ogni interesse di parte".

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