Il nostro amico Trystan Pidoux è tra i dispersi. Da quanto sappiamo, l’incendio si è sviluppato proprio sopra il suo tavolo. Non abbiamo notizie, se non che il suo telefono e la sua carta d’identità sono stati trovati nel seminterrato». Quando sono passate ormai più di quaranta ore dal rogo che in pochi minuti ha divorato il bar Le Constellation a Crans-Montana c’è ancora chi cerca i propri cari.
Alcuni sanno che sono feriti ma non riescono a individuare l’ospedale in cui sono stati ricoverati, altri non sanno assolutamente nulla. Come gli amici di Trystan, che lo hanno riconosciuto fra le ultime, terrificanti, immagini registrate nel locale mentre le fiamme iniziano a divorare il soffitto. Da allora, di lui non si hanno notizie. E allora si chiede alla rete: Facebook, X, Instagram, dove è nata una pagina dedicata esclusivamente agli avvisi di ricerca dei dispersi, TikTok, gruppi whatsapp, rilanciati da media piccoli e grandi.
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Il nostro amico Trystan Pidoux è tra i dispersi. Da quanto sappiamo, l’incendio si è sviluppato proprio sopra il suo tavolo. Non abbiamo notizie, se non che il suo telefono e la sua carta d’identità sono stati trovati nel seminterrato». Quando sono passate ormai più di quaranta ore dal rogo che in pochi minuti ha divorato il bar Le Constellation a Crans-Montana c’è ancora chi cerca i propri cari.
Alcuni sanno che sono feriti ma non riescono a individuare l’ospedale in cui sono stati ricoverati, altri non sanno assolutamente nulla. Come gli amici di Trystan, che lo hanno riconosciuto fra le ultime, terrificanti, immagini registrate nel locale mentre le fiamme iniziano a divorare il soffitto. Da allora, di lui non si hanno notizie. E allora si chiede alla rete: Facebook, X, Instagram, dove è nata una pagina dedicata esclusivamente agli avvisi di ricerca dei dispersi, TikTok, gruppi whatsapp, rilanciati da media piccoli e grandi.
Crans-Montana, le fiamme avvolgono il soffitto del locale mentre i ragazzi filmano e cantano
«Se i nostri figli sono morti, ce lo dicano. Sono passate più di quaranta ore. Se mio figlio è all’obitorio, voglio stargli vicino. Se è in terapia intensiva, il mio posto è accanto a lui», dice esausta Laetitia Brodard, madre di Arthur, sedici anni a stento e una faccia da bambino nelle foto che lei ha diffuso su tutti i social. Inutilmente. Di lui non sono arrivate notizie, solo un ultimo video in cui lo si vede in quella sala diventata una pira. E allora ci si aggrappa alla speranza che sia fra quei sei feriti non ancora identificati. Gravi, gravissimi. Ma ancora vivi.
Lo stesso fanno a Lutry, paesino non distante da Crans-Montana, che ha perso quasi un quarto della sua giovanile di calcio in quel rogo. Tutti ragazzini dai 16 ai 18 anni, che lì erano di casa e per questo la notte di Capodanno avevano prenotato un tavolo per dodici. «Uno dei giocatori dell’under 17 è ricoverato, di altri tre o quattro non si hanno più notizie», ha detto a Blick il presidente del club Fc Lutry, Stephane Bise.
A poca distanza da loro, quella sera, c’era un’altra tavolata di giovani calciatori. Un po’ più grandi, già nel giro dei club nazionali e internazionali, in passato tutti nelle giovanili del Metz, squadra della Serie A francese. Solo uno, il lussemburghese Eliot Thelen, oggi nella primavera del Pescara, può raccontare cosa sia successo quella notte perché ha riportato solo lievi ustioni alle mani. Tahirys Dos Santos, è ricoverato in gravi condizioni all’ospedale di Stoccarda, mentre Hugo Hare, oggi al Quevilly-Rouen, ha ustioni del decimo grado alle mani e al viso.
La mamma di Matéo invece lo cerca ancora, fra elenchi, ospedali e morgue. «Purtroppo non ci sono ancora notizie». Era il dj del bar Le Constellation. Lì per tutti era Neò. «Non è nella lista dei feriti, non ci hanno ancora comunicato ufficialmente la sua morte, continuiamo a credere in un miracolo», scrive la donna che chiede a chiunque notizie e aggiornamenti e promette di darne. Stefan Ivanovic invece lo cercano gli amici. «Un orso buono», «un armadio», «un omone di quasi due metri buono come il pane», raccontano di lui. Una ragazza lo riconosce dalle foto, dice che quella sera era alla porta, ma quando la notizia dell’incendio si è diffusa è tornato dentro per cercare di aiutare chi fosse rimasto intrappolato. È l’ultima volta che è stato visto, l’ultima cosa che si sia saputa di lui.
Lenny sgrana il ricordo dei tatuaggi della sua storica ex, Noemi Dabin, su ogni pagina su cui siano pubblicati avvisi di ricerca: «Il simbolo dell’infinito con le lettere“C,L,A,N” dietro la spalla destra, il profilo della Thailandia sulle costole, un serpente sulla coscia, un triangolo con una palma e un gatto e per un aereo dietro l’orecchio». Era con un’amica, Pauline Peressini, trovata fra i feriti a Zurigo. Di lei invece sembra non ci sia traccia. «Chiunque sappia qualcosa, contatti i familiari». Ci sperano ancora, come quelli della 22enne francese Amelie Pralong, che dalle prime ore del nuovo anno chiedono sui social: «Tesoro mio, dove sei?».
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