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Eduscopio 2025, scuole eccellenti d’Italia: in Veneto il liceo migliore. Bocciati i quadriennali

(ansa)
I risultati della ricerca di quest’anno della Fondazione Agnelli. Sotto esame il percorso breve: “Alunni meno preparati”
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Dietro una facciata in cortina di mattoncini rossi c’è una scuola che stavolta ha registrato le migliori performance. È il liceo scientifico di scienze applicate Giovanni Battista Ferrari. Si trova a Este, in provincia di Padova. E nell’edizione 2025 di Eduscopio (www.eduscopio.it), il portale che da undici anni mette a confronto gli istituti per aiutare le famiglie a orientarsi, ha raggiunto un punteggio di 94,5 per quanto riguarda gli esiti universitari. La maggior parte dei diplomati del Ferrari ha scelto facoltà di studi umanistici o giuridico-politici. E il calcolo deriva dalla media ponderata tra i voti d’esame ottenuti dalle matricole e i crediti conquistati.

La scelta più adatta

Se così si presenta come il liceo migliore d’Italia, va ricordato che lo scopo del r…

Dietro una facciata in cortina di mattoncini rossi c’è una scuola che stavolta ha registrato le migliori performance. È il liceo scientifico di scienze applicate Giovanni Battista Ferrari. Si trova a Este, in provincia di Padova. E nell’edizione 2025 di Eduscopio (www.eduscopio.it), il portale che da undici anni mette a confronto gli istituti per aiutare le famiglie a orientarsi, ha raggiunto un punteggio di 94,5 per quanto riguarda gli esiti universitari. La maggior parte dei diplomati del Ferrari ha scelto facoltà di studi umanistici o giuridico-politici. E il calcolo deriva dalla media ponderata tra i voti d’esame ottenuti dalle matricole e i crediti conquistati.

La scelta più adatta

Se così si presenta come il liceo migliore d’Italia, va ricordato che lo scopo del ranking di Eduscopio, sottolinea la Fondazione Agnelli che lo redige, «è favorire gli studenti nella scelta della scuola superiore più adatta alle proprie aspettative, mettendo a paragone ciascun indirizzo di studio nel territorio di residenza, e non di stabilire graduatorie nazionali che non possono essere di grande utilità».

È difficile pensare infatti che un ragazzo che vive a Lecce o a Cuneo possa finire, a quattordici anni, a studiare a Padova. La lente d’osservazione dev’essere più che altro locale. Ed ecco allora che, città per città, si trovano più conferme che sorprese, con sali e scendi minimi e qualche new entry tra i primi posti.

Classici, scientifici e tecnici economici

A Torino cambiano i vertici di classici e scientifici, occupati ora dal Cavour e dall’Agnelli (privato). Il Berchet riconquista il primato tra i classici di Milano, mentre a Roma, dove Visconti e Righi restano stabilmente in testa, la svolta in classifica si ha tra i tecnici-economici con l’avanzare di tre istituti prima fuori podio. Ancora, se Bologna, Firenze, Genova, Venezia e Napoli non regalano grandi emozioni, a Palermo sale il Garibaldi tra i classici, il Gonzaga (privato) tra gli scientifici, il Rutelli tra i tecnici.

Il percorso quadriennale

Ma c’è un’altra novità. Tra il milione e più di diplomati italiani analizzati dal gruppo di lavoro coordinato da Martino Bernardi, ce ne sono 2.112 che hanno frequentato il percorso quadriennale avviato in via sperimentale dal 2018. Bene, i risultati all’università dei diplomati quadriennali risultano nel complesso inferiori a quelli dei loro colleghi quinquennali, sia per i voti agli esami, con percentuali considerevoli, che per il numero di crediti, sebbene meno nettamente.

La (non) efficacia delle sperimentazioni

«Gli esiti della nostra analisi — commenta il direttore della Fondazione Agnelli, Andrea Gavosto — suggeriscono che un percorso quadriennale che anticipi a 18 anni l’uscita dalla scuola secondaria, in assenza di un profondo ripensamento didattico e organizzativo, potrebbe avere effetti negativi sulle competenze degli studenti e sulle loro prospettive successive. Non è vero, peraltro, che nella maggior parte dei Paesi europei la scuola secondaria finisca a 18 anni, come talvolta si afferma. Prima di mettere a sistema riforme con l’obiettivo di migliorare la qualità degli apprendimenti e le opportunità di successo, sarebbe doveroso valutare l’efficacia delle sperimentazioni, così da poter intervenire per tempo. Purtroppo, nel nostro Paese, non sempre avviene».

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