La pagina Instagram diventata informale centro di coordinamento ricerche degli scomparsi adesso è desolatamente vuota. Uno ad uno, gli avvisi con i volti sorridenti di ragazze e ragazzi inghiottiti dal bar Le Constellation sono stati ritirati. Solo alcuni sono stati ritrovati fra i feriti rimasti per giorni senza identità, di molti altri, cercati a lungo e invano da amici e famiglie, è stato trovato solo il corpo fra i quaranta allineati nel centro funebre di Sion.
La pagina Instagram
“La pagina non è stata ancora chiusa perché ci sono ancora richieste d’aiuto dei familiari e conversazioni private in corso con loro. In queste ore così dure, prendetevi cura di voi e di chi vi sta vicino”, recita l’ultimo messaggio. Altri profili social, sono Spoon River digitale che raccoglie e racconta le storie dei ragazzi che fuoco, calca, fumo, ma forse soprattutto un locale gestito in barba a ogni misura di sicurezza, hanno ucciso.
Il più giovane: 14 anni
Studenti, lavoratori, avventori fissi, persone capitate lì per caso. Il più giovane, Noa Thévenot, aveva appena quattordici anni. La famiglia si è chiusa nel silenzio, è stata la sua squadra di calcio, il Racing Besançon, dell’omonimo paesino francese, a dare la notizia con un post in cui lo mostra con la faccia da bambino che non crescerà più. Di Arthur Brodard, sedicenne svizzero, è stata invece la madre, diventata simbolo dei familiari alla disperata ricerca di informazioni, a dare la notizia. “Il mio Arthur è andato a far festa fra le stelle”, ha detto devastata da angoscia e dolore, ringraziando però chiunque le abbia dato supporto nelle lunghe ore passate a sperare. Contro ogni logica, contro l’aritmetica, volendo credere in un miracolo. Lo stesso aveva fatto la madre di Trystan Pidoux, dopo averlo riconosciuto in uno dei video che hanno immortalato il momento in cui l’incendio ha iniziato a divorare il pub. E anche lei si è dovuta rassegnare quando l’esame del dna ha emesso una sentenza inequivocabile.
Il buttafuori, il dj, la cameriera
Stefan, Teo, Cyane al bar Le Constellation non si stavano divertendo. Erano lì per lavorare. Serbo d’origine, Stefan Ivanovic era uno dei buttafuori, quella notte, appena saputo dell’incendio è tornato dentro per salvare più ragazzi possibile. Lo ha raccontato una sopravvissuta, che era lì quella sera e non potrà mai dimenticare quell’omone di quasi due metri rientrato all’inferno mentre tutti cercavano di fuggire. Non è più riuscito a uscire. Matéo Lesguer - Teo, per la madre che disperatamente lo ha cercato su tutti i social, Neo per chi lo ascoltava ogni sera - del Constellation era il dj. Niente male per un ragazzo di 23 anni appena, che studiava da sviluppatore web, mentre cercava la sua strada dietro la console dei locali. Una stagione a Crans Montana, diceva agli amici, poteva essere una svolta. E invece. Anche Cyane Panine, 24 anni, lavorava come stagionale. Era una delle cameriere del pub diventato una pira, quella sera era di turno, nessuno da lì l’ha vista uscire.
Le speranze deluse
Per Noemie Dabin si è sperato fino all’ultimo. L’amica con cui era quella sera, Pauline Perissinetti è stata trovata fra i ricoverati a Zurigo, si ipotizzava, si voleva disperatamente farlo, che da qualche parte, nel caos dei primi soccorsi, ci fosse anche lei. Amici e parenti l’hanno cercata senza pause, sui social hanno descritto minuziosamente la mappa dei suoi tatuaggi, nella speranza che qualcuno ne individuasse almeno uno, risparmiato fra le fiamme, fra i corpi dei ricoverati. Ma Noemie era fra le salme portate via già il primo giorno dalla carcassa bruciata di Le Constellation. Come Amelie Pralong, ventiduenne francese, diventata volto noto dopo lo straziante appello del nonno ai media.
Il dipendente del casino
Per Giovanni Putelli, nome italiano, nazionalità svizzera, la sorella ha pubblicato avvisi di ricerca su ogni social. Padre di due bambini di 3 e 5 anni, a Crans ci era andato per lavorare, era uno dei dipendenti del vicino casino, quella sera aveva approfittato del giorno libero per concedersi una serata di svago. Alla fine, tutti o quasi erano lì per questo, una serata di festa in un posto considerato sicuro. Non ne avevano dubbi i genitori di Charlotte Niddam, quindicenne israelo-franco-britannica, il cui corpo è stato individuato dagli esperti della Zaka, la squadra speciale israeliana che si occupa del recupero e dell’individuazione delle vittime dopo le catastrofi.
La piccolissima porta d’ingresso
Anche Alice Kallergis aveva 15 anni. Era in vacanza con il fratello Romain, ma quella sera avevano deciso di andare in due locali diversi. Non era lontano, davanti al Le Constellation in fiamme è arrivato pochi minuti dopo che l’incendio è scoppiato. “Volevo andare dentro a cercarla, ma non mi hanno fatto passare. Continuavo a chiamarla, ma non mi rispondeva – ha raccontato poche ore dopo l’incendio - La porta d’ingresso era piccolissima, c’era gente che spingeva, urlava, si accalcava, si spintonava, persone incoscienti a terra, la situazione era tragica. La maggior parte delle persone che ho visto erano ragazzini, dai 13 ai 15 anni, facevano entrare tutti. Non può essere legale”. Una domanda a cui adesso toccherà alla magistratura svizzera rispondere.