✕

Così vedremo il lato oscuro della Luna: la missione intorno al satellite dopo oltre mezzo secolo

Illustrazione della missione Artemis 

Ascolta l'audio

Artemis II è in partenza a febbraio: quattro astronauti orbiteranno per dieci giorni
2 minuti di lettura

Il 2026 sarà l’anno della Luna, quello in cui l’essere umano tornerà verso il satellite dopo più di mezzo secolo (l’ultima navicella Apollo è del 1972). Quattro astronauti, tre americani e un canadese, si imbarcheranno nella missione Artemis II, orbiteranno per dieci giorni attorno alla Luna, osserveranno coi loro occhi il lato oscuro che era rimasto nascosto anche ai protagonisti di Apollo, per poi tornare a Terra.

La data del lancio non è ancora stata fissata dalla Nasa. Si parla di febbraio o aprile, comunque dei primi mesi dell’anno salvo contrattempi. Solo in seguito, e sarà probabilmente questione di almeno un altro paio di anni, uno stivale di astronauta proverà a calcare di nuovo la polvere grigia e sottile del satellite (e potrebbe essere quello di un italiano: in lizza Samantha Cristoforetti e Luca Parmitano). Il presidente americano Donald Trump vuole che avvenga entro la fine del suo mandato nel 2028, per poi realizzare una base abitabile permanente. Da lì – ma questa volt…

Il 2026 sarà l’anno della Luna, quello in cui l’essere umano tornerà verso il satellite dopo più di mezzo secolo (l’ultima navicella Apollo è del 1972). Quattro astronauti, tre americani e un canadese, si imbarcheranno nella missione Artemis II, orbiteranno per dieci giorni attorno alla Luna, osserveranno coi loro occhi il lato oscuro che era rimasto nascosto anche ai protagonisti di Apollo, per poi tornare a Terra.

La data del lancio non è ancora stata fissata dalla Nasa. Si parla di febbraio o aprile, comunque dei primi mesi dell’anno salvo contrattempi. Solo in seguito, e sarà probabilmente questione di almeno un altro paio di anni, uno stivale di astronauta proverà a calcare di nuovo la polvere grigia e sottile del satellite (e potrebbe essere quello di un italiano: in lizza Samantha Cristoforetti e Luca Parmitano). Il presidente americano Donald Trump vuole che avvenga entro la fine del suo mandato nel 2028, per poi realizzare una base abitabile permanente. Da lì – ma questa volta non ci sono nemmeno previsioni di date affidabili – gli esseri umani proveranno a spiccare il salto su Marte.

La Nasa non è comunque la sola a mettere la Luna nel mirino. Il satellite è il traguardo di una competizione silenziosa con la Cina. Entrambe le superpotenze vogliono imprimere per prime la loro orma sul polo sud lunare, quello più ricco di acqua sotto forma di ghiaccio e, in una prospettiva più lunga e incerta, di risorse minerarie.

Il rover cinese Yutu 

Artemis II, che segue il lancio di prova senza equipaggio di Artemis I a novembre 2022, non sarà dunque solo uno spettacolo scientifico e tecnologico che la Nasa sfrutterà con l’abilità mediatica che le è nota, sottolineando che mai una missione con uomini a bordo si sarà allontanata tanto dalla Terra. Sarà anche il primo miglio di una maratona che avrà un impatto sull’equilibrio geopolitico del nostro pianeta. E che l’agenzia spaziale americana si appresta ad affrontare con un personale ridotto del 20% e un budget del 25% proprio per volontà dell’amministrazione Trump.

La prova generale del lancio, al Kennedy Space Center in Florida, si è svolta il 20 dicembre. I quattro astronauti hanno indossato la tuta e sono saliti sull’ascensore che li ha portati nella capsula Orion, in cima allo Space Launch System (Sls), l’enorme razzo capace di percorrere gli oltre 350mila chilometri di distanza fra noi e il satellite. Qui hanno allacciato le cinture di sicurezza e hanno simulato le operazioni di lancio.

I quattro astronauti di Artemis II durante la prova generale (afp)

Attorno al satellite, nel 2026, non circolerà solo Artemis. Una serie di sonde (senza esseri umani a bordo) proverà ad allunare per raccogliere informazioni scientifiche utili alle missioni successive. La Cina manderà un rover, cioè un robot con le ruote, al polo sud, seguito da un cosiddetto hopper, un altro robot capace di saltare tra i crateri alla ricerca dei punti più ricchi di ghiaccio.

Gli Stati Uniti invece invieranno alcune missioni private. Una, condotta dall’azienda Blue Origin di Jeff Bezos (fondatore di Amazon), farà allunare una navicella del tutto simile a quella che sarà usata dagli astronauti, ma senza nessuno a bordo, trattandosi di un test. Si chiamerà Blue Moon e sarà alta 8 metri, quasi il doppio delle navicelle Apollo. Altre aziende statunitensi come Astrobotic Technology, Firefly Aerospace e Intuitive Machines lanceranno sonde per fini esplorativi.

La scienza sarà la prima a beneficiarne, ma il fine ultimo di Washington e Pechino sarà costruire una base permanente sul satellite per fini politici ed economici. Lo scopo di Artemis, ha detto chiaramente Trump in un discorso il 18 dicembre, è “affermare la leadership americana nello spazio, porre le basi per lo sviluppo economico lunare, preparare il viaggio verso Marte e ispirare la prossima generazione di esploratori americani”.

Leggi i commenti