Cronaca

Strage di Crans-Montana, il Comune ammette: “Nessun controllo al pub”

Strage di Crans-Montana, il Comune ammette: “Nessun controllo al pub”

Per almeno sei anni “Le Constellation” non ha subìto ispezioni. E i parenti delle vittime chiedono che paghino anche le istituzioni

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Il luogo in cui questa verità viene «amaramente» annunciata ha un peso simbolico. Al centro congressi “Le Régent”, fino a pochi giorni fa, padri e madri disperate attendevano notizie dei loro figli inghiottiti dal fuoco. Ora, invece, il sindaco di Crans-Montana ammette che dal 2020 al 2025 nessun controllo – in teoria annuale – è stato effettuato nel bar Le Constellation. Parole che provocano la rabbia dei familiari delle vittime, che attraverso i loro legali si dicono «costernati».

Il proprietario del bar su due piani dove l’incendio di Capodanno ha causato 40 morti e 116 feriti ottiene il permesso per costruire una veranda esterna nel 2015, quando ancora il Comune si chiama Chermignon (nel 2017 l’unione tra quattro amministrazioni). Quell’anno partono anche i lavori interni nel seminterrato ma per quelli, dice il sindaco, non servono autorizzazioni. Né gli ispettori sarebbero tenuti a controllare la qualità della «schiuma» insonorizzante sul tetto che la notte del 31 dicembre ha preso fuoco.

E poi? Un’ispezione nel 2016, una nel 2018, un’altra nel 2019. Relazioni «positive». Fino all’oblio. Dal 2020 al 2025, al Constellation le autorità non entrano. Se non pochi mesi fa per dei controlli sul «rumore». Eppure, nel 2025, gli esperti del Comune hanno fatto 1.430 verifiche anti incendio, 40 in locali pubblici. Non qui. Dove Jacques Moretti ha pure fatto richiesta, lo scorso 19 dicembre, di aumentare i posti a sedere nella veranda e di chiuderla con pareti di vetro: se a Capodanno il suo progetto fosse già stato realizzato, più ragazzi sarebbero morti per l’impossibilità di scappare dalla trappola.

«La quantità sconcertante di manchevolezze nei controlli pone con ancor maggiore urgenza la questione della messa sotto inchiesta del Comune», dice l’avvocato Romain Jordan, che segue le famiglie delle vittime. E il fatto che l’amministrazione voglia costituirsi parte civile «significa spogliare le vere vittime del loro statuto, è inaccettabile». Gli avvocati protestano perché durante gli interrogatori dei testimoni sono ammessi i difensori degli indagati ma non quelli dei familiari.

Jacques e Jessica Moretti saranno presto sentiti. Il responsabile della sicurezza del Comune è stato interrogato. La procura ha creato un pool di 4 magistrati che segue il caso. La Procura di Parigi ha aperto un’inchiesta per assistere i connazionali coinvolti. Il sindaco di Crans ieri è uscito dal centro congressi scortato dalla polizia. Ha vietato l’uso di ogni «dispositivo pirotecnico nei luoghi chiusi». Ma è troppo tardi. Lo scandalo è politico: «I test sui materiali, soprattutto su schiume, sono una parte fondamentale delle ispezioni. Sono più che scioccato. Sono arrabbiato», tuona il consigliere di Stato del Vallese Stéphane Ganzer. E dopo l’aggressione di troupe Rai da parte di persone vicine ai Moretti, interviene il ministro Antonio Tajani: non si devono permettere «in nessun modo atti di violenza o intimidazione contro la stampa».

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