Crans- Montana, “L’ultima telefonata prima del rogo. Quella sera Riccardo era davvero felice”
di Alessandra Ziniti«Era così contento quest’anno a Crans-Montana, per la prima volta aveva la sua comitiva di amici con cui sciare, con cui passare Capodanno invece di stare sempre con i genitori. Riccardo stava diventando un bell’uomo, un uomo affascinante».
Per la prima volta accenna ad un tenero sorriso dopo una settimana di straziante dolore Carla Scotto Lavina, mamma di Riccardo Minghetti, fuori dalla Basilica di San Pietro e Paolo.
Signora, attorno a voi si sono stretti centinaia di ragazzi. Una testimonianza di grande affetto per il suo Riccardo.
«È stato commovente e triste insieme vedere così tanti ragazzi alle prese con uno dei primi grandi dolori della vita».
Qual è l’ult…
«Era così contento quest’anno a Crans-Montana, per la prima volta aveva la sua comitiva di amici con cui sciare, con cui passare Capodanno invece di stare sempre con i genitori. Riccardo stava diventando un bell’uomo, un uomo affascinante».
Per la prima volta accenna ad un tenero sorriso dopo una settimana di straziante dolore Carla Scotto Lavina, mamma di Riccardo Minghetti, fuori dalla Basilica di San Pietro e Paolo.
Signora, attorno a voi si sono stretti centinaia di ragazzi. Una testimonianza di grande affetto per il suo Riccardo.
«È stato commovente e triste insieme vedere così tanti ragazzi alle prese con uno dei primi grandi dolori della vita».
Qual è l’ultimo ricordo che conserva di suo figlio?
«Il 31 gennaio, io ero a sciare con i miei amici, lui con i suoi. Ci siamo incontrati alla base della seggiovia, lui mi ha chiamato: “Mamma, mamma”, poi si è avvicinato, ha abbassato la testa e si è fatto dare un bacio. E poi l’ultima telefonata... ».
Quando è stata?
«Mi ha chiamato dal Le Constellation,sarà stata mezzanotte e mezza, era felice: “Mamma, ci stiamo divertendo”».
Poi il disastro. Come ha saputo?
«Mi ha chiamato mia figlia che si trovava fuori dal locale. Lei ha cercato di aiutare qualcuno a uscire. “Non venire”, mi ha detto e io ovviamente sono corsa. C’erano ragazzi riversi sui divanetti, erano irriconoscibili, era impossibile trovare tuo figlio lì. Erano tutti ragazzini in quel locale».
Come ha vissuto quei terribili giorni dell’attesa?
«Condividere questo dolore con altre persone, con genitori che stavano vivendo il nostro dramma ci ha dato forza».
Avete avuto anche il sostegno immediato delle istituzioni, l’aiuto psicologico.
«Sì e come ha detto la mamma di Achille Barosi, mia amica, sono orgogliosa di essere italiana. Ringrazio di cuore la presidente Giorgia Meloni che ci è stata vicina personalmente, il ministro Antonio Tajani. Ringrazio i diplomatici italiani, le forze dell’ordine, la protezione civile, i tanti volontari che ci sono stati vicini nei giorni scorsi con tanta umanità».
Prova rabbia per quello che è accaduto? Le responsabilità dei gestori sembrano evidenti.
«Non provo rabbia, ma solo un dolore enorme. Ma certamente adesso non possiamo che attenderci giustizia per i nostri ragazzi».