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Barista ucciso a Venezia, arrestato il presunto killer: è un vigile urbano. Il pm: “Un’esecuzione”

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Sergiu Tarna, 25 anni, è morto per un colpo di pistola alla tempia: è stato trovato il 31 dicembre scorso in un terreno agricolo a Malcontenta di Mira. L’assassino, che secondo gli investigatori non avrebbe agito da solo, è prima fuggito in Spagna, poi ha deciso di tornare in Italia ed è stato fermato il 5 gennaio dai carabinieri
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Il cerchio si era già stretto su di lui ma una telefonata al padre, in cui gli annunciava l'intenzione di fuggire in Spagna, lo ha incastrato definitivamente. Sarebbe un vigile urbano in servizio a Venezia, Riccardo Salvagno, l'assassino di Sergiu Tarna, il barista moldavo di 25 anni trovato morto il 31 dicembre nelle campagne di Malcontenta di Mira in provincia di Venezia. Il presunto killer, un passato da vigilante privato e una fallita avventura in politica con la candidatura alle elezioni comunali del 2024, dopo il delitto è effettivamente fuggito in Spagna ma dopo qualche giorno ha deciso di tornare in Italia ed è stato arrestato nella notte tra il 5 e il 6 gennaio.

Il giorno del delitto l’uomo era in servizio alla polizia locale di Venezia e avrebbe sparato con la sua pistola d'ordinanza, ma l’arma del delitto non è stata trovata. Il procuratore reggente di Venezia Stefano Ancilotto e il sostituto Christian Del Turco hanno emesso un provvedimento di fermo nei suoi confronti: è a…

Il cerchio si era già stretto su di lui ma una telefonata al padre, in cui gli annunciava l'intenzione di fuggire in Spagna, lo ha incastrato definitivamente. Sarebbe un vigile urbano in servizio a Venezia, Riccardo Salvagno, l'assassino di Sergiu Tarna, il barista moldavo di 25 anni trovato morto il 31 dicembre nelle campagne di Malcontenta di Mira in provincia di Venezia. Il presunto killer, un passato da vigilante privato e una fallita avventura in politica con la candidatura alle elezioni comunali del 2024, dopo il delitto è effettivamente fuggito in Spagna ma dopo qualche giorno ha deciso di tornare in Italia ed è stato arrestato nella notte tra il 5 e il 6 gennaio.

Il giorno del delitto l’uomo era in servizio alla polizia locale di Venezia e avrebbe sparato con la sua pistola d'ordinanza, ma l’arma del delitto non è stata trovata. Il procuratore reggente di Venezia Stefano Ancilotto e il sostituto Christian Del Turco hanno emesso un provvedimento di fermo nei suoi confronti: è accusato di omicidio in concorso.

Il pm: “È stata un’esecuzione, il killer non era solo”

"Sicuramente per le modalità è stata un'esecuzione", ha detto questa mattina il procuratore, confermando che le immagini delle telecamere recuperate dagli investigatori hanno immortalato non solo il vigile urbano ma almeno un'altra persona che lo ha aiutato. E che adesso si sta cercando.

Un delitto maturato nel giro della droga secondo i carabinieri del comando provinciale di Venezia – diretto dal colonnello Marco Aquilio – che ritengono che il vigile non possa aver agito da solo. Il barista infatti è stato certamente attirato in trappola, costretto con una pistola a salire sull'auto dell'assassino a Mestre, portato in campagna e ucciso con un colpo alla tempia.

La madre: “Voglio giustizia, non l’ho portato in Italia per vederlo morire”

La mamma del venticinquenne, Anastasia Burghelea, dice: "È molto doloroso per me sapere che non riuscirò mai più a vederlo ridere, scherzare, parlare. Non so ancora cosa sia avvenuto, ma adesso voglio giustizia. Non ho portato i miei figli in Italia per vederli morire".

La fuga del killer in Spagna, il ritorno e l’arresto

Dopo l’omicidio il vigile urbano è scappato in Spagna, dove sarebbe stato ospite di alcuni amici, ed è stato prima a Tenerife e poi a Madrid. La sera del 5 gennaio è tornato a Venezia: il padre è andato a prenderlo all'aeroporto in auto e lo ha accompagnato nelle campagne di Malcontenta di Mira. Dopo aver intercettato la chiamata al papà, in cui gli chiedeva soldi per fuggire, i carabinieri lo hanno scovato – grazie a telecamere termiche e droni dei vigili del fuoco – nascosto nei pressi di un rudere, poco distante dal luogo in cui era stato trovato il corpo del barman moldavo.

Sergiu Tarna era arrivato dalla Moldavia in Italia da adolescente e negli ultimi due anni lavorava alla “Moretta”, nel centro di Mestre, un bar di proprietà di una sua connazionale. Un bar dove a metà novembre era scoppiata una rissa in cui era rimasta ferita la stessa proprietaria. Per arrotondare Tarna lavorava anche al bar Esquilio, sempre a Mestre.

La sera tra il 30 e il 31 dicembre Tarna, finito il turno nel locale, aveva bevuto una birra con un amico, poi aveva ricevuto una telefonata e si era allontanato. Quando è stato ritrovato con un colpo di pistola alla tempia indossava ancora la divisa da cameriere. Chi lo ha ucciso gli ha lasciato in tasca il portafoglio e due cellulari da cui gli investigatori hanno tratto importanti elementi per le indagini. E le telecamere della zona avrebbero individuato l'auto dell'assassino e il percorso fatto.

La pista del debito di droga

L'ipotesi investigativa più accreditata è che il giovane moldavo sia stato ucciso o per un debito per una partita di droga non pagata o comunque per uno sgarro negli ambienti dello spaccio. Il ragazzo era molto noto nei locali della movida di Mestre e sono in molti a pensare che non si accontentasse più di fare il cameriere. Resta da capire in quale giro fosse coinvolto il vigile urbano e chi lo ha aiutato

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