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Single, introverso e senza amici “Ma non ci sembrava pericoloso”

Una foto dal profilo pubblicato sul sito del Comune di Spinea (Venezia) di Riccardo Salvagno, 40 anni, l'agente della polizia locale arrestato per l'omicidio di Sergiu Tarna, il 25enne trovato morto il 31 dicembre scorso in un terreno agricolo a Malcontento di Mira, in provincia di Venezia, 8 gennaio 2026 ANSA / www.comune.spinea.ve.it +++ ATTENZIONE: L'ANSA NON POSSIEDE I DIRITTI DI QUESTA FOTO CHE NON PUO' ESSERE PUBBLICATA SENZA L'AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA +++ NPK +++ 

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Il suo capo definisce Salvagno “strano e depresso” L’avvocato “È scosso, ha fragilità psichiche”
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Venezia – Alla fine l’avevano messo a fare il piantone all’ingresso principale. «Persona strana, chiusa, questo Riccardo Salvagno, aveva passato anche mesi difficili questa estate per motivi personali», lo descrive il comandante dei vigili urbani di Venezia, Marco Agostini.

Quarant’anni, “signorino” come dicono da queste parti, viveva in un vecchio casolare a Malcontenta di Mira, poche decine di metri da dove avrebbe ucciso e abbandonato il corpo del giovane barman Sergiu Tarna che, di certo, conosceva. Il papà al piano di sotto in un appartamento dignitoso e ordinato, lui al piano di sopra, in locali sporchi, fatiscenti, senza riscaldamento, gli abiti sporchi buttati per terra ovunque, un bilancino di precisione sì ma nessuna traccia di sostanze stupefacenti, cosa che alla fine lascia dubitare che Salvagno potesse a qualsiasi titolo essere invischiato in questioni di spaccio.

(ansa)

Dalla sala op…

Venezia – Alla fine l’avevano messo a fare il piantone all’ingresso principale. «Persona strana, chiusa, questo Riccardo Salvagno, aveva passato anche mesi difficili questa estate per motivi personali», lo descrive il comandante dei vigili urbani di Venezia, Marco Agostini.

Quarant’anni, “signorino” come dicono da queste parti, viveva in un vecchio casolare a Malcontenta di Mira, poche decine di metri da dove avrebbe ucciso e abbandonato il corpo del giovane barman Sergiu Tarna che, di certo, conosceva. Il papà al piano di sotto in un appartamento dignitoso e ordinato, lui al piano di sopra, in locali sporchi, fatiscenti, senza riscaldamento, gli abiti sporchi buttati per terra ovunque, un bilancino di precisione sì ma nessuna traccia di sostanze stupefacenti, cosa che alla fine lascia dubitare che Salvagno potesse a qualsiasi titolo essere invischiato in questioni di spaccio.

(ansa)

Dalla sala operativa alla guardia al portone

Anche perché non era un vigile urbano di quelli addetti, ad esempio, ai controlli dei locali pubblici dove, come avviene a Mestre nella zona dei bar in cui aveva lavorato Sergiu Tarna, di droga ne gira parecchia.

Nel corpo dei vigili urbani di Venezia era approdato tre anni fa, a settembre 2022. Dopo qualche anno da vigilante privato, era entrato nella polizia locale di Padova per poi passare a Vicenza. Non era mai stato facile trovare un incarico adatto per lui. Per i primi sei mesi era stato assegnato al nucleo vigilanza alloggi ma non si era trovato bene e allora lo avevano spostato in sala operativa, a rispondere alle chiamate ma anche a controllare il grande schermo con le oltre 800 telecamere di sorveglianza piazzate nelle strade di Mestre.

Il mistero della donna spiata

E lì, per un paio di volte, di sera, era stato beccato a spiare una donna di cui si era evidentemente invaghito e con la quale era stato visto in compagnia qualche volta: la bella e appariscente barista proprietaria di un bar in via Palazzo, moldava anche lei, dove Sergiu aveva lavorato prima che il questore ne ordinasse la chiusura temporanea in seguito alle risse che si erano succedute tra personaggi legati allo spaccio. Con quella donna, si è scoperto solo ora, Riccardo Salvagno si era persino presentato ad una festa dei vigili urbani. E questa estate, quando era entrato in uno stato depressivo, i suoi colleghi avevano immaginato che potesse essere a causa di una delusione sentimentale.

L’avvocato: “Uomo fragile psichicamente”

Di persona con fragilità psichiche parla il suo avvocato, Guido Galletto, evocando gesti autolesionisti che avrebbe messo in atto proprio in quel periodo: «È molto scosso, gli ci vorrà qualche giorno per comprendere».

Ma nessuno, in fondo, sapeva granché della vita di Riccardo Salvagno. Nessun precedente penale ovviamente, se no non sarebbe rimasto al suo posto, e nessun sospetto di attività illecite. «Di certo – dice ancora il suo comandante – nessuno di noi avrebbe mai pensato che fosse una persona pericolosa per gli altri. Da quando siamo stati informati dalla Procura e dai carabinieri abbiamo immediatamente collaborato alle indagini, tutti i filmati messi a disposizione sono delle nostre telecamere. Di certo se ci sarà un processo ci costituiremo parte civile».

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