Una condizione medica seria, che non può essere diagnosticata con precisione, né curata a bordo della Stazione Spaziale Internazionale e rappresenta un “rischio persistente” L’astronauta colpito è in condizioni stabili, ma dovrà rientrare a terra. Con lui torneranno anche i tre compagni di missione. “Preferiamo essere prudenti” ha detto James Polk, il direttore dello staff medico della Nasa.
La passeggiata annullata
I quattro astronauti che compongono la cosiddetta Crew-11 – due americani, un giapponese e un russo – erano partiti il primo agosto e dovevano restare in orbita sulla Stazione fino alla prossima primavera.
Giovedì mattina due di loro avrebbero dovuto affrontare una passeggiata spaziale, ma la Nasa aveva deciso di cancellarla a poche ore dal via. Qualche ora dopo l’agenzia americana ha annunciato il rientro per ragioni mediche (l’agenzia non vuole che sia definito “d’emergenza”). E’ la prima volta che accade nei 25 anni di storia della Stazione Spaziale Internazionale.
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Una condizione medica seria, che non può essere diagnosticata con precisione, né curata a bordo della Stazione Spaziale Internazionale e rappresenta un “rischio persistente” L’astronauta colpito è in condizioni stabili, ma dovrà rientrare a terra. Con lui torneranno anche i tre compagni di missione. “Preferiamo essere prudenti” ha detto James Polk, il direttore dello staff medico della Nasa.
La passeggiata annullata
I quattro astronauti che compongono la cosiddetta Crew-11 – due americani, un giapponese e un russo – erano partiti il primo agosto e dovevano restare in orbita sulla Stazione fino alla prossima primavera.
Giovedì mattina due di loro avrebbero dovuto affrontare una passeggiata spaziale, ma la Nasa aveva deciso di cancellarla a poche ore dal via. Qualche ora dopo l’agenzia americana ha annunciato il rientro per ragioni mediche (l’agenzia non vuole che sia definito “d’emergenza”). E’ la prima volta che accade nei 25 anni di storia della Stazione Spaziale Internazionale.
L’identità dell’astronauta non è stata resa nota per ragioni di privacy, così come la malattia da cui è stato colpito. Il giorno e l’ora del rientro saranno stabiliti in base ai calcoli delle orbite della Stazione e verranno comunicati dalla Nasa quanto prima. Una delle due navicelle attraccate alla Stazione permetterà alla Crew-11 di atterrare nel giro di poche ore.
Del gruppo della Crew-11 fanno parte i due americani Zena Cardman e Mike Fincke (a loro era stata assegnata la passeggiata di giovedì per montare nuovi pannelli solari), il giapponese Kimiya Yui e il russo Oleg Platonov.
Nella giornata di mercoledì Yui aveva chiesto un consulto con il medico della Nasa che si trova a terra. Si tratta comunque di richieste frequenti e non sappiamo se volesse parlare di sé o di un compagno in difficoltà.
In attesa dell’equipaggio di ricambio
Nello spazio resteranno gli altri tre membri dell’equipaggio che attualmente occupa la Stazione, due russi e un americano. Erano partiti a novembre e il loro rientro è previsto in estate.
Il prima possibile li raggiungerà la Crew-12: il gruppo di quattro astronauti che pensava di dover partire in primavera e sta ancora completando l’addestramento.
I problemi medici nello spazio
Prima del lancio e di una permanenza sulla Stazione che di solito oscilla dai sei agli otto mesi, gli astronauti si sottopongono a controlli medici molto approfonditi, proprio per evitare di dover affrontare malattie improvvise nello spazio.
Ogni giorno praticano una o due ore di ginnastica per evitare di perdere troppa massa ossea e muscolare, a causa dell’assenza di gravità.
Durante l’addestramento devono imparare a praticare manovre di rianimazione, a riconoscere e curare le intossicazioni eventualmente causate dalle sostanze chimiche che si trovano a bordo, a eseguire esami come elettrocardiogramma o semplici ecografie. Nel corso della missione sono continuamente seguiti da medici a terra, psicologi inclusi.
In passato ad alcuni astronauti era capitato di doversi curare per mal di denti o dolori all’orecchio. L’episodio più grave nel 2020 aveva riguardato la formazione di un trombo nella vena del collo di un astronauta, la cui identità non è mai stata rivelata.
Si era subito deciso di somministrargli degli anticoagulanti, che però erano disponibili in quantità limitate. Un medico a terra aveva il compito di stabilire la dose efficace più limitata possibile, mentre l’astronauta doveva eseguire su sé stesso delle ecografie per controllare la situazione.
Al 43esimo giorno di terapia, quando le scorte erano ormai finite da tre giorni, una navicella cargo aveva portato nuove confezioni di anticoagulanti. L’astronauta ha potuto così portare a termine la sua missione di sei mesi senza conseguenze.