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Barman ucciso a Venezia, arrestato un vigile urbano. Il mistero della donna spiata

(ansa)

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Caccia al complice dell’assassino dei giovane moldavo Sergio Tranu. Due le piste: quella della droga e quella del ricatto sessuale. Il presunto assassino si sarebbe invaghito della proprietaria del locale dove aveva lavorato il barista ucciso con un colpo di pistola alla tempia
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VENEZIA - Di sicuro, qualche mese fa, lo avevano beccato mentre con le telecamere del comando dei vigili urbani, spiava la bella titolare moldava del locale in cui lavorava il giovane barman, moldavo anche lui, Sergiu Tarna che poi, nella notte tra il 30 e il 31 dicembre, ha ucciso con un colpo di pistola alla tempia. Gli ha dato appuntamento a fianco del bar dove stava bevendo una birra con un amico, lo ha costretto a salire con forza in macchina puntandogli una pistola alla testa, poi lo ha portato in un campo agricolo di Malcontento di Mira , gli ha sparato un solo colpo alla tempia, probabilmente con la pistola d’ordinanza. E lo ha abbandonato lì, a poche decine di metri dove abita con l’anziano padre. Senza neanche nascondere il corpo, lasciandogli in tasca i due telefoni cellulari con il registro delle chiamate e le chat, sapendo bene che le telecamere di sorveglianza piazzate nella zona della movida di Mestre avevano ripreso la sua auto personale.

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VENEZIA - Di sicuro, qualche mese fa, lo avevano beccato mentre con le telecamere del comando dei vigili urbani, spiava la bella titolare moldava del locale in cui lavorava il giovane barman, moldavo anche lui, Sergiu Tarna che poi, nella notte tra il 30 e il 31 dicembre, ha ucciso con un colpo di pistola alla tempia. Gli ha dato appuntamento a fianco del bar dove stava bevendo una birra con un amico, lo ha costretto a salire con forza in macchina puntandogli una pistola alla testa, poi lo ha portato in un campo agricolo di Malcontento di Mira , gli ha sparato un solo colpo alla tempia, probabilmente con la pistola d’ordinanza. E lo ha abbandonato lì, a poche decine di metri dove abita con l’anziano padre. Senza neanche nascondere il corpo, lasciandogli in tasca i due telefoni cellulari con il registro delle chiamate e le chat, sapendo bene che le telecamere di sorveglianza piazzate nella zona della movida di Mestre avevano ripreso la sua auto personale.

Carabinieri sul luogo dove è stato trovato il corpo di un giovane, dell'età apparente di 25-30 anni, in un campo a Mira, comune della provincia di Venezia, 31 dicembre 2025. ANSA/US CARABINIERI +++ NPK +++ NO SALES, EDITORIAL USE ONLY +++ 

In corso la caccia al complice

Strano delitto davvero quello del 25enne barman moldavo Sergiu Tarna ucciso da un agente della polizia locale di Venezia, Riccardo Salvagno, 40 anni, che dopo una fuga in Spagna durata cinque giorni, è rientrato in Italia, ha chiesto al padre (ignaro di tutto) di andare a prenderlo all’aeroporto, si è fatto lasciare in piena notte in quella stessa campagna dove aveva abbandonato il corpo di Sergiu e, dopo essere stato braccato con droni e telecamere notturne, si è fatto poi arrestare senza battere ciglio dai carabinieri che lo aspettavano a casa. Per nulla sorpreso di quell’ordinanza di custodia cautelare che nel frattempo la gip di Venezia Claudia Ardita aveva firmato su richiesta del procuratore reggente di Venezia Stefano Ancillotto. Che dice: «È stata una vera e propria esecuzione e siamo assolutamente certi che Salvagno sia stato aiutato almeno da un’altra persona».

La pista della droga non suffragata da fatti

Un solo colpo alla tempia, un omicidio di classico stampo mafioso. Solo che la mafia del Brenta non c’entra e neanche quella albanese né nessun’altra organizzazione criminale. E allora perché Sergiu Tarna, che faticava a sbarcare il lunario passando da un locale all’altro, ragazzo pulito — dicono i carabinieri del comando provinciale di Venezia — è stato ucciso in questo modo atroce? La pista del delitto maturato nell’ambiente dello spaccio, suggerita da alcune testimonianze di contesto, nelle ultime ore sarebbe stata affiancata da un’ipotesi più suggestiva che ruoterebbe attorno alla titolare del bar Della Moretta ( dove Tarna aveva lavorato ) di cui il vigile urbano si sarebbe invaghito. Geloso? Potrebbe esserci dell’altro.

Le confuse dichiarazioni dell’arrestato

La nuova pista, in qualche modo suggerita dalle dichiarazioni fatte ieri dal vigile davanti al gip, sarebbe quella (tutta da verificare) di un ricatto a sfondo sessuale del quale Salvagno sarebbe rimasto vittima mentre si intratteneva con la donna insieme alla quale è stato visto in compagnia nei mesi scorsi. E il giovane barman, che stava vivendo un periodo di difficoltà economiche e che aveva in mente di trasferirsi a breve in Germania, potrebbe essere stato coinvolto. Solo ipotesi su cui gli inquirenti si tengono abbottonati mentre continua la caccia al complice che è stato ripreso dalle telecamere insieme al vigile urbano in auto al momento del sequestro di Tarna.

Investigatori alle prese con il movente

Se le prove a carico dell’assassino ( che nei giorni dopo il delitto non si è presentato al lavoro) sembrano assai solide, restano dubbi sul movente. L’ ipotesi del delitto maturato nell’ambito dello spaccio non si basa su elementi di fatto. Sergiu Tarna non aveva precedenti né era mai stato segnalato alla prefettura come assuntore di droghe. E neanche il vigile urbano. Altri elementi potrebbero arrivare dalla perquisizione a casa del giovane moldavo che viveva qua e là ospite di amici e conoscenti.

Una foto dal profilo di Sergiu Tarna, il 25enne trovato morto il 31 dicembre scorso in un terreno agricolo a Malcontento di Mira, in provincia di Venezia, 8 gennaio 2026 Facebook / Sergiu Tarna +++ ATTENZIONE: L'ANSA NON POSSIEDE I DIRITTI DI QUESTA FOTO CHE NON PUO' ESSERE PUBBLICATA SENZA L'AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA +++ NPK +++ 

La madre: “Voglio giustizia”

Arrivato in Italia da ragazzino insieme alla madre e ad altri due fratelli più piccoli, Sergiu era andato via da casa e cercava di guadagnarsi da vivere facendo il barman, mestiere per il quale aveva studiato in Italia. La madre Anastasia Burghelea non sapeva neanche il suo indirizzo. «È molto doloroso sapere che non riuscirò mai più a vederlo, ridere, scherzare. Non so cosa sia avvenuto, ma adesso voglio giustizia. Non ho portato i miei figli in Italia per vederli morire così uccisi dalle forze dell’ordine che dovrebbero proteggerci».

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