Tredicenne suicida a Viterbo, le ultime ore al tablet. La procura: “Al setaccio la vita digitale”
di Romina MarcecaResta ancora un mistero la morte di Shyliuk Artem, trovato morto a 13 anni nella strada sotto casa sua a Viterbo nella notte tra il 6 e il 7 gennaio. Uno shock per la mamma che ha visto la finestra della sua stanza aperta e si è affacciata scorgendo nel buio il corpo del figlio.
La procura di Viterbo ha aperto un’inchiesta per istigazione al suicidio contro ignoti, il reato è stato indicato per rendere necessari gli accertamenti come l’autopsia. E, sin dal primo giorno, gli investigatori della squadra mobile del capoluogo della Tuscia hanno iniziato a interrogare parenti, amici e compagni di scuola. Perché Shyliuk è morto il giorno prima di rientrare in classe dopo le vacanze di Natale.
Il bullismo tra le piste
Una vicenda che ha richiamato alla memoria la storia di Paolo Mendico che, a 14 anni, si è suicidato nella sua stanza poche ore prima dell’inizio dell’anno scolastico. Nel suo caso i genitori hanno sin da subito denunciato atti di bullismo nei confronti del figlio da parte dei …
Resta ancora un mistero la morte di Shyliuk Artem, trovato morto a 13 anni nella strada sotto casa sua a Viterbo nella notte tra il 6 e il 7 gennaio. Uno shock per la mamma che ha visto la finestra della sua stanza aperta e si è affacciata scorgendo nel buio il corpo del figlio.
La procura di Viterbo ha aperto un’inchiesta per istigazione al suicidio contro ignoti, il reato è stato indicato per rendere necessari gli accertamenti come l’autopsia. E, sin dal primo giorno, gli investigatori della squadra mobile del capoluogo della Tuscia hanno iniziato a interrogare parenti, amici e compagni di scuola. Perché Shyliuk è morto il giorno prima di rientrare in classe dopo le vacanze di Natale.
Il bullismo tra le piste
Una vicenda che ha richiamato alla memoria la storia di Paolo Mendico che, a 14 anni, si è suicidato nella sua stanza poche ore prima dell’inizio dell’anno scolastico. Nel suo caso i genitori hanno sin da subito denunciato atti di bullismo nei confronti del figlio da parte dei compagni di classe. Anche stavolta quella del bullismo non è una pista esclusa. Ma, almeno fino ad oggi, non c’è alcun segnale o denuncia che possa mettere il sigillo sul bullismo come la causa della fine di Shyliuk Artem.
L’analisi della vita virtuale
"Quella sera ha usato a lungo il tablet", avrebbe detto la mamma agli investigatori secondo quanto riporta ViterboToday. E la procura intende chiarire se qualcuno possa aver "istigato, rafforzato o agevolato il gesto del ragazzo attraverso comportamenti, parole o pressioni psicologiche ripetute nel tempo”. Atteggiamenti che potrebbero essersi manifestati anche attraverso i social. Il procuratore capo Mario Palazzi, però, precisa a Repubblica: “Non siamo concentrati sul bullismo, stiamo cercando di capire cosa è accaduto. Abbiamo sequestrato cellulare e tablet perché vogliamo comprendere cosa ci restituisce la sua vita virtuale". Skyliuk ha partecipato a un gioco, a una challenge? "Rispetto ad una tragedia come questa è necessario approfondire ogni possibile spunto ma, ripeto, nessuna conclusione anche parziale può essere ancora fatta", conclude il procuratore Mario Palazzi.
La famiglia ben inserita nella comunità
Dalle indagini, fino ad ora, è emerso che la famiglia Artem è “ben inserita e stabile” a Viterbo. Shyliuk frequentava l’istituto comprensivo Egidi dal settembre 2024 e giocava a pallavolo in una squadra locale. Era di origini ucraine e aveva imparato a parlare in modo fluente l’italiano, anche a scuola tutti lo ricordano come un compagno solare. Adesso si attendono i risultati dell’autopsia mentre c’è una mamma che piange il figlio senza riuscire a darsi una spiegazione.