Crans-Montana, gli altri guai dei Moretti. “Comprarono una Maserati con i fondi per il Covid”
dal nostro inviato Rosario Di RaimondoCRANS-MONTANA – C’erano molte persone che cercavano di uscire dalla piccola porta d’ingresso... Non sono sicura che ci fosse un’uscita di emergenza nel seminterrato», racconta alla polizia una ragazza di 16 anni che a Capodanno era al Le Constellation. Le sue parole, come quelle di un’altra dozzina di giovanissimi testimoni ascoltati dopo la strage, inchiodano Jacques e Jessica Moretti. E sul passato della coppia emergono nuove ombre, come i fondi Covid spesi per comprare una Maserati.
Le auto di lusso
Nel 2020 viene infatti aperta un’inchiesta sull’utilizzo di 75.500 franchi svizzeri (80 mila euro) di finanziamenti per l’emergenza Covid, in parte impiegati per acquistare un’auto di lusso da 33 mila franchi, poi venduta …
CRANS-MONTANA – C’erano molte persone che cercavano di uscire dalla piccola porta d’ingresso... Non sono sicura che ci fosse un’uscita di emergenza nel seminterrato», racconta alla polizia una ragazza di 16 anni che a Capodanno era al Le Constellation. Le sue parole, come quelle di un’altra dozzina di giovanissimi testimoni ascoltati dopo la strage, inchiodano Jacques e Jessica Moretti. E sul passato della coppia emergono nuove ombre, come i fondi Covid spesi per comprare una Maserati.
Le auto di lusso
Nel 2020 viene infatti aperta un’inchiesta sull’utilizzo di 75.500 franchi svizzeri (80 mila euro) di finanziamenti per l’emergenza Covid, in parte impiegati per acquistare un’auto di lusso da 33 mila franchi, poi venduta al padre di Jacques. L’indagine finisce in niente perché i gestori dimostrano che la macchina non è di proprietà loro ma della società. Del resto, i Moretti posseggono già una Mercedes, una Bentley e una Porsche Cayenne. Nel 2022 interviene invece l’ispettorato del lavoro dopo che alcuni dipendenti francesi segnalano irregolarità sugli orari e i riposi non rispettati nonché sui turni notturni non pagati. E c’è chi parla di soldi in nero. Le rivelazioni di Le Matin Dimanche e il SonntagsZeitung si sommano ai guai passati già collezionati da Jacques.
Le testimonianze
Tornando al presente, che Le Constellation avesse gravi problemi di sicurezza emerge dai racconti agli investigatori di chi dodici giorni fa era nel locale, riportati da Rfs. Un ragazzo di 17 anni, che quella sera aveva prenotato un tavolo per 320 franchi, dice: «La gente ci ha messo un po’ a rendersi conto che c’era un incendio. Mi ha sorpreso la mancanza di uscite di sicurezza». Un’ex cameriera del bar era andata a trovare la sua amica in servizio nel locale, che poi ha perso la vita: «Se c’erano dispositivi di sicurezza antincendio visibili? Posso dirle di no». Il suo fidanzato aggiunge: «Non ho visto alcuna segnaletica con i cartelli verdi per le uscite». Eppure Jacques Moretti, interrogato, dice sicuro: «Tutto è a norma, i cartelli verdi con il logo sono in vari punti. Ci sono almeno quattro cartelli per le uscite di sicurezza». Una delle tante contraddizioni della sua versione. Secondo lui «non è impossibile» che le candele pirotecniche abbiano scatenato l’incendio. «Non erano abbastanza potenti da incendiare la schiuma acustica. Avevo fatto dei test». I pannelli, in realtà, sono infiammabili. Lo sa pure il barista del locale che nel 2020, durante una festa identica, urla ai clienti: «Attenzione alla schiuma!».
Quando quella notte Jacques arriva nel bar in fiamme, cerca di entrare dalla porta di servizio che però è «chiusa e bloccata dall’interno con un chiavistello». Secondo lui non succedeva mai. Per legge quella era a tutti gli effetti un’uscita di sicurezza. Quindi doveva essere utilizzabile. Si tratta di un’entrata secondaria a sinistra del locale, dentro una galleria commerciale che a sua volta, la sera, è chiusa da una porta automatica.
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Le contraddizioni di Jacques Moretti
Jacques dice che gli estintori nel locale c’erano ma anche su questo ci sono dei dubbi. E sulle candele pirotecniche, la moglie Jessica Maric sostiene: «Non lasciamo mai che i clienti maneggino le stelle filanti». Video e testimonianze dicono il contrario. Pure nel report degli investigatori italiani si citano «bottiglie di champagne vuote e altre ancora sigillate, ma tutte con la fontana pirotecnica installata sul collo della bottiglia». Infine la presenza dei minori. Il proprietario ammette che «tra i documenti falsi e altri potenziali problemi di cui non sono a conoscenza, è possibile che ci sia stato un malfunzionamento». Per Alessandro Vaccaro, legale dei genitori di Emanuele Galeppini, ci sono gli elementi per contestare l’omicidio doloso con dolo eventuale, in Svizzera punito fino a vent’anni, invece di quello colposo (come adesso), punito fino a quattro anni e mezzo: «Hanno accettato il rischio: di un incendio o di altro. E sono andati avanti lo stesso».
Oggi l’ambasciatore italiano Gian Luigi Cornado vede la procuratrice Bèatrice Pilloud: «Piena fiducia nella magistratura svizzera. Vogliamo verità e giustizia», dice. Tra oggi e domani è invece attesa la decisione sulla convalida dell’arresto di Jacques, in carcere, e Jessica, ai domiciliari: un video sembra inquadrarla di spalle mentre esce dal locale quando scoppia l’inferno. «Ho urlato subito: “Tutti fuori!”. Sono uscita dall’ingresso principale, salendo le scale e ho chiamato il 118». Tanti ragazzi hanno perso la vita ai piedi di quelle scale troppo strette e insufficienti per scappare.