Le indagini sulla strage di Capodanno non sono circoscritte ai coniugi Moretti e alle autorità municipali di Crans-Montana. L’arrivo dei documenti prelevati in Comune, chiave per provare i mancati controlli dentro Le Constellation, apre in procura scenari più larghi e delicati. Sotto i riflettori anche la pubblica sicurezza cantonale del Vallese e le relazioni tra i rappresentanti delle istituzioni. Primo passo per ricostruire la lunga catena di falle che ha permesso ai Moretti di trasformare il seminterrato bruciato nel bar-trappola di San Silvestro, sarà presto l’audizione dei cinque funzionari comunali dell’ufficio sicurezza pubblica: tre incaricati delle verifiche in ristoranti, bar e discoteche. Convocato anche il titolare della società privata a cui era stato appaltato il servizio. Dall’incrocio tra queste testimonianze e il contenuto degli atti comunali gli investigatori dedurranno le contestazioni da muovere contro chi ha pubblicamente ammesso di non aver effettuato controlli …
Le indagini sulla strage di Capodanno non sono circoscritte ai coniugi Moretti e alle autorità municipali di Crans-Montana. L’arrivo dei documenti prelevati in Comune, chiave per provare i mancati controlli dentro Le Constellation, apre in procura scenari più larghi e delicati. Sotto i riflettori anche la pubblica sicurezza cantonale del Vallese e le relazioni tra i rappresentanti delle istituzioni. Primo passo per ricostruire la lunga catena di falle che ha permesso ai Moretti di trasformare il seminterrato bruciato nel bar-trappola di San Silvestro, sarà presto l’audizione dei cinque funzionari comunali dell’ufficio sicurezza pubblica: tre incaricati delle verifiche in ristoranti, bar e discoteche. Convocato anche il titolare della società privata a cui era stato appaltato il servizio. Dall’incrocio tra queste testimonianze e il contenuto degli atti comunali gli investigatori dedurranno le contestazioni da muovere contro chi ha pubblicamente ammesso di non aver effettuato controlli nel locale del massacro dal 2019.
Ad aggravare molte posizioni stanno contribuendo filmati e testimonianze dei sopravvissuti, ma in particolare i video che gli stessi Moretti caricavano sui social. La notte della strage qualcuno ha tentato invano di cancellarli: confermano come le bottiglie di champagne pirotecniche, servite ai minorenni, fossero da anni il marchio delle feste nell’ex Le Constel. Non c’è dunque più solo il precedente documentato da una cliente, cinque anni fa. Impossibile, per il municipio, fingere di ignorare che in quel seminterrato il rischio incendio fosse la regola. La procura è pronta a contestare il fatto che per questo le verifiche avrebbero dovuto essere non solo annuali, ma «costanti e ancora più stringenti»: oltre che «monitorate direttamente dalle autorità».
Non solo da parte di quelle in Comune: il pericolo che un rogo potesse coinvolgere edifici vicini e cruciali infrastrutture pubbliche, «estende le responsabilità ai vertici del Vallese». Anche il capo dipartimento cantonale della sicurezza Stéphane Ganzer, ex istruttore dei vigili del fuoco, sarà invitato a fornire la sua versione dei fatti. Da lui dipendono pure i controlli di polizia nei locali: dovrà spiegare se la notte di Capodanno, quando decine di minorenni sono finiti in trappola, i suoi agenti abbiano controllato il rispetto delle norme che vietano la presenza di teenager non accompagnati dopo le 22, oltre che la possibilità di vendere loro alcolici da parte dei gestori. Video e testimoni suggeriscono il contrario. Per anni Le Constellation si è riempito di ragazzini fino all’alba e da sempre avrebbe preteso il saldo dei cocktail proibiti in contanti: per non tracciare i loro ingressi e per opportunità fiscali.
Altro elemento cruciale analizzato dalla procura: i mancati controlli comunali su ristrutturazioni fai-da-te di Jacques Moretti e antincendio, a partire da sei anni fa. Non solo non avrebbero prevenuto le condizioni per il rogo: secondo chi indaga possono «aver concorso nell’appesantire il bilancio» di morti e feriti. Nel sistema operativo del dipartimento dei vigili del fuoco, la mappa virtuale del locale trasmessa dal Comune risultava diversa dall’ultima reale. Nessuna scala ristretta, nessuna uscita laterale rispetto alla veranda invernale montata sulla terrazza, nessun allargamento del piano terra. La discrepanza tra mappe e realtà può aver ostacolato i soccorsi, facendo perdere ai pompieri tempo prezioso: l’uscita del seminterrato verso il vano ascensore, chiusa dall’interno, è stata ignorata. «Non vogliamo essere coinvolti — aveva detto a caldo il sindaco Nicolas Féraud — in inchieste penali». Quindi la correzione: «Non sono più d’accordo con quella affermazione: non sapevamo ciò che sappiamo adesso». La procura è pronta a sentire lui e la sua giunta, da vedere in quale veste. I fatti che stanno emergendo orientano i giudici verso il non concedere la costituzione di parte civile al municipio: a cui permetterebbe di accedere agli atti d’inchiesta già nella fase istruttoria.
Problema anche politico. Il sindaco Féraud, il capo della sicurezza cantonale Ganzer e la procuratrice Béatrice Pilloud (in Svizzera è una carica elettiva ndr) appartengono allo stesso Partito liberale radicale, al governo in tutte le istituzioni locali. «Bisogna porre fine — ha detto al sito Blick Micheline Calmy Rey, ex consigliera federale di Crans — ai piccoli affari e agli intrecci tra politica e interessi personali. Gli errori sono evidenti: questo clientelismo deve finire, anche se ci conosciamo tutti». Duro pure Christoph Blocher, storico leader centrista dell’Udc: «Féraud mi ha fatto una pessima impressione — le sue parole — puro egoismo presentare il municipio come principale vittima della tragedia».