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Don Renato Mazzuia, il parroco della famiglia Trentini: “Non abbiamo mai smesso di pregare per lui”

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Stamane, non appena ha saputo della liberazione, ha fatto suonare le campane della chiesa
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LIDO DI VENEZIA – Don Renato Mazzuia, parroco della chiesa di Sant’Antonio al Lido, da chi le è arrivata la notizia?

“Da un parrocchiano, mi ha girato l’Ansa, non era ancora l’alba.”

Il primo pensiero quando ha saputo che Alberto era libero?

“Un senso di sollievo, enorme. Ci siamo tolti un peso che stava diventando un macigno. Ma la nostra comunità religiosa e civile non ha mai smesso di sperare. Eravamo sicuri che si sarebbe arrivati a questo giorno lieto”.

Per venerdì era in programma una preghiera collettiva per Alberto.

“Sì, è la nostra preghiera che facciamo da mesi ogni terzo venerdì del mese. Doveva essere una preghiera di speranza, sarà una preghiera di ringraziamento al Signore ”.

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Ha parlato coi genitori di Trentini?

“Non ancora, ci siamo scritti un messaggio questa …

LIDO DI VENEZIA – Don Renato Mazzuia, parroco della chiesa di Sant’Antonio al Lido, da chi le è arrivata la notizia?

“Da un parrocchiano, mi ha girato l’Ansa, non era ancora l’alba.”

Il primo pensiero quando ha saputo che Alberto era libero?

“Un senso di sollievo, enorme. Ci siamo tolti un peso che stava diventando un macigno. Ma la nostra comunità religiosa e civile non ha mai smesso di sperare. Eravamo sicuri che si sarebbe arrivati a questo giorno lieto”.

Per venerdì era in programma una preghiera collettiva per Alberto.

“Sì, è la nostra preghiera che facciamo da mesi ogni terzo venerdì del mese. Doveva essere una preghiera di speranza, sarà una preghiera di ringraziamento al Signore ”.

Trentini, storia di una prigionia: dalla cattura alla liberazione, cosa è accaduto in 423 giorni

Ha parlato coi genitori di Trentini?

“Non ancora, ci siamo scritti un messaggio questa notte dopo che è arrivata la notizia. Sono persone scosse, è giusto lasciarli tranquilli. Saranno loro, immagino, se vorranno, a dire che cosa hanno provato in questi oltre 400 giorni e come si sentono adesso”.

Lei conosce Alberto?

“No non ci siamo mai conosciuti. Io sono qui da dieci anni, lui è fuori dal Lido, lontano dall’Italia da vent’anni per la sua intensa e lodevole attività di cooperante: è un ragazzo, un uomo, al servizio degli altri, dei più fragili, della pace”.

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Perché lo abbiano arrestato e tenuto in carcere a Caracas per tutto questo tempo è ancora un mistero.

“È quello che ci siamo chiesti tutti e ci chiediamo ancora. Spero che venga fatta presto chiarezza. La nostra comunità è stata molto colpita da questa vicenda, è stata una ferita per noi, figuriamoci per i genitori di Alberto”.

Vi conoscete bene con mamma Armanda e papà Ezio?

“Siamo dirimpettai. I Trentini abitano accanto alla chiesa, alla canonica, all’oratorio. Sotto casa c’è il campetto da calcio dove Alberto giocava da piccolo”.

In parrocchia, quindi, Trentini lo conoscono.

“Certo, benissimo. Gli educatori, i parrocchiani, i suoi coetanei. Alberto ha scelto di operare nel mondo, ma quando tornava qui al Lido incontrava i vecchi amici, ragazzi che sono cresciuti con lui, poi ognuno ha preso la sua strada”.

Come accoglierete Trentini al suo arrivo?

“Stamattina quando è arrivata la notizia ho fatto suonare le campane della chiesa. Farò lo stesso quando Alberto tornerà a casa e riabbraccerà i suoi familiari”.

Sulle facciate di tanti edifici pubblici e case private del Lido – a partire da casa Trentini – in questi mesi sono stati appesi gli striscioni con il suo volto e la scritta “Alberto Trentini libero”. C’è stata una forte sensibilità da parte della gente.

“Enorme. Ma anche un grande e rigoroso rispetto verso la famiglia e compostezza nel seguire gli sviluppi della vicenda. Anche nei momenti più bui non abbiamo mai perso la speranza, anzi, eravamo sicuri che sarebbe arrivato questo giorno. Chi ha fede ha affidato a Sant’Antonio le sua preghiera per Alberto. Ma questo risveglio bellissimo, oggi, è per tutta la comunità civile del Lido”.

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