Il processo presso la corte d’appello del Vaticano a carico del cardinale Angelo Becciu procede senza il titolare della procura Alessandro Diddi.
Accusa sotto accusa
Lo scorso 22 settembre le difese degli imputati del processo d’appello sulla compravendita-truffa di un palazzo al centro di Londra avevano chiesto la ricusazione del promotore di giustizia. Al cuore dell’istanza di ricusazione sono i messaggi whatsapp scambiati tra Diddi e Genoveffa Ciferri o tra quest’ultima e Francesca Immacolata Chaouqui, testimoni al processo di primo grado, dai quali emerge, secondo gli avvocati, che “durante la fase delle indagini relative al presente procedimento, dopo il primo interrogatorio di Mons. Alberto Perlasca (collaboratore di Becciu nella compravendita del palazzo di Londra, ndr.) del 29 aprile 2020 e durante il processo dinanzi al Tribunale, è stata compiuta un’attività volta a dirigere e influenzare Mons. Perlasca, dapprima quale indagato e successivamente quale teste dell’Accusa, affi…
Il processo presso la corte d’appello del Vaticano a carico del cardinale Angelo Becciu procede senza il titolare della procura Alessandro Diddi.
Accusa sotto accusa
Lo scorso 22 settembre le difese degli imputati del processo d’appello sulla compravendita-truffa di un palazzo al centro di Londra avevano chiesto la ricusazione del promotore di giustizia. Al cuore dell’istanza di ricusazione sono i messaggi whatsapp scambiati tra Diddi e Genoveffa Ciferri o tra quest’ultima e Francesca Immacolata Chaouqui, testimoni al processo di primo grado, dai quali emerge, secondo gli avvocati, che “durante la fase delle indagini relative al presente procedimento, dopo il primo interrogatorio di Mons. Alberto Perlasca (collaboratore di Becciu nella compravendita del palazzo di Londra, ndr.) del 29 aprile 2020 e durante il processo dinanzi al Tribunale, è stata compiuta un’attività volta a dirigere e influenzare Mons. Perlasca, dapprima quale indagato e successivamente quale teste dell’Accusa, affinché rendesse dichiarazioni contro S.E.R. Cardinale Angelo Becciu e gli altri odierni indagati, con la promessa/prospettazione che solo in tal modo non avrebbe subito il processo e la sua posizione sarebbe stata archiviata (come poi effettivamente è avvenuto)”. Secondo gli avvocati, di conseguenza, “è evidente interesse del Promotore quello di dover tutelare la propria integrità e la propria correttezza nello svolgimento delle indagini del presente processo”. Lo stesso giorno Diddi decise di non presenziare l’udienza e lasciare che a rappresentarlo fossero gli altri membri dell’ufficio della pubblica accusa.
Due istanze in Cassazione
La corte d’appello, presieduta da monsignor Alejandro Arellano Cedillo, ammise all’epoca l’istanza, inoltrando l’ordinanza alla corte di cassazione dello Stato del Vaticano, presieduta lo scorso 9 gennaio dal cardinale Kevin Farrell e composta dai cardinali Matteo Zuppi e Angel Fernandez Artime e dai giudici applicati laici Chiara Minelli e Patrizia Piccialli. Oltre all’istanza di ricusazione, la Cassazione ha analizzato una seconda ordinanza relativa all’appello che lo stesso Diddi aveva presentato avverso la sentenza di primo grado pronunciata dall’allora presidente del tribunale Giuseppe Pignatone, che aveva parzialmente smontato l’impianto accusatorio del promotore di giustizia. La corte d’appello aveva già respinto l’appello della pubblica accusa, inoltrando però la certificazione di questa decisione al supremo tribunale.
La doppia decisione
Ora la sala stampa della Santa Sede riferisce in un comunicato che la corte di Cassazione “si è pronunciata con due ordinanze in merito ai ricorsi proposti dal Promotore di Giustizia, in un caso prendendo atto della dichiarazione di astensione nel procedimento del Prof. Alessandro Diddi e nell’altro confermando l’inammissibilità dell’appello del Promotore pronunciata dalla Corte di Appello”. Sulla ricusazione di Diddi, se ne deduce, il supremo tribunale non ha deciso, ma ha preso atto di una dichiarazione di astensione presentata dallo stesso procuratore. Il processo d’appello, ricorda la sala stampa vaticano, riprenderà il 3 febbraio prossimo.
La soddisfazione degli avvocati
"Accogliamo con soddisfazione la decisione della Corte, che rende ora definitive le assoluzioni per quelle accuse già ritenute infondate dalla sentenza di primo grado”, commentano in una nota gli avvocati difensori di Becciu, Maria Concetta Marzo e Fabio Viglione. “Confidiamo che il giudizio di appello possa affermare l’innocenza del Cardinale in modo completo, anche per le residue contestazioni".