Cùcuta - Quattrocentoventitre. Per quattrocentoventitre giorni Alberto Trentini è rimasto in fondo al pozzo venezuelano, dove lo spazio sono sei passi accanto alla branda nella cella e il tempo è cristallizzato nella routine alienante dei reclusi senza ragione: sveglia alle 5 della mattina, l’appello, «nome, cognome e nazionalità», le focacce di mais passate attraverso la feritoia da mani anonime…