Teolo (Padova) – Il cielo è rosa sui Colli Euganei quando le ricerche di Annabella Martinelli si fermano per il sesto giorno consecutivo e resta in un angolo la speranza dei genitori di poterla riabbracciare. I vigili del fuoco, i volontari e i carabinieri alzano le spalle sconfitti, ai margini di un bosco, e sperano in cuor loro che Annabella sia in un luogo sicuro, al caldo. Mentre cala la nebbia sul parco regionale e i gradi scendono verso lo zero, altre squadre la cercano a Bologna dove ha un alloggio da studentessa universitaria.
Per la procura di Padova nella scomparsa della ragazza dal caschetto biondo con le punte fucsia, 22 anni compiuti il 3 dicembre, «non ci sono elementi, al momento, da far ritenere la respo…
Teolo (Padova) – Il cielo è rosa sui Colli Euganei quando le ricerche di Annabella Martinelli si fermano per il sesto giorno consecutivo e resta in un angolo la speranza dei genitori di poterla riabbracciare. I vigili del fuoco, i volontari e i carabinieri alzano le spalle sconfitti, ai margini di un bosco, e sperano in cuor loro che Annabella sia in un luogo sicuro, al caldo. Mentre cala la nebbia sul parco regionale e i gradi scendono verso lo zero, altre squadre la cercano a Bologna dove ha un alloggio da studentessa universitaria.
Per la procura di Padova nella scomparsa della ragazza dal caschetto biondo con le punte fucsia, 22 anni compiuti il 3 dicembre, «non ci sono elementi, al momento, da far ritenere la responsabilità di terze persone», spiega il procuratore Antonello Racanelli. E uno di questi è che dal cellulare della ragazza non risultano contatti sospetti nelle ultime ore. Ma, comunque, non si fermano droni ed elicotteri, squadre di uomini anche della protezione civile per rintracciarla, come è stato deciso nel primo pomeriggio in un vertice in prefettura. Tutte le ipotesi sono valide: dall’allontanamento volontario, al malore mentre vagava in stato confusionale, fino al passaggio accettato da uno sconosciuto in una sera troppo fredda.
Resta il mistero sul perché si sia allontanata e se si trova in compagnia di qualcuno o meno. Annabella non ha un fidanzato e in famiglia non c’erano tensioni, negli ultimi tempi aveva però abbandonato di fatto gli studi di Giurisprudenza. Un’amica ha raccontato che ultimamente l’aveva vista «un po’ strana». Poi c’è la reazione della famiglia, ancora difficile da interpretare. Prima lancia l’allarme sui social con un volantino e i numeri di telefono, poi si chiude nel silenzio «per non spaventare Annabella e chi potrebbe essere con lei», spiega un’amica a Repubblica. Infine, domenica un giallo presto risolto: il profilo Instagram della ragazza diventa “privato”. Gli specialisti dei carabinieri scoprono che è stato un parente e informano la procura. Una mossa che appare singolare, in un momento in cui anche i social possono diventare preziosi.
Di Annabella si sono perse le tracce il 6 gennaio quando saluta il padre e la madre e in sella alla sua bicicletta viola ha lasciato la casa di Padova. «Vado a trovare un’amica», è l’annuncio ai genitori. A notte fonda scatta l’allarme perché Annabella non si era mai allontanata senza avvertire. La studentessa ricompare nelle immagini delle telecamere di videosorveglianza tra Padova e Teolo, sempre sola e sempre sulla sua bici. Vaga il 6 gennaio sera per la città, percorre oltre 20 chilometri, addosso abiti poco adatti alle temperature rigide. Compra delle bibite all’ingresso di Teolo, in un altro locale due pizze e consegna due banconote da 50 euro. Lo ricorda chi l’ha servita: «Sono rimasta sorpresa, allora le ho restituito una delle due banconote spiegandole che erano troppi soldi». Poi viene inghiottita dalla notte, circondata da una natura imponente. Il segnale del cellulare, sparito insieme a lei, non c’è più dal 7 mattina. La bicicletta di Annabella, amante dei percorsi naturalistici, viene ritrovata il 10 gennaio con il lucchetto chiuso in una stradina sterrata dentro un sentiero difficile da raggiungere.
Al campanello della villetta alla periferia est di Padova, dove vive Annabella con la sua famiglia, non risponde nessuno. Le amiche si negano al telefono, in centro città a qualcuno torna alla mente la terribile fine di Giulia Cecchettin, ritrovata a Fossò. A 40 chilometri da Teolo e a meno di 20 da Padova. «Anche di lei si diceva che era andata via di sua volontà ma la verità era tutt’altra», ragiona una signora seduta a un caffè di piazza delle Erbe.