Una macchina del tempo che aprirà le porte a scoperte straordinarie. Perché, dice con orgoglio per l’inaugurazione in Antartide il professore dell’Università Ca’ Foscari Venezia Carlo Barbante, vice presidente della Fondazione Ice Memory, il «ghiaccio non mente mai».
Che cos’è per lei l’Ice Memory Sanctuary?
«Un ponte tra le informazioni del passato e il domani».
Perché le informazioni dei ghiacci sono così importanti?
«Perché le carote sono macchine del tempo. Quelle delle Alpi ci dicono che ambiente e clima c’erano prima sulle montagne, dove i romani hanno contaminato con piombo per via delle miniere, oppure altrove i ghiacci svelano se e quando sono stati svolti test nucleari. Il ghiaccio non mente. Ci dice tutto, temperature, chimica, atmosfera, persino i pollini di allora. E adesso iniziamo a intravedere tutta la biologia: il ghiaccio sembra inerte e puro, ma conserva tante tracce biologiche e informazioni su batteri, virus e funghi del passato, utili per aiutarci in futuro».…
Una macchina del tempo che aprirà le porte a scoperte straordinarie. Perché, dice con orgoglio per l’inaugurazione in Antartide il professore dell’Università Ca’ Foscari Venezia Carlo Barbante, vice presidente della Fondazione Ice Memory, il «ghiaccio non mente mai».
Che cos’è per lei l’Ice Memory Sanctuary?
«Un ponte tra le informazioni del passato e il domani».
Perché le informazioni dei ghiacci sono così importanti?
«Perché le carote sono macchine del tempo. Quelle delle Alpi ci dicono che ambiente e clima c’erano prima sulle montagne, dove i romani hanno contaminato con piombo per via delle miniere, oppure altrove i ghiacci svelano se e quando sono stati svolti test nucleari. Il ghiaccio non mente. Ci dice tutto, temperature, chimica, atmosfera, persino i pollini di allora. E adesso iniziamo a intravedere tutta la biologia: il ghiaccio sembra inerte e puro, ma conserva tante tracce biologiche e informazioni su batteri, virus e funghi del passato, utili per aiutarci in futuro».
Come mai proprio l’Antartide?
«Tre ragioni: la prima è perché è una terra di nessuno, perfetta per uno stoccaggio di campioni per l’umanità. Poi è un freezer naturale, senza bisogno di corrente elettrica. Infine, essendo così lontano, scoraggerà il continuo accesso ai campioni».
Osservandoli cosa si potrebbe scoprire, fra cent’anni?
«Cose che non immaginiamo. Pensate che oggi iniziamo a poter analizzare le carote senza toccare i campioni, con sistemi non distruttivi: solo cinque anni fa era impossibile. Fra cent’anni un ricercatore senza nemmeno avvicinarsi saprà cose, sul Pianeta, straordinarie e impensabili».
Sarà anche l’unico modo per vedere da vicino quel che resta dei ghiacciai?
«Reliquie, purtroppo sì. Secondo i dati attuali andiamo verso un domani dove forse l’ unico posto dove osservare pezzi di ghiacciai alpini sarà proprio l’Antartide».
Sempre se sarà ancora terra di nessuno…
«Temo che dopo la Groenlandia sarà il prossimo terreno di battaglia. Fa male, perché se c’è un posto dove collaborazione e diplomazia regnano sovrane, è proprio l’Antartide. Non è solo un ponte fra oggi e domani, ma anche fra stati».