Crans-Montana, i sopravvissuti del pub: “Non c’erano estintori e il personale è fuggito”
dal nostro inviato Rosario Di RaimondoCrans-Montana – Il fuoco divora il seminterrato del Le Constellation e nessuno sa cosa fare. «Ho visto una guardia colpire le fiamme con un panno. Ha avuto l’effetto opposto, quello di propagarle», racconta Boulay, 19 anni, sopravvissuto. Ferdinand ricorda: «Ho raggiunto un minifrigo, ho preso una bottiglia d’acqua e ho cercato di spegnere l’incendio. Non c’era personale dietro il bancone».
Abbandonati nel caos. «Tutti volevano uscire dalla stessa porta. Non c’era un estintore, solo la musica che suonava, una scena catastrofica», continua Camille, amica di Cyane Panine, la cameriera col casco. Dai verbali emerge che tutti si ammassano attorno all’unica via di salvezza, l’angusta scala che porta al piano terra: 34 corpi vengono trovati in quel…
Crans-Montana – Il fuoco divora il seminterrato del Le Constellation e nessuno sa cosa fare. «Ho visto una guardia colpire le fiamme con un panno. Ha avuto l’effetto opposto, quello di propagarle», racconta Boulay, 19 anni, sopravvissuto. Ferdinand ricorda: «Ho raggiunto un minifrigo, ho preso una bottiglia d’acqua e ho cercato di spegnere l’incendio. Non c’era personale dietro il bancone».
Abbandonati nel caos. «Tutti volevano uscire dalla stessa porta. Non c’era un estintore, solo la musica che suonava, una scena catastrofica», continua Camille, amica di Cyane Panine, la cameriera col casco. Dai verbali emerge che tutti si ammassano attorno all’unica via di salvezza, l’angusta scala che porta al piano terra: 34 corpi vengono trovati in quell’imbuto. L’uscita d’emergenza è ostruita. «Era stata tenuta aperta con uno sgabello», dice un vigile del fuoco. Quel mobile sembra più un ostacolo. In quel momento, Jessica Moretti è già uscita dal bar «per chiamare il 118». Uno dei suoi legali, Patrick Michod, cita un lancio di Afp che smentisce l’interpretazione data a un video sui social che la vedrebbe allontanarsi con la cassa.
Al piano di sopra c’è un’uscita di servizio. Ma è chiusa a chiave, ammette il titolare Jacques Moretti. Un suo dipendente, Adrien, che lavora in un altro locale, a Capodanno passa dal bar prima del disastro. «C’è una porta che ho fatto fatica ad aprire perché c’era una serratura a 190 cm di altezza. Qualcuno ha chiesto di uscire a fumare e l’ho fatto uscire da quella parte». Qualcun altro dopo richiude col chiavistello. Perché? «La sicurezza filtrava gli ingressi, penso lo facesse per permettere a tutti di usare la stessa porta e rendere più facile il lavoro, forse».
Dietro la porta di servizio vengono trovati almeno sei corpi. Tra loro, quello di Cyane, che Jessica Moretti definisce «una sorellina». «La proprietaria aveva paura che i clienti non pagassero, quindi era tutto chiuso a chiave», piange la mamma della ragazza. I genitori sono «addolorati» dalle parole dei gestori e smentiscono il presunto rapporto idilliaco con la loro figlia: «Non si sono mai dati del tu». Cyane li aveva trascinati in tribunale per avere contratto e busta paga. «Soffriva per le condizioni di lavoro. Si sentiva sfruttata. Prima di morire ha raccontato il suo esaurimento, fisico e mentale». Parlava della «mancanza di empatia» dei proprietari. Per l’avvocata Sophie Haenni, «il lavoro di Cyane – immortalata con le bottiglie di champagne e le candele pirotecniche – era accogliere gli ospiti. Non avrebbe dovuto servire ai tavoli. Non è mai stata informata della pericolosità del soffitto e non ha ricevuto formazione. La morte di 40 persone si sarebbe potuta evitare. Cyane è una vittima».
La verità su quella notte scorre nei video che i ragazzi inviano alla polizia e nei dispositivi sequestrati ai Moretti. Jacques spera di uscire dal carcere su cauzione. Per chi conosce il sistema non sarà inferiore a un milione di euro. I legali delle famiglie sono sul piede di guerra anche contro i pm, accusati di «pressioni illegali» e di indagini «piene di lacune». E si organizzano: Romain Jordan ha creato una piattaforma per segnalare «foto, video o informazioni». «Il sangue di mio figlio scorre sulle strade di Crans-Montana», la rabbia di una madre.
Il Canton Vallese sblocca intanto una cifra di 10 mila franchi per ogni vittima ricoverata o deceduta. Diverse personalità chiedono allo Stato di creare un fondo di 50 milioni. I legali e i parenti dei ragazzi italiani morti oggi sono a Palazzo Chigi: un incontro per una linea comune sul fronte giudiziario. E la procura di Roma manda la richiesta di rogatoria in Svizzera per avere atti d’inchiesta.