Famiglia nel bosco, solo in sette al presidio: alcune sono madri a cui hanno tolto i figli
dal nostro inviato Corrado ZuninoPALMOLI (Chieti) – Il camper arriva in Contrada Mondola con un’ora in ritardo, ed è l’una e mezza del pomeriggio. Rallenta ed entra, sterzando a destra, nello spiazzo d’erba concesso da un privato al sindaco di Palmoli. È a fianco del casaletto di Nathan e Catherine, l’ormai noto “tugurio fatiscente”. Nathan non esce, il suo furgoncino è parcheggiato nel vialetto d’ingresso: anche oggi non parla con nessuno, neppure con il sindaco.
Dal camper scendono sette persone: sono loro il “presidio pacifico e permanente” organizzato online per offrire solidarietà ai due genitori anglo-australiani privati del rapporto diretto con i tre figli. I residenti di Palmoli, vicini alla famiglia separata, non sono venuti, neppure gli amici neorurali, sparsi nella pr…
PALMOLI (Chieti) – Il camper arriva in Contrada Mondola con un’ora in ritardo, ed è l’una e mezza del pomeriggio. Rallenta ed entra, sterzando a destra, nello spiazzo d’erba concesso da un privato al sindaco di Palmoli. È a fianco del casaletto di Nathan e Catherine, l’ormai noto “tugurio fatiscente”. Nathan non esce, il suo furgoncino è parcheggiato nel vialetto d’ingresso: anche oggi non parla con nessuno, neppure con il sindaco.
Dal camper scendono sette persone: sono loro il “presidio pacifico e permanente” organizzato online per offrire solidarietà ai due genitori anglo-australiani privati del rapporto diretto con i tre figli. I residenti di Palmoli, vicini alla famiglia separata, non sono venuti, neppure gli amici neorurali, sparsi nella provincia del Basso Chietino. E così gli organizzatori del presidio, che pure sui social avevano trovato un seguito. “La protesta è stata frenata”, rivela il sindaco Giuseppe Masciulli. La coppia Trevallion-Birmingham temeva azioni, e dichiarazioni, che potessero apparire in contrasto con il Tribunale dei minorenni dell’Aquila. Così, il presidio di solidarietà si è fatto davvero sparuto.
Delle sette persone, quattro sono madri, disperate. Giudici minorili, basandosi sulle relazioni degli assistenti sociali, hanno tolto la loro potestà genitoriale e le donne hanno visto nell’eclatante storia di Nathan e Catherine una possibilità per urlare al pubblico il loro dolore e sperare in una revisione del loro destino di madri senza figli.
Scendono dal camper, che ha un logo nel fianco: “I figli non sono dello Stato”. Insieme dicono, passandosi i microfono: “Vogliamo l’ispezione ministeriale”. Carlo Nordio l’aveva promessa due mesi fa, nei confronti del Tribunale dei minorenni dell’Aquila, ma la pratica si è inabissata. Loro, madri disperate, sperano che quegli ispettori possano riprendere in mano insieme alla storia di Palmoli anche i loro casi, possano vedere quelle carte che adesso agitano in lacrime: “Non si può stare due anni senza vedere un figlio”.
"Tre giorni in coma per l’ex marito”
Veronica arriva da Livorno. Ha due ragazze, oggi di 14 e 17 anni. Con lo scotch sistema cartelli e fotografie sul retro del mezzo. Racconta d’un fiato: “Il mio ex marito ci ha riempito di botte, tutte e tre. Dopo 22 anni ho perso il posto di lavoro, a causa delle mie denunce e delle mie assenze. Mi hanno ritenuto poco produttiva. Sono finita tre giorni in coma, l’ultima volta. Il mio ex. Lo scorso giugno mi hanno separato dalle figlie. Le hanno mandate in comunità, dove si sono ammalate. Le posso vedere una volta al mese. Il loro padre è un uomo libero, dopo che ha provato ad ammazzarci. Io ho chiesto aiuto allo Stato, forse troppo tardi, ma l’ho fatto quando sono stata capace di superare la paura. La risposta delle istituzioni? Si sono prese le figlie. Oggi vivo in un mare di debiti, e non so come uscirne”.
Vanessa è arrivata in Basso Abruzzo da Torino, il suo volto è segnato dalle repliche del dolore. È laureata, racconta, ha fatto l’insegnante in Svizzera e ora si occupa di educare bambini tra l’Austria e Bolzano.
“Sono cinque stagioni che mio figlio vive lontano da me, adesso lui ha dieci anni. Sta crescendo a Roma, in un’altra famiglia, e quando posso scendo per andare a vederlo mentre esce di scuola. Sì, ho perso in tutti e tre i gradi di giudizio e i genitori adottivi quando mi vedono lo nascondono, lo fanno salire velocemente in auto coprendogli il volto”.
"Una relazione dell’assistente e tutto è crollato”
Ricorda l’inizio del suo incubo, Vanessa. “Tutto è nato da un Ctu, una consulenza tecnica degli assistenti sociali, che mi ha dichiarato irrecuperabile. E così mio marito. Non siamo mai stati genitori violenti, solo obbligati a lavorare in Svizzera. Avevamo una casa di proprietà. Per crescere il piccolo mi sono fatta aiutare dai nonni, ma questo al Tribunale dei minorenni non è bastato. L'hanno portato in comunità, per due anni l’ho potuto vedere a orari fissi in una stanza opprimente. Non potevo neppure giocare con lui. Mi diceva che voleva tornare, ma non lo ascoltavano. Poi l’hanno dato in adozione. Sono cinque anni che faccio Natale senza mio figlio. Chiedo alla Corte di Cassazione l’annullamento della decisione del Tribunale, così come chiedo ai giudici dell’Aquila la liberazione dei tre bambini di Nathan e Catherine. È una tortura farglieli vedere solo a pranzo, è stata una tortura anche per me”.
L’avvocato Edoardo Polacco ha seguito autonomamente il camper, questa mattina. Lo studio a Roma, affianca il Movimento italiano genitori per le cause di affido. Ha sostenuto tutte le battaglie – a partire dall’opposizione al green pass – dei no vax durante il periodo del Covid e nel 2023 si è candidato per le elezioni amministrative del Comune di Pisa, prendendo 87 voti. L’avvocato Polacco ricorda che in Italia ci sono 33mila minori sottratti alle famiglie d’origine e che la Legge Cartabia avrebbe sciolto i Tribunali dei minorenni, “i cui collegi sono composti al 70 per cento da giudici onorari”. Mancano, dice il legale, solo i decreti attuativi. In verità, le modifiche riguardano il percorso del processo minorile, la loro entrata in vigore è attesa per il prossimo autunno.