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“I pannelli rotti del soffitto tenuti con le stecche da biliardo, avevano deciso di ripararli così”

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Il racconto di una cameriera. I redditi di Jacques: “Con i miei locali ho entrate per 10mila euro al mese”
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Mi sono incolpata molto per essere uscita illesa. Sono felice di essere viva ma ho dei rimpianti. Vedo costantemente i volti dei morti». Si chiama Louise, ha 25 anni, è francese. La notte di Capodanno fa la cameriera al Le Constellation. La sua testimonianza è drammatica. Ma aiuta a ricostruire l’inferno di quella notte.

“Jessica se n’è andata”

All’1,20 dell’1 gennaio la festa entra nel vivo. La proprietaria, Jessica Moretti, «mi mandò a prendere dei costumi per preparare la spedizione delle bottiglie. Avevamo deciso di lanciare tutte le bottiglie contemporaneamente, una dozzina». Tutte con le candele pirotecniche. Cyane Panine, la cameriera col casco morta nel rogo, sale sulle spalle del collega. «Il dj ha messo una canzone. Abbiamo detto “via” e siamo partiti. Jessica era con noi, stava filmando». Il soffitto comincia a prendere fuoco. «Era buio e la musica continuava a suonare. Ho visto una folla salire le scale, ma nessuno gridava “Al fuoco!”. Ho visto anche Jessica andarsene. …

Mi sono incolpata molto per essere uscita illesa. Sono felice di essere viva ma ho dei rimpianti. Vedo costantemente i volti dei morti». Si chiama Louise, ha 25 anni, è francese. La notte di Capodanno fa la cameriera al Le Constellation. La sua testimonianza è drammatica. Ma aiuta a ricostruire l’inferno di quella notte.

“Jessica se n’è andata”

All’1,20 dell’1 gennaio la festa entra nel vivo. La proprietaria, Jessica Moretti, «mi mandò a prendere dei costumi per preparare la spedizione delle bottiglie. Avevamo deciso di lanciare tutte le bottiglie contemporaneamente, una dozzina». Tutte con le candele pirotecniche. Cyane Panine, la cameriera col casco morta nel rogo, sale sulle spalle del collega. «Il dj ha messo una canzone. Abbiamo detto “via” e siamo partiti. Jessica era con noi, stava filmando». Il soffitto comincia a prendere fuoco. «Era buio e la musica continuava a suonare. Ho visto una folla salire le scale, ma nessuno gridava “Al fuoco!”. Ho visto anche Jessica andarsene. Se ne stava andando in fretta. L’ho vista salire le scale. Poi non l’ho più vista». Nemmeno fuori, pochi minuti dopo. Louise piange. Ricorda le «persone bruciate ovunque, l’odore...». E un dettaglio incredibile. Una sera di metà dicembre, «c’erano 3-4 stecche da biliardo che tenevano ferma la schiuma contro il soffitto. Credo che abbia ceduto e l’abbiano riparato in quel modo. Sono rimaste in uso per tutta la notte, fino al giorno successivo». È successo ancora? E c’era un’uscita d’emergenza? Il cartello «non è molto visibile e i clienti abituali non avevano mai notato questa porta».

“Fatturato di 700 mila franchi”

Il 9 gennaio Jacques Moretti parla ai pm. Quel giorno viene arrestato. Ricorda che nel 2015 viene «multato» per la ristrutturazione del Constellation. Gli chiedono dei suoi redditi: «Il mese scorso ammontavano a 5 mila franchi per azienda, una media totale di 10 mila al mese». Proprietà? «Una casa di famiglia in Corsica e un appartamento a Cannes». Il suo patrimonio immobiliare quanto vale? «Forse 300-400 mila franchi». Gli avvocati chiedono: qual è il fatturato di queste attività dal 2020? «In media, Constellation si attesta tra i 600 mila e i 700 mila. Senso tra gli 800 mila e il milione, Vieux Chalet sul milione». Con la Corsica, dov’è nato, giura di non avere legami. Conosce il sindaco di Crans-Montana? «Il nome, ma gli ho parlato raramente». Un altro legale chiede: «Si impegna a non vendere alcuna proprietà o a destinare il ricavato alle vittime?». Sarà la tensione del momento, ma la risposta è gelida: «Non ne ho idea, non lo so». Subito dopo aggiunge: «Questa tragedia è una catastrofe per tutti. Penso alle vittime e alle loro famiglie. Una situazione terribile». Ammette le accuse nei suoi confronti: la schiuma, le candele, l’assenza di un sistema antincendio. Quando gli dicono dell’arresto, crolla: «Sono senza parole. Questa situazione è spaventosa e non l’abbiamo mai voluta». Il 12 gennaio, stavolta davanti al giudice: «Non ho mai avuto intenzione di lasciare la Svizzera, voglio che venga fuori la verità su questa storia. Mio padre è venuto a trovarmi in macchina e sarei potuto partire con lui. Non ho mai avuto questa intenzione».

Jessica e il giallo della tata

Madame Moretti, durante l’interrogatorio del 9 gennaio si dispera. Racconta delle loro vite. «Mio marito è rimasto senza casa a 14 anni. Ha sofferto la fame». Hanno due figli, uno di dieci mesi. «Penso costantemente alle vittime. Collaboreremo con le indagini. È inimmaginabile una vita in fuga con i miei figli, non li costringeremo mai a una vita da fuggitivi». Piange: «Il mio bambino conosce solo me. Non so cosa fare se vado in prigione». Non ci andrà. «Prometto di non scappare mai». Un dettaglio. Jessica dice: «Il mio bambino non ha un asilo nido, una tata o altri servizi». Durante il caos del primo gennaio, il marito le dice di tornare a casa dai bambini per «proteggerla». A verbale, la prima volta lei racconta che i figli «erano accuditi da una babysitter». Anche Jacques il 9 gennaio dice: «Non abbiamo babysitter».

“Ma lei ha cancellato i video”

Gli avvocati delle vittime accusano lei di aver cancellato le prove mentre si “accendevano” le bottiglie di champagne. Romain Jordan scrive ai pm: «Diverse foto mostrano una donna che tiene una bottiglia nella mano sinistra e filma con la destra. Ci sono tutte le ragioni per credere che sia Jessica». Un altro video «mostra la stessa donna che sale di corsa le scale e si dirige verso l’uscita mentre l’incendio sta per scoppiare. Moretti ha affermato di non avere foto o video della serata. Una menzogna che dimostra la chiara intenzione di distruggere le prove».

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